Con Colombina Reloaded – Metamorfosi veneziana, The Art Society trasforma un appartamento a Venezia in uno spazio espositivo, proponendo un modello di collezionismo più intimo, dove arte, architettura e dimensione domestica si intrecciano.
Dopo anni trascorsi tra opening affollati, fiere attraversate di corsa e spazi white cube sempre più simili tra di loro, il mondo dell’arte e le persone che lo vivono hanno iniziato a cercare una boccata d’aria fresca. Il collezionista contemporaneo non cerca soltanto l’opera, ma un’esperienza più distesa, meno compressa nei tempi e nelle dinamiche degli eventi e dei grandi appuntamenti fieristici.
Per oltre un decennio, il sistema dell’arte ha funzionato secondo un modello chiaro: quello della galleria privata. Uno strumento fondamentale per la promozione degli artisti e, naturalmente, per il mercato. Oggi, tuttavia, questo impianto sembra mostrare segni di affaticamento. Il format fieristico, basato sulla concentrazione e sull’urgenza, appare a molti sempre più anacronistico rispetto alle nuove modalità di fruizione e di relazione con l’arte. Ed è proprio nel comportamento dei collezionisti – meno attratti dall’esperienza standardizzata dello stand e più attenti a contesti capaci di offrire tempo per approfondire – che si coglie un cambiamento netto. Non si tratta di un rifiuto del sistema tradizionale, ma di una ricerca di alternative che restituiscano centralità all’incontro tra opera, pubblico e artista.
Non è un caso che anche i più recenti report internazionali sul mercato dell’arte – dall’Art Market Report di Art Basel & UBS alle analisi di Artnet Intelligence – abbiano registrato una fase di rallentamento in alcune fasce del mercato e una maggiore selettività negli acquisti. In questo scenario, il comportamento dei collezionisti appare più prudente e meno impulsivo rispetto agli anni di espansione post-pandemica. Se le fiere restano centrali per la visibilità globale e per la costruzione del valore, emerge però una tensione crescente: da un lato la macchina dell’arte continua a misurare il successo in termini di record e presenze; dall’altro cresce la domanda di relazioni più dirette, contesti meno standardizzati e tempi di fruizione più dilatati. Non si tratta di decretare la crisi di un modello, ma di riconoscere che qualcosa sta ridefinendo le priorità del collezionismo contemporaneo.

The Art Society: ripensare il supporto agli artisti Under 40
Negli ultimi anni non sono mancati tentativi di rispondere a questa esigenza di evoluzione. Emergono progetti che sperimentano formati innovativi, tra cui spazi inusuali, piattaforme ibride e iniziative indipendenti che sviluppano dialoghi con pubblici diversi. In questo panorama si inserisce perfettamente il lavoro di The Art Society, piattaforma fondata da Andrea Vittoria Giovannini con l’obiettivo di ripensare il concetto di collezionismo e di sostenere artisti italiani emergenti, in particolare under 40, attraverso format curatoriali non tradizionali. La sua missione è quella di abbattere le barriere percepite tra arte contemporanea e nuovi pubblici, facendo dell’arte un’esperienza inclusiva e accessibile anche per chi non proviene da percorsi istituzionali o elitari. Inclusione e condivisione sono al centro della visione, insieme alla volontà di costruire una comunità capace di esprimere un linguaggio giovane, curioso e aperto, distante dello stereotipo di esclusività associato al collezionismo.
Colombina Reloaded: abitare l’arte a Cannaregio
In questa nuova prospettiva, The Art Society ha organizzato eventi in contesti non tradizionali – da hotel a ristoranti – dove l’arte entra in relazione con la quotidianità e con il vivere sociale, senza rinunciare alla qualità curatoriale. Ed è con Colombina Reloaded – Metamorfosi veneziana che questa iniziativa trova una sintesi particolarmente efficace. La mostra, curata da Lucia Longhi, prende forma all’interno di un appartamento reale nel sestiere di Cannaregio, nell’area ex Saffa, attualmente sul mercato e destinato a un imminente intervento di ristrutturazione. In questa condizione di passaggio, tra ciò che questo luogo è stato e ciò che diventerà, si creano nuove modalità di incontro con l’arte.
La casa, del resto, è il luogo della calma per eccellenza. Inserire una mostra in un ambiente domestico significa restituire all’opera una dimensione quotidiana e conviviale, rispondendo alla richiesta del collezionista di luoghi che consentano una fruizione dell’arte più intima e meno frenetica.
I tre artisti coinvolti, Stefania Serio, Kyle Meyer e Matteo Attruia, lavorano in maniera site-specific, ciascuno “abitando” una stanza della casa e lasciando che il contesto domestico guidi la creazione delle loro opere. La mostra rende evidente anche un altro aspetto centrale: l’alleanza crescente tra arte e altre industries. Il percorso curatoriale si intreccia con il piano di ristrutturazione firmato dall’architetto Luca De Bona, creando una sovrapposizione tra spazio abitativo, espositivo e progettuale. La mostra diventa così un modello concreto di come l’arte possa convivere con architettura, immobiliare e design, offrendo nuove modalità di esperienza e collezionismo. I riscontri positivi della mostra, anche sul fronte delle vendite, confermano l’efficacia di questo approccio e la sua capacità di parlare a un pubblico che cerca autenticità e connessione con le opere.
Colombina Reloaded e The Art Society confermano che i nuovi spazi ibridi, dove arte, architettura e immobiliare si fondono, sono necessari per rispondere a un pubblico contemporaneo attento e curioso.




