Dal Venice Effect ai record di Christie’s: il nuovo scenario globale del mercato dell’arte

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Un’eco mediatica globale i cui riverberi si sono propagati ben oltre il consueto pubblico di addetti ai lavori ha consegnato alle prime pagine dei quotidiani internazionali l’ inaugurazione della 61 Biennale d’Arte di Venezia a cui sono seguite – oltreoceano – le aperture delle mega fiere Tefaf e Frieze e la serie di clamorose aggiudicazioni messe a segno dalle major Sotheby’s e Christie’s nella Grande Mela.

Se la risonanza globale che ha investito la più importante Mostra Internazionale d’Arte “In Minor Keys”, al netto dello strascico polemico, sembrerebbe non avere una diretta interconnessione con gli eccezionali record d’asta newyorchesi, ad un’analisi più approfondita, gli eventi risultano in relazione.

Indubbio l’impatto positivo del cosiddetto “Venice Effect” sugli artisti presenti in Biennale e nelle mostre collaterali. Questi ne beneficiano in termini di certificazione istituzionale con conseguente attivazione o incremento delle vendite. Del resto, molti degli artisti scelti da Koyo Kouoh dalle calli veneziane sono sbarcati a New York e ricompariranno, ne siamo certi, il prossimo giugno a Basilea.

Premesso ciò, l’interesse primario della compianta Koyo Kouoh, prima curatrice africana della Biennale, era quello di indagare la pratica artistica contemporanea “in chiave minore” promuovendo uno sguardo laterale allo scopo di esaltare narrazioni marginali in antitesi allo strapotere delle grandi potenze esplorando storie di resistenza, indagando pratiche decoloniali e periferiche. La risposta del mercatosembra risuonare decisamente su altre tonalità, facendo riecheggiare, attraverso il martelletto, l’indiscusso dominio economico-politico degli Stati Uniti.

E dunque, per provare a superare l’hic et nunc e relative apparenti stonature, può essere utile adottare una visione che ricomprenda più fattori globali apparentemente non correlati, un’indagine trasversale che provi a superare lo spazio a corto raggio di un trend e prendere quindi a modello i megatrend, ovvero quelle forze di cambiamento profonde e globali che si sviluppano nel lungo periodo e trasformano in modo strutturale la società, l’economia, la tecnologia, l’ambiente. Si tratta di dinamiche già oggi in atto, sollecitate d’altra parte dagli artisti presenti in Biennale e delle contestazioni politiche collaterali.

Per questo motivo, anche nel campo della cultura e dell’arte è essenziale dotarsi di strumenti capaci di interpretare gli impatti potenziali di queste trasformazioni per agire con visione strategica e scongiurare che l’abbaglio dovuto agli eccezionali risultati economici ottenuti in special modo sul mercato secondario, obnubili la reale condizione di generale fragilità del sistema dell’arte finendo per sottovalutare criticità congenite ascrivibili all’intero comparto, rese peraltro manifeste dallo stesso assai vulnerabile ecosistema lagunare.

L’applicazione dei concetti di forecasting e foresight applicati al Megatrends Assessment Tool creato dal Joint Research Centre della Commissione Europea risultano quanto mai necessari per affrontare i futuri cambiamenti generati da 14 megatrend individuati e monitorati a livello europeo le cui ricadute avranno impatti anche sul mercato dell’arte

Instabilità geopolitica, rivoluzione digitale, crescita delle diseguaglianze, cambiamenti climatici, aggravamento delle scarsità di risorse sono solo alcuni dei cosiddetti megatrend che necessitano con urgenza di essere indagati e considerati, questi sì “in Major Keys”.

Per chiudere la riflessione dando un riscontro particolare ai temi universali qui affrontati, si segnala la svolta epocale in materia di politiche del patrimonio che arriva dalla Francia, si tratta di una legge che facilita la restituzione di opere d’arte e reperti sottratti illegalmente alle ex colonie francesi con particolare attenzione agli oggetti prelevati tra il 1815 e il 1972, anno di entrata in vigore della convenzione UNESCO per la protezione del patrimonio culturale. Per la ministra della Cultura Catherine Pégard “Da molti Paesi questa legge viene percepita come una mano tesa, che favorisce il rinnovamento e l’intensificazione dei legami culturali e internazionali”. Ce lo auguriamo.

Last but not least, per ritornare in territorio nazionale, è stata presentata alla Camera dei Deputati la proposta di legge bipartisan che mira a rafforzare l’ArtBonus estendendo il credito d’imposta del 65 % anche al terzo settore, a dimore e parchi storici, chiese ecc. Si tratta di uno strumento concreto a sostegno della cultura che consente a cittadini e imprese di effettuare erogazioni liberali a favore del patrimonio. L’approvazione è prevista per il prossimo 25 maggio e entro la fine dell’anno la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Piccoli grandi passi in direzione – auspichiamo – di future buone pratiche.

Chiara Mastelli
Chiara Mastelli
Art consultant, ha all’attivo collaborazioni con gallerie, case d’asta e fondazioni. Specializzata in mercato primario e secondario con focus in arte moderna e contemporanea ha approfondito le differenti branche del sistema dell’arte attraverso un’ Alta formazione in diritto dell’arte presso Università Sant’ Anna di Pisa, un’ Alta formazione in Contemporary Art Markets presso Naba Milano e in curatela d’archivio d’artista presso AitArt Milano. E’ consulente per collezionisti privati e aziende.

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