In filosofia la chiamano ermeneutica, l’antica arte iniziata da Aristotele dell’interpretare i testi antichi (successivamente il termine servirà soprattutto in ambito religioso). Ebbene, ci servirebbe davvero qualcosa del genere, una disciplina che ci insegni ad interpretare questi primi mesi 2025, per provare a comprendere le dinamiche attuali e future del mercato dell’arte (e non solo, viste le congiunture internazionali). Cerchiamo di essere chiari: se l’amministrazione Trump non avesse scatenato giovedì scorso uno dei più bruschi stop in borsa della storia recente, magari gli umori sarebbero stati differenti.
Ora, senza fare previsioni impossibili, quello che si rileva è un sentimento di grandissima prudenza, che trova poco riscontro sui giornali ma tanta comprensione nelle chiacchiere con i galleristi, quelle de visu.

Se guardiamo ai bollettini che troviamo on line, non si parla quasi mai male di niente (l’unico, veramente unico ad offrire una versione veritiera è Alberto Fiz sulle colonne de Il Giornale dell’Arte). Probabilmente capita così per non spaventare la filiera di gallerie e collezionisti. Il Brafa di Bruxelles a fine fiera ha dichiarato un +15% sull’anno precedente, TEFAF Maastricht ha visto una crescita del 10% nel numero di visitatori e un incremento significativo nelle vendite di opere d’arte antica e design del XX secolo.
ARCO Madrid ha ospitato oltre 200 gallerie internazionali, mettendo in risalto l’arte contemporanea. Le vendite complessive sono aumentate del 12%, con un forte interesse per gli artisti emergenti provenienti dall’America Latina. Art Basel Hong Kong ha attratto collezionisti da tutto il mondo e, sempre stando ai comunicati, le vendite hanno mantenuto livelli stabili, con particolare attenzione alle opere di artisti asiatici contemporanei. Tutto benissimo? Non proprio…
Noi in questi giorni densi di art week milanese siamo andati a visitare il MiArt, la fiera cartello della stagione per il mercato domestico che ospita, unica in Italia, i nomi di peso delle gallerie big. Nel 2025 cade il centenario della nascita di Robert Rauschenberg, pioniere dell’arte contemporanea e figura centrale della Neo-Dada e del Pop Art. L’occasione casca bene per dedicare a lui la fiera e anche una serie di esposizioni in città. Artista sperimentale e visionario, Rauschenberg ha ridefinito il confine tra pittura e scultura, mescolando materiali e linguaggi in un dialogo continuo con la realtà.
Oltre alla sua straordinaria produzione artistica, è stato un instancabile sostenitore della collaborazione e dell’amicizia tra artisti, condividendo esperienze e progetti con figure del calibro di Jasper Johns, Merce Cunningham e John Cage. Il valore dell’amicizia, inteso come scambio creativo e umano, ha attraversato tutta la sua carriera, influenzando profondamente il modo in cui l’arte viene percepita e vissuta oggi. Nello stand di Gallerie d’Italia campeggia un monumentale telone che Bob aveva realizzato per Peppino Agrati, che successivamente l’ha donato alla Banca. Valore stimato tra gli 8 e i 10 milioni. Tra gli appuntamenti più attesi, i tre Rauschenberg che proprio nei giorni della fiera sono visitabili nel caveau di Piazza Scala, sempre della Banca, e anche la mostra al Museo del ‘900 diretto dal bravo Maraniello.

Ma al netto del marketing, cosa si trova in fiera?
Con un’attenzione sempre più marcata alle nuove generazioni (di artisti e collezionisti), Miart 2025 ribadisce la sua vocazione di piattaforma pronta a intercettare le “tendenze emergenti”, se così possiamo chiamare correnti ormai già ben viste negli ultimi anni, e a offrire uno sguardo privilegiato sulle evoluzioni del mercato dell’arte tra i 10 e i 30k. Questa la forbice delle opere maggiormente esposte in fiera. I capolavori oltre i 200k sono più che presenti, specialmente nella sezione del moderno, resta da chiedersi se Milano sia la piazza giusta per poterli vendere, o se si tratta soltanto di specchietti per attirare clienti e costruire relazioni.

Le vendite:
La Galleria Poggiali ha venduto una bella tela ad olio, orizzontale, di Barbara De Vivi (che aveva ospitato recentemente in mostra nello spazio di Milano) per 7.000 euro. Da Galleria Continua restano disponibili i big ma sono andate esitate una nuova scultura di Arcangelo Sassolino e una fotografia di Taormina dalla finestra di Giovanni Ozzola, entrambe intorno ai 25.000 euro. Da Ribot un progetto di Simona Andreotti ha convinto il collezionismo nostrano e una parte dell’installazione è stata venduta per 5.000 euro. David Simpson da Osart Gallery venduto (un acrilico del 2006) per 11.000 euro. Nella sezione moderna, un De Chirico alla Galleria Dello Scudo di Verona è stato venduto per una cifra compresa tra i 250 e i 300.000 euro.

Resta da capire come andrà a finire per le tante gallerie straniere o in generale per chi ha portato opere di peso, e quindi Fontana, Castellani, Boetti, Schifano, etc… che certamente rappresentano un valido investimento ma probabilmente scoraggiano alla luce dei prezzi, importanti per la piazza milanese, e per l’eccessiva diffusione (sono disponibili in tanti stand).
Per i giovani, gallerie ed artisti, Milano si conferma piazza interessante e vivace. Sotto i 10k, si può tirare un sospiro di sollievo.
Affluenza buona, tempo splendido.
Ricordo, per concludere, che molti appartamenti in città sono attualmente disponibili sulle principali piattaforme, mentre per la prossima settimana, quella del design, non si trova nulla sotto i 2.000 euro. Questa la differenza sostanziale tra una filiera che rappresenta un’eccellenza, e ahimè, le nostre arti visive.