Il nomadismo d’autore di Cristian Chironi aggiunge un tassello fondamentale alla sua mappatura dell’eredità modernista. Con il settimo capitolo di My house is a Le Corbusier, l’artista nuorese è approdato a Tunisi per confrontarsi con Villa Baizeau, l’unica opera progettata dal Maestro svizzero in terra tunisina. Un progetto che, dal 2015, sta ridefinendo i confini tra performance, architettura e mercato dell’esperienza, spostando l’attenzione dall’oggetto artistico al dispositivo dell’abitare come atto critico.
Il paradosso di Villa Baizeau

Pages taken from the book “Simple architecture: Villa Baizeau in Carthage by Le
Corbusier and Jeanneret,” edited by Roberto Gargiani; poliplat, pins, Altuglas plexiglass.
Dimensions: 22.3 x 30 x 5.7 cm
Se nelle tappe precedenti (da Parigi a Chandigarh, fino a Berlino) Chironi ha effettivamente risieduto nelle architetture corbusieriane, il capitolo tunisino introduce una variante concettuale di grande spessore: l’inaccessibilità. Situata all’interno del parco presidenziale di Cartagine, Villa Baizeau è oggi fisicamente inagibile per l’artista. Questa distanza trasforma l’abitazione da spazio fisico a dimensione mentale. Chironi ha scelto dunque di stabilirsi nella Medina di Tunisi, trasformando questo “spostamento” in un laboratorio percettivo che interroga le urgenze abitative contemporanee e il limite della proprietà.
Tra collezionismo e memoria: l’ombra di Nivola

Per i collezionisti più attenti, la forza del lavoro di Chironi risiede nel cortocircuito tra grande storia dell’arte e biografia privata. Il progetto affonda le radici in un episodio quasi leggendario: negli anni ’60, Costantino Nivola affidò alla famiglia Chironi un progetto di Le Corbusier per una casa a Orani, mai realizzata perché ritenuta “un tugurio”. Questo legame con Nivola — le cui quotazioni e il cui prestigio istituzionale restano solidissimi — è stato riattivato anche attraverso la performance Carthage Drive.
L’artista ha attraversato Tunisi a bordo di una Fiat 127 “Camaleonte”, personalizzata con la tastiera cromatica di Le Corbusier. L’auto non è solo un mezzo, ma una scultura itinerante e sonora (con contributi di Paolo Fresu e Dhafer Youssef) che rievoca il trasporto inconsapevole di opere d’arte che lo zio dell’artista compì decenni fa proprio con una 127.
L’esito espositivo e la dimensione istituzionale
Il progetto, prodotto da La Boîte – Centre d’Art & d’Architecture insieme all’Istituto Italiano di Cultura di Tunisi, si è inserito nel quadro della X Giornata del Design Italiano nel Mondo. Dopo l’inaugurazione dello scorso 3 aprile 2026, la mostra presso La Boîte presenta ora al pubblico i materiali prodotti durante la residenza: video, fotografie e installazioni che restituiscono l’esito di questo abitare “di riflesso”.
In un mercato dell’arte sempre più affamato di narrazioni transmediali e ricerche che sappiano coniugare il rigore archivistico con la forza performativa, Cristian Chironi si conferma un osservatore privilegiato. La sua rinuncia alla stabilità abitativa in favore di una residenza globale nelle icone del Modernismo non è solo una scelta estetica, ma una provocazione politica sullo stato attuale della “casa degli uomini”. La mostra rimarrà aperta fino al 17 giugno 2026, offrendo una prospettiva inedita su come il patrimonio architettonico possa ancora generare nuove forme di valore artistico.





