Le prime giornate di BRAFA 2026, in corso a Bruxelles fino al 2 febbraio, restituiscono l’immagine di una fiera che lavora in modo ordinato e concreto. Il mercato non cerca accelerazioni né effetti speciali, ma risponde quando la proposta è coerente e il prezzo allineato. Dopo le prime impressioni raccontate da Giacomo Nicolella Maschietti nel suo articolo “BRAFA 2026 — Cronache da Bruxelles, dove il lusso ha la moquette e l’arte antica fa pace (quasi) con il contemporaneo”, ora sono le vendite a delineare con maggiore precisione il quadro di questa edizione.
Nei primi tre giorni, tradizionalmente riservati a collezionisti e operatori, diverse transazioni sono state concluse con rapidità, attraversando più settori della fiera. Un segnale di fiducia, ma anche di selettività: si compra meno d’impulso e più per convinzione.
Il Contemporaneo è un Asset Sicuro: Castellani e i Maestri del ‘900
Il mercato dell’arte moderna e contemporanea ha dettato il ritmo sin dalle prime ore. La debuttante Greta Meert ha segnato uno dei colpi più significativi della fiera, vendendo una Superficie bianca di Enrico Castellani del 2002 per 500.000 €. Non è un caso isolato: la solidità dell’arte italiana del secondo dopoguerra continua a essere un porto sicuro per chi cerca valore estetico e tenuta finanziaria.
Accanto ai grandi nomi, si muove con agilità anche la Mulier Mulier Gallery, che ha piazzato una decina di pezzi, tra cui un iconico Tom Wesselmann del 1968 a 80.000 €. Il messaggio è chiaro: il collezionista oggi cerca l’opera “storicizzata”, quel pezzo che ha già superato l’esame del tempo. Anche la Boon Gallery conferma questo trend con la vendita di un lavoro del maestro coreano Kim Tschang-Yeul per una cifra vicina ai 400.000 €.
Dialogo tra Epoche: Dai Fiamminghi al Design d’Autore
La vera anima della BRAFA resta però il suo eclettismo colto. Mentre nello stand di De Jonckheere i tradizionali “bollini rossi” si moltiplicano, in particolare per un’elegante natura morta firmata Jan Van Kessel II, poco distante il design d’autore dimostrava una vitalità sorprendente. Thomas Deprez Fine Arts ha saputo intercettare l’interesse per il fin-de-siècle vendendo una coppia di sedie di Victor Horta per poco meno di 20.000 € e un appendiabiti di Serrurier-Bovy a circa 30.000 €.
Questa capacità di far convivere un cranio di rinoceronte siberiano di 50.000 anni fa (proposto da Stone Gallery e subito acquistato) con un olio di Renoir del 1917 (venduto da Stern Pissarro) è ciò che rende la fiera di Bruxelles un unicum nel panorama europeo. Non è solo commercio; è la costruzione di una Wunderkammer contemporanea dove ogni oggetto trova il suo posto e il suo acquirente.
Verso una Nuova Generazione di Collezionisti
Un segnale significativo riguarda la fascia di prezzo più contenuta. Harold t’Kint de Roodenbeke e Claes Gallery hanno venduto opere sotto i 5.000-10.000 €, accanto a pezzi di rilievo come un olio di Serge Poliakoff o una maschera Dan-Mano da 150.000 €.
Questo segmento non solo amplifica la partecipazione, ma crea le basi per il ricambio generazionale: giovani collezionisti entrano nel mercato con opere accessibili, sviluppando nel tempo una relazione stabile con le gallerie e il collezionismo europeo.
In conclusione, questa prima fase di BRAFA 2026 mostra una fiera con le spalle larghe, capace di puntare sulla sostanza dell’offerta. In attesa del weekend finale, il bilancio provvisorio è positivo: il mercato dell’arte dimostra che, quando la competenza incontra la rarità, l’investimento rimane una certezza.




