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Un ecosistema per la tutela e protezione del collezionista. Intervista ad Artesicura

del

Costruire una collezione è certamente un atto di acquisizione, ma anche, più poeticamente, il tentativo di congelare un’intuizione, un preciso momento della propria vita e un insieme di emozioni. Eppure, il tempo scivola e la materia compie il ciclo che la natura ha per lei predisposto: la luce ingiallisce le vernici, l’umidità altera le fibre, la polvere intacca le superfici. Anche la tecnica cambia rapidamente e ciò che oggi è funzionante, un domani potrebbe essere molto complicato da riparare. Per non parlare degli incidenti, che spesso capitano in modi che sarebbero facilmente prevedibili.

Esistono, per fortuna, metodi e strumenti per difendere la propria collezione quanto più possibile dall’ineluttabilità del tempo e delle contingenze della vita quotidiana. Se è molto complesso acquisire dal nulla competenze specifiche e molto disparate tra di loro, le si possono però cercare in chi le possiede. Ci siamo confrontati su questi temi con Antonio Cecora, fondatore di Artesicura, società che da anni si propone di accompagnare il collezionista lungo il percorso migliore per tutelare e valorizzare la propria collezione, cercando di differenziarsi e offrire un sistema organico di servizi.

Francesco Niboli: Può spiegarci come è strutturata la vostra realtà e qual è il suo obiettivo?

Antonio Cecora: Artesicura è un ecosistema di servizi nato per tutelare e curare le collezioni d’arte. Non un “servizio singolo” ma una tutela integrale a 360° gradi che accompagna il collezionista lungo tutto il ciclo di vita dell’opera. Il collezionista non deve coordinare molteplici interlocutori: pensiamo a tutto noi: dalla conservazione preventiva e curativa al restauro, fino agli expertise. Per questi ultimi ci affidiamo ai massimi conoscitori, come Francesca Baboni (critico e storico d’arte, e curatrice indipendente), Michela Barausse (esperta in stime, expertise e perizie) o l’Avv. Susanna Matteuzzi (grafologa). Il nostro obiettivo primario è trasferire consapevolezza.Ci sono collezionisti per cui curare e accrescere la propria collezione è quasi un mestiere. Poi ce ne sono tanti altri, che pur avendo acquisito opere importanti sono impegnati nelle loro attività quotidiane e non hanno tempo da dedicare alla collezione. Lì interveniamo noi, offrendo un percorso che parta da una buona tutela della collezione con pratiche di conservazione preventiva e strumenti assicurativi efficaci, fino alla valorizzazione trasformando la collezione in un vero asset finanziario monitorato professionalmente. Questo vale, con declinazioni differenti, tanto per il collezionista privato la cui collezione ha una dimensione domestica, quanto per realtà più complesse come possono essere il collezionismo d’impresa.

F.N.: Parlando di conservazione preventiva, fondamentale ma spesso sottovalutata, come riuscite a coinvolgere quei collezionisti che magari nemmeno la prendono in considerazione?

A.C.: Tutto parte dalla conoscenza. Cerchiamo di educare i collezionisti proponendo letture e incontri semestrali con i nostri art advisor. Prima di ogni proposta commerciale, consegniamo un vademecum sui principali fattori di degrado: luce, umidità, inquinamento, manipolazione impropria, eccetera. Trasferiamo nozioni semplici ma fondamentali, come, ad esempio, quali siano la temperatura e l’umidità ideale per la conservazione domestica, oppure che un’opera non vada mai messa vicino a un condizionatore o davanti a una finestra. Spesso incontriamo collezionisti con opere dal notevole valore economico che non sono mai state educate dal gallerista su come posizionarle. Noi ci proponiamo di monitorare le condizioni in base a dove vive il cliente, e questo prevede considerazioni molto differenti: ad esempio, a Milano ci sono le polveri sottili, nelle zone marittime i sali marini. Proponiamo soluzioni ottimali come vetri museali anti-UV o cornici a chiusura ermetica per impedire il degrado. Ciò che conta è un trasferimento mirato e costante di concetti ai collezionisti che seguiamo.

F.N.: Si potrebbe pensare che la vostra attività sia assimilabile a quella di un’assicurazione, ma mi sembra che ci siano delle differenze significative.

A.C.: Ci differenziamo totalmente. L’assicurazione interviene economicamente sul danno già fatto. Noi cerchiamo di prevenirlo. Quando però il cosiddetto “sinistro” avviene — e ne possono capitare di ogni tipo, persino danni causati da animali domestici — noi interveniamo subito. Se l’opera non è recuperabile, come nel caso di un incendio o di un furto, non offriamo solo un rimborso. Diamo al collezionista la possibilità di scegliere un’opera equipollente tra le oltre 2.000 del nostro archivio. 

F.N.: Il termine equipollente non è casuale, immagino.

A.C.: “Equipollente” è diverso da equivalente: non guardiamo solo il fattore economico, ma cerchiamo un’opera che soddisfi le esigenze estetiche e di ricerca del cliente. Vogliamo che il collezionista non perda il valore della sua collezione e continui a tenere arte in casa.

F.N.: E il valore di una collezione è proporzionale al suo corredo documentale.

A.C.: Sì, è un aspetto fondamentale che cerchiamo sempre di trasferire: più informazioni e documenti possiede l’opera, maggiore è la probabilità di riposizionarla correttamente sul mercato. L’arte si conferma una delle forme d’investimento più stabili nel tempo, e può essere trasformata in un asset strategico solo con una visione integrata e completa. Noi ci occupiamo di questo, partendo dal ricostruire il corredo documentale dell’opera, contattando archivi e fondazioni. Inoltre, proponiamo il “passaporto digitale” tramite tecnologia NFT. 

F.N.: In cosa consiste?

A.C.: Non vendiamo NFT come opere d’arte digitali a sé stanti, ma usiamo questa tecnologia per creare un contenitore sicuro e immutabile di tutta la documentazione riferita agli oggetti della collezione: l’immagine e tutti i documenti dell’opera fisica, legata a un codice che non può essere duplicato. In esso si troveranno il condition report, le relazioni di restauro, gli expertise, le indagini diagnostiche. Dal 2023, infatti, abbiamo anche un dipartimento di diagnostica interna per analisi con luce UV, infrarossi e spettroscopia dei pigmenti.

F.N.: Conservazione preventiva non esclude, però, l’intervento di restauro. Che rapporto avete con i restauratori?

A.C.: Abbiamo creato una rete di professionisti qualificati sul territorio. Il restauro è una disciplina complessa e molto ramificata. Ogni restauratore è specializzato in un ambito diverso: dai dipinti su tela ai bronzi, dalle componenti meccaniche al libro d’arte. Possiamo indirizzate il collezionista verso ciò che è più giusto per la sua collezione.

F.N.: Questo per quanto riguarda la tutela fisica delle opere. E invece quella legale?

A.C.: Il nostro collezionista ha una tutela legale gratuita per le pratiche commerciali scorrette. Se incappa in un gallerista che vende opere problematiche o ha difficoltà burocratiche, come può succedere ad esempio alla dogana per spedizioni all’estero, i nostri esperti e il nostro numero verde intervengono subito. Prendiamo letteralmente il collezionista per mano e lo accompagniamo passo dopo passo.

F.N.: Questa è Artesicura nel presente. Si può già parlare di futuro?

A.C.: Sì. Guardando al futuro, vogliamo consolidare Artesicura come standard di tutela integrale, amplificando la nostra la presenza nazionale e posizionare Artesicura come un’istituzione, un marchio che protegge e consiglia. In Italia il collezionista ha ancora il timore di far conoscere ciò che possiede; noi vogliamo superare questa diffidenza attraverso un accompagnamento professionale completo. Stiamo inoltre per lanciare Mirabilia Auctions, una casa d’aste internazionale dedicata all’estremo lusso. Questa partnership completa la filiera dei servizi che offriamo al collezionista. mettendogli a disposizione non un semplice luogo di vendita, ma una piattaforma che ridefinisce l’esperienza dell’asta, coniugando arte, real estate, motori, gioielli, orologi, immobili di pregio e lifestyle esclusivo.

Francesco Niboli
Francesco Niboli
Restauratore di dipinti antichi e contemporanei, ha intrapreso un percorso di approfondimento del design grafico e dell’arte del ‘900 italiano collaborando con Fondazione Cirulli di Bologna. Ha partecipato alla scrittura del libro "Milano, la città che disegna", catalogo del neonato Circuito lombardo Musei Design. Attualmente collabora come grafico con la casa editrice indipendente Sartoria Utopia.

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