Possible Landscapes: Charlotte Colbert porta sogno e simbolismo sul Canal Grande

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A Venezia, tra Palazzo Corner della Ca’ Granda e i giardini di Aman Venice, l’artista e regista anglo-francese firma un percorso scultoreo sospeso tra realtà e immaginazione. Il 6 settembre l’evento speciale per la pubblicazione del catalogo Skira

In occasione della Biennale Arte 2026, l’artista e regista Charlotte Colbert presenta a Venezia Possible Landscapes, un progetto site-specific che si snoda lungo il Canal Grande e si posiziona in due sedi diverse: il giardino di Palazzo Corner della Ca’ Granda, proprio di fronte alla Collezione Peggy Guggenheim, e i giardini storici di Aman Venice, all’interno di Palazzo Papadopoli. A cura di Yasmine Helou e organizzato da Chiara Bordin, il progetto, visitabile a Palazzo Corner della Ca’ Granda fino al 30 settembre e nei giardini di Aman Venice fino al 30 novembre, prende forma attraverso un percorso in cui le sculture monumentali in acciaio lucidato dell’artista formano, nell’insieme, un “giardino espanso” che attraversa idealmente la città.

Al centro del percorso, davanti al Guggenheim, si posiziona Possible Landscapes: un arco di 4,5 metri in acciaio lucidato sormontato da un occhio monumentale, simbolo di coscienza e visione, che secondo l’artista “sembra versare lacrime nel Canal Grande” innaffiando il prato sottostante.

Charlotte-Colbert_Venezia_2026_Credit © Ugo-Carmeni. Courtesy Charlotte Colbert Studio

Dall’altra parte del canale, nei giardini di Aman Venice, il percorso prosegue con Where Angels Live, un albero in acciaio levigato adornato di ex voto, reliquie, milagros e amuleti. L’opera si ispira ai 500 chilometri che Colbert percorse a piedi da adolescente lungo il Cammino di Santiago. Completano il percorso Supernatural Tendencies, un pozzo dei desideri scultoreo, e There is Light Somewhere, una lanterna circondata da pendenti sospesi nel giardino.

L’approccio curatoriale di Yasmine Helou descrive il progetto come un pellegrinaggio fiabesco volto a riattivare la memoria dell’infanzia, le curiosità personali e la volontà di credere e sognare, richiamando la massima di Voltaire “bisogna coltivare il proprio giardino” e la citazione di William Blake secondo cui “nell’universo ci sono cose conosciute e cose sconosciute, e nel mezzo ci sono porte”. Per Helou, le sculture di Colbert sono “veri e propri punti cardinali, tracce materiali di una magia tangibile e di verità utopiche”, capaci di mettere in discussione “il pragmatismo del contemporaneo” attraverso un “approccio quasi alchemico”.

Anche Aman Venice ha voluto sottolineare il significato dell’operazione. “Siamo lieti di accogliere Possible Landscapes nei giardini di Aman Venice, un progetto che riflette pienamente il nostro impegno nel sostenere l’arte contemporanea e nel partecipare attivamente al panorama culturale veneziano durante la Biennale”, ha dichiarato Licinio Garavaglia, General Manager della struttura. “Aprire un luogo così ricco di storia a un intervento artistico di questa portata significa creare nuove connessioni tra ospitalità, cultura e la città stessa”.

Charlotte-Colbert_Venezia_2026_Credit © Ugo-Carmeni. Courtesy Charlotte Colbert Studio

Charlotte Colbert: i sogni, i simboli e le possibilità

A partire dai materiali condivisi dall’artista in occasione della mostra, Charlotte Colbert racconta le origini di Possible Landscapes, il rapporto con Venezia e il ruolo che simboli, immaginazione e inconscio occupano nella sua pratica.

Chiara Causo: Il rapporto tra il paesaggio veneziano e il surrealismo sembra aver avuto un impatto notevole sulla sua pratica. Come e perché le è venuta l’idea di intervenire su questo paesaggio?

Charlotte Colbert: Venezia di per sé sembra un prodigio di surrealismo. Sfida le leggi della logica, reinventa i confini di cosa sia un edificio, di che aspetto abbia una città. È sospesa tra i mondi. Con l’acqua come un gigantesco gioco di specchi che apre profondità su profondità, rimettendo continuamente in discussione il nostro rapporto con i confini del reale. L’opera che presento a Venezia gioca proprio con questo gioco di specchi e con l’idea di portali, sia attraverso il materiale, sia attraverso la forma ad arco e il simbolo dell’occhio, dove interno ed esterno si fondono fino a diventare un tutt’uno.

CC: Nel suo intervento artistico c’è spesso un riferimento al simbolismo. Di che tipo di simbolismo si tratta? A quali riferimenti attinge: una tradizione storico-artistica o qualcosa di più personale?

CC: Come esseri umani siamo creature di linguaggio, viviamo dentro e intorno ai simboli. Il bambino vede il proprio riflesso nello specchio e capisce che c’è lui, che c’è la sua immagine separata da sé, a collegare le due cose è una parola, il linguaggio. Sono questi i simboli in cui siamo immersi,  al loro interno ci sono gli archetipi: simboli esistiti così a lungo e attraverso così tante culture da essere diventati immagini primordiali che attingono direttamente alla nostra comprensione inconscia delle cose. In questo senso sono universali e personali insieme, ed è proprio questo, per me, la loro immensa bellezza e forza: un’esperienza al tempo stesso collettiva e profondamente personale.

CC: Il titolo,”Possible Landscapes”, suggerisce una variabile di possibilità all’interno dell’architettura del paesaggio. In cosa consiste questa “possibilità”?

CC: L’opera è un arco in acciaio lucidato alto 4,5 metri, sormontato da una forma a occhio: un simbolo ormai inscindibile dalla mia pratica. L’arco, inteso come una soglia, agisce da innesco di possibilità: un viaggio, un’opzione, un portale. Anche l’occhio è un connettore, tra interno ed esterno, tra sogni e realtà condivisa. E il materiale stesso riflette la città in forme distorte, restituendola cambiata, giocata, permettendo, spero, uno sguardo nuovo, quasi infantile, su ciò che ci circonda.

Charlotte-Colbert_Venezia_2026_Credit © Ugo-Carmeni. Courtesy Charlotte Colbert Studio

CC: Parlando di immaginazione collettiva, sta suggerendo che l’immaginazione possa trasformarsi in realtà e che nessuno dovrebbe immaginare una realtà che prevali chi quella individuale? Come possono allinearsi immaginazione individuale e collettiva?

CC: Viviamo in mondi immaginati. Tutto ciò che è costruito dall’uomo intorno a noi è stato immaginato da qualcuno prima di noi: questo computer, i tuoi occhiali, i nostri sistemi politici. Tutto può quindi essere reimmaginato, tutto potrebbe essere altrimenti. Vivere da esseri umani, vivere in società, è un’impresa immensa e straordinariamente complessa di immaginazioni individuali e collettive che lavorano insieme. Attraverso i monopoli aziendali, parte di questa immaginazione sta diventando meno collettiva — è una forma di totalitarismo, in cui un’unica immaginazione, un unico sistema, schiaccia tutti gli altri. Perché l’immaginazione collettiva funzioni, serve che alle immaginazioni individuali forti sia data la possibilità di sognare. In un certo senso, è proprio questo che fa funzionare una democrazia.

CC: Nel comunicato stampa emergono temi come la fede e la natura: in che modo si esprimono nella mostra?

CC: Durante la settimana di apertura della Biennale di Venezia ho aperto un’installazione su due sedi: PossibleLandscapes, l’arco fuori scala di fronte al Guggenheim, e una serie di opere dal sapore più fiabesco nel giardino del leggendario hotel Aman. Sono realizzate con un albero d’argento ricoperto di milagros: un’opera

ispirata ai 500 chilometri percorsi a piedi in Spagna, da adolescente, lungo il Cammino di Santiago, un pozzo dei desideri e un albero vero adornato di ex voto d’argento.

Charlotte Colbert_Possible Landscapes_Credit © Marta Buso. Courtesy Charlotte Colbert Studio.

Il programma speciale del 6 settembre

In occasione della Regata Storica, una delle tradizioni più celebri della città, e per celebrare la pubblicazione del catalogo della mostra edito da Skira, domenica 6 settembre 2026 Palazzo Corner della Ca’ Granda ospita dalle 15 alle 21 un programma pubblico che unisce editoria, conversazione e musica. È prevista una conversazione pubblica tra Charlotte Colbert, la curatrice Yasmine Helou e alcuni autori del catalogo, tra cui la Dott.ssa Hesperia Iliadou — direttrice della Museums and Exhibitions Study Society di Venezia — e Carolina Pasti, art advisor e curatrice tra Milano e Parigi. Alla componente sonora ha contribuito BIRDY, che per l’inaugurazione della mostra ha creato un paesaggio sonoro lirico in dialogo con l’universo visivo di Colbert; la giornata si chiude con un DJ set di Massimo Santi.

L’appuntamento arriva in un momento di crescente visibilità internazionale per Colbert, impegnata nella post-produzione del suo secondo lungometraggio, Becoming Capa, con Esther McGregor, Mark Eydelshteyn, Danny Huston e Clémence Poésy, dedicato ai fotografi di guerra Gerda Taro e Robert Capa, e reduce dalla presentazione di due sculture pubbliche monumentali nei quartieri newyorchesi di Flatiron, NoMad e Meatpacking nell’ambito del progetto Chasing Rainbows.


Charlotte Colbert

Artista multimediale e regista, definita dal London Standard “una maga nata” e “la figlia d’arte di Salvador Dalí ed Emily Dickinson”, Charlotte Colbert lavora tra scultura, installazione, cinema e arte pubblica esplorando le intersezioni tra sogno, mitologia, identità e inconscio. Il suo primo lungometraggio, She Will, candidato ai British Independent Film Award, ha vinto il Pardo d’oro per la Miglior Opera Prima. Il suo lavoro è stato esposto, tra gli altri, al V&A, all’Egyptian Museum del Cairo, a Montpellier Contemporain e ad Art Basel, e l’artista ha collaborato con realtà come Four Seasons Hotels, The Conran Shop e Alexander McQueen.

Yasmine Helou

Curatrice e cultural project manager italo-libanese basata a Venezia, Yasmine Helou ha una pratica concentrata sul dialogo interculturale e sulla produzione di significato nei contesti contemporanei. Formatasi tra Parigi, Venezia e Londra ha conseguito titoli presso ICART, IED Venezia e Royal College of Art. Ha collaborato con istituzioni come la Biennale di Venezia e curato mostre e progetti site-specific in Europa, Medio Oriente e nelle Americhe.

Informazioni

Possible Landscapes di Charlotte Colbert, a cura di Yasmine Helou, è presentata in occasione della Biennale Arte 2026 a Palazzo Corner della Ca’ Granda (visitabile fino al 30 settembre 2026) e nei giardini di Aman Venice, Palazzo Papadopoli (visitabile fino al 30 novembre 2026). Il programma speciale si tiene domenica 6 settembre 2026, dalle 15 alle 21, a Palazzo Corner della Ca’ Granda.

Chiara Causo
Chiara Causo
Chiara Causo, leccese di origine e torinese di adozione, è curatrice d’arte contemporanea attiva tra ricerca curatoriale e scrittura critica. Si occupa di scouting artistico e progettazione culturale con un approccio interdisciplinare. La sua pratica unisce pensiero critico e costruzione di narrazioni contemporanee.

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