Una serata da un miliardo: Christie’s riscrive la storia

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Certi momenti si percepiscono nell’aria prima ancora che accadano. I dieci giorni di esposizione pre-vendita avevano già lasciato intuire qualcosa di straordinario: quasi ventimila persone si erano presentate al Rockefeller Center per vedere dal vivo i capolavori della collezione Newhouse, un record assoluto per qualsiasi anteprima di Christie’s. Quando ieri sera l’auctioneer Adrien Meyer ha preso posto sul podio, la sala era stracolma e tesa.

In meno di tre ore, tra la vendita dedicata alla Collezione Newhouse e la 20th Century Evening Sale, Christie’s ha incassato complessivamente $1.121.126.500, piazzando il 97% dei lotti. È soltanto la seconda volta in assoluto nella storia del mercato dell’arte che una singola serata supera il miliardo di dollari.

Pollock: il dripping più costoso della storia

Jackson Pollock, Number 7A (1948). Courtesy of Christie’s Images, Ltd.

Il protagonista assoluto è stato Jackson Pollock con il suo Number 7A, dipinto nel 1948, uno dei primissimi “drip paintings”, creato sul pavimento del suo fienile-studio nei pressi di East Hampton. Una tela larga oltre tre metri e trenta, alta quasi uno: la più monumentale mai comparsa in un’asta pubblica tra quelle dell’artista, e secondo Christie’s l’ultima di tale tipologia ancora in mani private.

La battaglia è durata sette minuti e ha coinvolto almeno cinque offerenti. Ha prevalso il presidente globale della casa Alex Rotter, al telefono con il compratore anonimo, con un martello a $157 milioni. Commissioni incluse: $181.185.000, quasi tre volte il precedente record dell’artista, fissato nel 2021 a $61,2 milioni. Con questa cifra, Number 7A entra al quarto posto tra i dipinti più costosi mai battuti all’asta, alle spalle del Salvator Mundi di Leonardo ($450 milioni, 2017), del ritratto di Elisabeth Lederer di Klimt ($236 milioni, 2025) e della Shot Sage Blue Marilyn di Warhol ($195 milioni, 2022).

Brancusi: la seconda scultura più cara di sempre

Constantin Brancusi, Danaïde (ca. 1913). Courtesy of Christie’s Images, Ltd. 2026.

Poco prima del Pollock, la Danaïde di Constantin Brancusi, un busto in bronzo del 1913, patina bruna e foglia d’oro, ha raggiunto i $107.585.000, diventando la seconda scultura più cara mai battuta all’asta. Il primato assoluto rimane a Giacometti: il suo L’Homme au doigt del 1947, aggiudicato da Christie’s nel 2015 per $141,3 milioni.

La storia della Danaïde è intrecciata con quella dei pionieri del modernismo americano. Nel 1914 Brancusi la scelse per la sua prima mostra personale alla Little Gallery of the Photo-Secession di Alfred Stieglitz a New York; fu acquistata da Eugene e Agnes Meyer, mecenati e amici dell’artista, e rimase nella famiglia per quasi novant’anni. Nel 2002, Newhouse la portò a casa da Christie’s per $18,2 milioni, allora un doppio record, per Brancusi e per qualsiasi scultura. Ventiquattro anni dopo, quella cifra si è moltiplicata per sei.

La Collezione Newhouse: un miliardo di storia

S.I. Newhouse Jr. ha guidato Condé Nast dal 1975 al 2015, costruendo in parallelo una delle raccolte private più raffinate del Novecento. Lavorando per decenni con il mercante Tobias Meyer, ha selezionato, scambiato e affinato la collezione con un’ambizione e un gusto fuori dal comune, spendendo si stima fino a $700 milioni. Morto nel 2017 a ottantanove anni, ha lasciato un’eredità che il mercato non finisce di valorizzare.

Quella di ieri era la quarta tranche portata all’asta da Christie’s per conto della famiglia, dopo le sessioni del 2018, 2019 e 2023. I sedici lotti hanno realizzato $630,8 milioni contro una stima di $462 milioni, tutti venduti senza eccezioni. Il totale cumulativo della collezione ha così raggiunto $1,05 miliardi, superando qualsiasi altra raccolta mai dispersa all’asta, con la sola eccezione di quella di Paul Allen che nel 2022 generò $1,7 miliardi in un’unica stagione. Tra gli altri capolavori della tranche, il Portrait de Madame K. di Joan Miró, dipinto nel 1924, ha fissato un nuovo record per l’artista a $53.535.000, partendo da una stima bassa di $25 milioni.

Rothko e la fedeltà di Agnes Gund

Mark Rothko, «No. 15 (Two Greens and Red Stripe)».
Christie’s

La 20th Century Evening Sale ha aggiunto $490,3 milioni al totale, con 46 lotti venduti su 48. Il momento più intenso è stato il No. 15 (Two Greens and Red Stripe) di Mark Rothko: un grande rettangolo del 1964, due campiture verdi tagliate da una striscia rossa, che Agnes Gund aveva comprato direttamente dallo studio dell’artista nel 1967 e tenuto nel salotto di casa per quasi sei decenni. Tre collezionisti se lo sono contesi; ha prevalso un cliente texano a $85 milioni di martello, $98,4 milioni con le commissioni. Nuovo record assoluto per Rothko. Nel complesso, le opere consegnate all’asta dall’eredità Gund hanno realizzato $150,8 milioni.

Il mercato sotto i venti milioni: sorprese e lezioni

Alice Neel, Mother and Child (Nancy and Olivia), 1982. Christie’s

Al di là delle cifre a nove zeri, la serata ha rivelato una salute robusta anche nelle fasce inferiori. Il Pommiers, Vétheuil di Monet del 1878 — già in collezione di Gustave Caillebotte e custodito nella stessa famiglia dell’Illinois dal 1969 — ha triplicato la stima portandosi a $19,6 milioni. Il Mother and Child di Alice Neel, ritratto della nuora e della prima nipote dell’artista, era stimato appena $1,2 milioni: ha chiuso a $5,687 milioni, quasi il triplo del precedente record. L’opera era stata esposta nella grande retrospettiva al Metropolitan di New York, al Guggenheim di Bilbao e al De Young di San Francisco. Tra i record: Remedios Varo per un’opera su carta a $4,5 milioni, Matisse per l’inchiostro su carta a $4,8 milioni.

Non tutto ha brillato. Il Double Elvis di Warhol ha segnato una perdita del 38% rispetto all’acquisto del 2018. Cy Twombly ha sfiorato appena la stima bassa. Un Modigliani stimato tra $30 e $40 milioni è stato ritirato all’ultimo momento. Una conferma, semmai ce ne fosse ancora bisogno, che la freschezza di mercato non è un dettaglio secondario: è spesso il primo fattore di prezzo.

Irripetibile, leggendaria, museale: le tre condizioni del prezzo senza tetto

Più che una serata d’asta, quella di ieri è sembrata la dimostrazione definitiva di una legge che il mercato del 2026 sta imponendo con crescente chiarezza. Non bastano più un grande nome, una firma illustre, una quotazione consolidata.

Ciò che il mercato premia è la coincidenza di tre elementi precisi: l’irripetibilità dell’opera, una provenienza leggendaria, una qualità che regge il confronto con i musei. Quando questi tre fattori si allineano, come è accaduto con il Pollock, con la Danaïde di Brancusi, con il Rothko di Agnes Gund, il prezzo smette quasi di avere un tetto. Quando invece manca anche uno solo di questi elementi — come ha dimostrato il ribasso del Warhol o il ritiro dell’ultimo Modigliani — il mercato punisce.

Chiara Lorenzon
Chiara Lorenzon
Chiara Lorenzon, storica dell'arte, ha consolidato la sua expertise lavorando tra gallerie e case d'asta, dove ha affinato lo sguardo sulle dinamiche del mercato e sul rapporto tra opera d'arte e collezionista. Dal 2023 lavora con Collezione da Tiffany, focalizzandosi sull'analisi delle tendenze e sul mercato dell'arte contemporanea.

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