In un panorama dove il termine “dialogo” è spesso abusato per descrivere semplici accostamenti estetici, la visione di Brun Fine Art per la Milano Design Week 2026 si distingue per un approccio radicale: l’antico non è un reperto da contemplare, ma un “dispositivo di ricerca” attivo.
Dalla partecipazione al nuovo percorso Raritas del Salone del Mobile alla presenza capillare nel circuito del Fuorisalone, la galleria scardina le logiche espositive tradizionali per esplorare la materia e il simbolo. Al centro di questa indagine troviamo il confronto tra le geometrie intellettuali di Corrado Cagli e la matericità ancestrale degli oggetti in pietra di ABI, un incontro che trasforma il simbolo da rappresentazione visiva a struttura generativa.
In questa intervista, Brun Fine Art ci guida attraverso le pieghe di una narrazione diffusa, dove la qualità del processo produttivo e la sperimentazione formale diventano il fil rouge che unisce secoli di storia del design, dimostrando come l’antico sia, oggi più che mai, una materia viva capace di riscrivere le coordinate del contemporaneo.
Nel progetto per la Milano Design Week parlate di rapporto tra antico e contemporaneo come “campo di ricerca”. In che modo questo approccio si distingue da una più tradizionale logica espositiva?
Più che affiancare semplicemente opere antiche e contemporanee, intendiamo il loro incontro come uno spazio di indagine attiva. Non si tratta di creare contrasti estetici o dialoghi formali già risolti, ma di mettere in crisi le categorie stesse di ‘antico’ e ‘contemporaneo’, facendole emergere come costruzioni culturali in continua trasformazione.
In questo senso, l’esposizione non segue una logica lineare o illustrativa, ma diventa un dispositivo di ricerca, in cui le opere si interrogano reciprocamente e aprono nuove possibilità di lettura
Nella mostra su Corrado Cagli il concetto di simbolo viene trattato come struttura più che come rappresentazione: come si traduce concretamente questo passaggio nel dialogo con gli oggetti in pietra di ABI?
Nel dialogo tra Cagli e ABI il simbolo smette di essere un elemento puramente rappresentativo per diventare una vera e propria struttura generativa. In Cagli questa dimensione emerge attraverso il pensiero, la costruzione geometrica e la ricerca dello spazio, mentre negli oggetti in pietra di ABI si traduce in una presenza concreta, legata alla materia e alla durata.
Il passaggio è quindi da un simbolo che organizza il linguaggio visivo a uno che si incarna nella forma stessa. Questo confronto mette in luce due approcci diversi ma complementari, mostrando come il simbolo possa attraversare epoche e pratiche, mantenendo la sua funzione di connessione tra forma, materia e conoscenza.
Il debutto nel percorso Raritas del Salone del Mobile segna un ingresso in un contesto fortemente legato al design contemporaneo: quale tipo di confronto si innesca tra opere storiche e design da collezione in questo formato?
L’ingresso nel percorso Raritas attiva un confronto molto naturale tra opere storiche e design da collezione, perché ciò che oggi definiamo ‘antico’ è stato, a suo tempo, altrettanto innovativo e sperimentale quanto il design contemporaneo. Il legame tra questi due ambiti è quindi molto forte: cambia il linguaggio, ma non l’attitudine alla ricerca.
Molte delle sperimentazioni che osserviamo oggi affondano infatti le loro radici nel passato, mentre ciò che ci è giunto è il risultato di una selezione operata dal tempo, che ha filtrato forme e oggetti secondo criteri di gusto ed estetica. In questo senso, il punto di contatto più profondo resta l’attenzione ai processi produttivi, alla scelta dei materiali e alla qualità, elementi che continuano a definire tanto l’opera storica quanto il design contemporaneo.
Tra Salone del Mobile e Fuorisalone, la vostra presenza è diffusa e articolata: che ruolo ha la Milano Design Week nel costruire nuove modalità di lettura e presentazione dell’antico oggi?
La Milano Design Week rappresenta un contesto privilegiato per ripensare le modalità di lettura dell’antico, perché mette in relazione pubblici, linguaggi e discipline diverse. Tra Salone del Mobile e Fuorisalone si crea infatti una dimensione diffusa, meno vincolata a schemi espositivi tradizionali, in cui l’antico può essere presentato non come oggetto statico, ma come elemento attivo di dialogo con il contemporaneo.
In questo scenario, l’antico acquisisce nuove prospettive: non più solo testimonianza storica, ma materia viva, capace di generare connessioni inaspettate e di inserirsi in narrazioni attuali.







