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Un’inglese a Bologna. Mary Philadelphia Merrifield e lo studio delle tecniche pittoriche

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Quello di Old Masters è un concetto tutto anglosassone con cui sono definiti i grandi pittori europei del Quattrocento, del Cinquecento, del Seicento o, al più, del primo Settecento: quell’arco di secoli, insomma, che precede l’Ottocento, l’epoca vittoriana seconda Golden Age del Regno Unito e del suo Impero.

Per i maestri della pittura due e trecentesca, gli inglesi si rifacevano, invece, al termine Primitives, quasi a sottolineare come essi si trovassero in una sorta di preistoria rispetto all’epopea pittorica dell’Europa postmedievale.

I pragmatici studiosi britannici dell’Ottocento analizzarono per primi e con uno sguardo tecnico decisamente peculiare, la grande produzione artistica italiana in special modo.

Non è un caso che in un contesto del genere siano nati nobili movimenti come i Pre-Raphaelites o l’Arts & Crafts di William Morris, pregni di visioni bassomedievali o pseudo tali.

Sir Charles Eastlake fu senz’altro uno dei più prestigiosi studiosi inglesi in questo campo, tale da divenire il primo direttore ufficiale di quel grande centro studi che è tuttora la National Gallery di Londra.

Del resto, è proprio il museo moderno ad offrire allo studioso la possibilità di confrontarsi in maniera diretta con la materia artistica del passato.

A summa dei suoi studi, lo Eastlake pubblicò nel 1847 un volume, Methods and Materials of Painting of the Great Schools and Masters, nel quale tenta di dipanare l’evoluzione delle tecniche pittoriche frutto del confronto diretto, appunto, con gli Old Masters presenti nella galleria londinese.

Una peculiarità, poi, della sfaccettata epoca vittoriana è la nascita degli hobby, passatempo presi con molto zelo e professionalità da chi nasceva in contesti privilegiati e poteva permettersi di vivere di rendita. È il caso di Lady Mary Philadelphia Merrifield, nata a Londra nel 1804, ma di base a Brighton, porto di partenza per le sue spedizioni in continente.

La Merrifield si avvicinò allo studio delle tecniche pittoriche traducendo in inglese il Libro dell’arte di Cennino Cennini. Un’operazione encomiabile, considerando che il testo è scritto in un toscano non aulico di inizio Quattrocento, impregnato di dialettismi veneti – Cennino aveva lavorato a Padova – e di terminologia da bottega medievale.

Questa impresa del tutto individuale non fu, però, fine a se stessa: essa va, anzi, contestualizzata col grande fermento della Londra di quegli anni. Nel 1834, lo storico palazzo di Westminster era stato distrutto da un incendio, e già nel 1840 il nuovo edificio in stile neogotico era in ricostruzione. Un grosso problema era come provvedere a decorazioni che si accordassero allo stile architettonico, e il libro di Cennini tradotto servì sicuramente come punto di riferimento per i giovani artisti inglesi, specialmente per lo studio della tecnica ad affresco del Quattrocento.

Forte del prestigio acquisito, nel 1846 la Merrifield si vide affidato dal governo inglese l’incarico di recarsi l’Italia per raccogliere informazioni sulla pittura a olio antica. Da questo viaggio nacque la raccolta di manoscritti tradotti in inglese col titolo Original Treatises on the Arts of Painting.

Alcuni di questi manoscritti furono dalla Merrifield reperiti con molta fortuna, com’è il caso del manoscritto ritrovato a Bologna.

Si tratta di un originale del quattrocento intitolato Segreti per colori, redatto da mani anonime e conservato presso il convento di San Salvatore a Bologna.

La Merrifield racconta di come me fosse entrata a conoscenza leggendo le Memorie di Belle Arti di tal Michelangelo Gualandi, mercante a amatore di belle arti bolognese, autore, tra l’altro, di un carteggio privato con lo Eastlake citato in apertura.

Secondo il bolognese, il manoscritto era stato traslato, in epoca napoleonica, presso la Bibliothèque Nationale di Parigi, salvo, poi, tornare nella sua collocazione bolognese originale con le restituzioni.

Racconta, poi, di come con l’aiuto dello stesso Gualandi, ancora vivo al momento dell’approdo dell’inglese a Bologna, avesse ottenuto il permesso di consultare l’originale presso la biblioteca del convento.

La studiosa considera il manoscritto come un’antologia di differenti ricette trascritte da più autori in periodi differenti, anche molto distanti, principalmente in volgare italiano, con ampio uso di latinismi e termini dialettali dell’Italia settentrionale.

Un testo, quindi, non unitario, che spazia da ricette per fare i pigmenti a istruzioni per lavorare il vetro, fino a vere e proprie indicazioni su come dipingere incarnati.

Alcuni passaggi sino spettacolari, come la ricette per per affare cinabro: Abbi argento vivo et doi parte de solpho bianco o giallo et incorporalo lo solpho bene tri to cum largento et pollo in una boccia alu tata bene de luto de sapientia et lassa sciutare poi la pone nel fornello et fallj foco ligiero et copri la boca del vaso cum una tegola et spesso lo scopri et ricopre et quando tu vedj vuscire el fumo giallo sera appresso che facto et lassalo tanto sta re et dallj lo foco che facia lo fumj rosso quasi pavonazo ahlora toli via lo foco et lassa fredare e de facto fino cinabrio.

Attualmente, il manoscritto è stato trasferito presso la Biblioteca universitaria di Bologna, catalogato come Manoscritto 2861, trascritto e digitalizzato per la libera fruizione.

Dopo questa esperienza di notevole interesse, la buona Merrifield decretò terminata la vena di interesse in campo artistico, e dedicò le proprie energie a un tema di studio altrettanto nobile come la flora algologica del canale della Manica.

Senza voler sminuire gli interessi di Lady Merrifield – segni, al contrario, di un’invidiabile curiosità – il suo contributo è importante sia per la quantità di informazioni che è stata in grado di raccogliere, sia per come lo abbia fatto per il puro amore della conoscenza e dell’arte, del tutto disinteressata a riconoscimenti personali che, forse, non le sono stati a sufficienza tributati.

Francesco Niboli
Francesco Niboli
Restauratore di dipinti antichi e contemporanei, ha intrapreso un percorso di approfondimento del design grafico e dell’arte del ‘900 italiano collaborando con Fondazione Cirulli di Bologna. Ha partecipato alla scrittura del libro "Milano, la città che disegna", catalogo del neonato Circuito lombardo Musei Design. Attualmente collabora come grafico con la casa editrice indipendente Sartoria Utopia.
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