Trascinatosi fino a inizio novembre a Torino, per Artissima, la fiera che chiude l’incubo espositivo delle fiere-mercato europee di inizio autunno, il collezionista medio comincia a zampettare allegro ad Arte Verona, con l’entusiasmo di un criceto a cui hanno appena comunicato che la ruota è detraibile dalle tasse.
Poi Frieze, Basel Paris, Artissima, senza contare le succedanee e a quel punto lo ritroviamo a trascinarsi fra gli stand con occhiaie che Sid Vicious in botta, rispetto a lui, sembrava uscito da una settimana alle terme.
Perché il collezionista medio mi soffre di FOMO. È convinto che, se non passa da almeno quattro fiere in tre settimane, il sistema dell’arte lo espella come chi scorreggia in ascensore. La fiera gli offre, nel migliore dei casi, il corrispettivo di un biglietto per due musei, dove peraltro la sua presenza fa comodo. Quando lo considera top lo ospita negli alberghi che accolgono solitamente i congressi degli ortopedici o quelli degli immobiliaristi.

Ma questa è solo la più rosea delle aspettative, perché il collezionista medio, oltre al pass omaggio rimediato da una galleria che spera di infinocchiarlo, non ottiene altro. Tutto il resto se lo paga e se lo paga a caro prezzo. In venti giorni il nostro eroe si compra voli europei di un’ora su Ryanair che raggiungono quotazioni tali che la tratta Qatar Airways Milano-Tokyo in business class sembra costare come FlixBus. Si nutre in locali tonnati di gente, sempre più scarsi, mangiando di tutto tranne un minestrone che rallegrerebbe il suo pancino. Come Bukowski torna a casa col fegato in mano, due reflussi gastrici e minimo il diabete.
E alla sera, quando finalmente si butta sul letto pensa all’ennesima esposizione che l’ha deluso e ha un tale minestrone di immagini, luci elettriche e rumori che gli tormentano le orecchie che si sente in un trip preso male.
E allora la domanda, a questo punto, è semplice: ma non era meglio stare a casa? Spendere quei quindicimila euro per comprare qualche opera in più? No. Perché a casa non lo vede nessuno.




