A Canelli, Maria Chiara Valacchi mette in dialogo due protagonisti della scena contemporanea italiana in una mostra che trasforma una storica villa liberty in uno spazio di sperimentazione.
Ci sono mostre che meritano attenzione non soltanto per gli artisti che presentano, ma anche per la qualità del dialogo che riescono a costruire intorno alle loro opere. Frammenti di durata, a Palazzoirreale di Canelli dal 20 settembre al 25 ottobre 2026, appartiene a questa categoria. Il progetto mette infatti in relazione Ludovica Carbotta e Jacopo Benassi, due artisti profondamente diversi per linguaggi e sensibilità, accomunati però da una concezione dell’opera come qualcosa di aperto, instabile, capace di modificarsi nel tempo.
A curare la mostra è Maria Chiara Valacchi, una delle figure più interessanti della giovane generazione curatoriale italiana e, per Collezione da Tiffany, una presenza ormai abituale. La sua ricerca si è distinta negli anni per una particolare attenzione alla scoperta e alla valorizzazione di artisti non soltanto italiani, ma anche internazionali, e per la capacità di costruire progetti nei quali le opere non vengono semplicemente accostate, ma messe realmente in relazione.
In questo caso il dialogo nasce anche da un rapporto di amicizia e di conoscenza autentica con gli artisti, elemento che contribuisce a dare al progetto una dimensione particolarmente personale senza sottrargli rigore. Carbotta e Benassi non sono accomunati artificialmente da un tema, ma vengono messi nella condizione di far emergere, attraverso pratiche molto differenti, una comune riflessione sul tempo e sulla trasformazione.
Ludovica Carbotta, torinese classe 1982, lavora da anni sul rapporto tra individuo e spazio, interrogando il modo in cui i luoghi vengono costruiti, percepiti e abitati. A Palazzoirreale presenta Die Telamonen, un nucleo inedito di tre sculture concepite in rapporto diretto con l’architettura della villa e con gli spazi esterni. Il riferimento ai Telamoni, le figure antropomorfe della tradizione classica destinate a sostenere gli edifici, viene completamente ripensato.
Le sculture di Carbotta non sono infatti elementi architettonici immobili, ma presenze che entrano in relazione con ciò che le circonda. Particolarmente significativa è Fausto Telamon, opera del 2020-2026 installata nell’antico pergolato della villa: una grande forma bianca diventa un nuovo sostegno per una vite piantata appositamente per l’occasione. La crescita della pianta finirà inevitabilmente per modificare l’opera, trasformandola in un lavoro destinato a non essere mai definitivamente concluso.

È qui che il titolo della mostra trova il proprio significato più concreto. La durata non è soltanto un argomento teorico, ma una componente fisica dell’opera. Il tempo entra nella materia, nella crescita vegetale, nell’architettura e nella percezione stessa del luogo.
Su un piano completamente diverso si muove Jacopo Benassi, artista spezzino classe 1970, la cui ricerca attraversa fotografia, performance, musica e cultura underground. È una figura che negli ultimi anni ha conquistato una posizione sempre più centrale nella scena contemporanea italiana anche grazie a una pratica performativa nella quale il corpo, il suono e l’immagine fotografica convivono senza gerarchie.
Le sue performance musicali, realizzate anche in importanti spazi espositivi e gallerie, hanno contribuito a definire un linguaggio nel quale il concerto diventa azione artistica e la fotografia diventa parte stessa dell’evento. Tra i momenti più significativi del suo percorso va ricordata anche la mostra a Palazzo Ducale di Genova, passaggio importante nella progressiva affermazione istituzionale della sua ricerca.
A Canelli Benassi presenta Rivoluzione (musica analfabeta), un’azione performativa realizzata insieme al musicista Michele Lombardelli. Flicorno e altri strumenti a fiato vengono sottoposti in tempo reale a distorsioni e filtri elettronici, mentre uno speciale sistema wireless consente all’artista di muoversi liberamente nello spazio. Il risultato è un paesaggio sonoro imprevedibile, nel quale ogni elemento può essere continuamente modificato, distrutto e ricostruito.
È un’idea di rivoluzione intesa nel senso più letterale del termine, dal latino revolvere: tornare a girare, ricominciare, trasformare continuamente ciò che esiste. Il corpo e il respiro diventano così materia dell’opera tanto quanto la scultura e la materia lo sono per Carbotta.
La scelta di presentare questi due artisti all’interno di Palazzoirreale aggiunge un ulteriore livello al progetto. Nato nel 2024 per iniziativa della Fondazione Bosca ETS, da un’idea di Polina Bosca e con la direzione creativa di Diana Berti, il centro di arte contemporanea occupa gli spazi di una storica villa liberty a Canelli e dialoga con le Cattedrali Sotterranee di via Luigi Bosca, patrimonio UNESCO.
In questo contesto la mostra assume una dimensione che va oltre il semplice progetto espositivo. Le opere di Carbotta e Benassi entrano in un luogo segnato dalla propria storia, dall’architettura e dalla presenza della natura, e ne modificano la percezione. Anche il contenitore, dunque, diventa parte dell’esperienza.
È questa la scommessa più interessante di Frammenti di durata: non raccontare il tempo, ma lasciarlo accadere dentro la mostra. Una scultura che crescerà insieme a una vite, una performance che esiste soltanto nel momento in cui viene eseguita, un edificio storico che cambia significato attraverso l’arte contemporanea. Tre forme diverse di durata che Maria Chiara Valacchi riesce a far convergere in un progetto da non perdere per chi segue oggi le ricerche più interessanti della scena italiana.








