Un giovedì della Valacchi

del

Alla biennale il popolo è sovrano 

Quest’anno la Biennale sembra Risiko.
Annetti la Russia, ritiri Israele, metti il commissario, ritiri il commissario, metti la giuria, si ritira la giuria, metti i premi, sposti i premi. Il caos.

Ma la vera novità, quella che ci avvicina finalmente a voi normali portatori insani di cultura, è il voto popolare.
Sì, avete capito bene: voi potete votare noi. Basta esibire il biglietto d’ingresso della Biennale regolarmente pagato, come il tagliando della lotteria all’Autogrill. Fa fede quello.

Che meraviglia. Così nessuno potrà più accusarci di cantarcela e suonarcela da soli, chiusi nella nostra torre d’avorio dove entra solo l’élite.
Entrate anche voi e ci giudicate. Un passo epocale verso la democrazia. Evviva.

A questo punto, speriamo solo che la cerimonia di premiazione non sia il 22 novembre, ma che la spostino direttamente al 6 gennaio, con i pacchi.
Perché, diciamolo: vuoi mettere Stefano De Martino che, tra lo scavicchiamento del box del Lazio e quello del Friuli, annuncia il padiglione vincitore? 

Lì sì che si compirebbe davvero l’idea warholiana. Con sessant’anni di ritardo, ma sono dettagli.

La Biennale di Venezia

Detto questo, veniamo al punto: pensiamo a strategie per rendere i padiglioni più appetibili e portare a casa l’ambito premio.
Ormai l’opera vive nel tempo di una storia Instagram e di un trafiletto sul giornale, per cui conta fin lì, quindi pensiamo a qualcosa di coinvolgente.

Prima proposta: dare da bere e da mangiare.
Siamo alle basi, ma funziona sempre. Alza di brutto il ranking di soddisfazione e la risposta emotiva del pubblico. Certo, però, che fino a novembre può diventare un investimento serio.

Seconda idea: opera immersiva.
Luci strobo, schermi giganteschi, musica avvolgente, specchi per i selfie, fumogeni.
Alla gente piacciono i fumogeni. Da morire.Terza idea, teoricamente potentissima: far incontrare ogni sedicente artista in visita con il curatore del padiglione.
Il contatto diretto con ‘quelli che contano’ ha un fascino enorme.
Unico limite: logistica, organizzazione, tempi, liste d’attesa… troppo complicato. Meglio di no.

E allora arriva l’idea geniale: basso costo, massima resa.
Il karaoke.

Perché il karaoke piace a tutti. Salva qualsiasi serata.
Figuriamoci le sorti di un padiglione.

Con questa mossa, il premio popolare è garantito. Che ci frega a tutti noi della Biennale, si canta a squarcia gola.

Maria Chiara Valacchi
Maria Chiara Valacchi
Maria Chiara Valacchi cura mostre e scrive saggi; l'insuccesso le ha dato alla testa

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