Al Caffè Florian, durante la Venice Glass Week, Pierpaolo Seguso porta una nuova serie di sculture nate da un’immagine notturna. Un altro capitolo di una storia che affonda le radici nella tradizione muranese

Ci sono storie che il vetro non racconta soltanto: le conserva. È forse questo il modo migliore per avvicinarsi al lavoro di Pierpaolo Seguso, artista e designer che abbiamo già incontrato sulle pagine di Collezione da Tiffany lo scorso aprile, quando, negli spazi della galleria Robertaebasta durante il Fuorisalone, avevamo raccontato l’eccellenza delle sue opere vetrarie. Una ricerca contemporanea, ma profondamente radicata in una storia che a Murano attraversa ventitré generazioni, dal 1397 a oggi.
Ora quella storia torna a Venezia, in una delle sue sedi più iconiche. Dal 12 settembre al 18 ottobre 2026, in occasione della Venice Glass Week, il Caffè Florian ospita “Sogni Veneziani – Pierpaolo Seguso al Florian”, una mostra costruita intorno a una nuova serie di lavori in cui il vetro diventa materia della memoria, ma anche spazio dell’immaginazione.
L’origine dei “Sogni” è sorprendentemente semplice e, proprio per questo, poetica. Una notte Seguso vede in sogno alcuni blocchi di vetro trasparente appoggiati su bancali, pronti per essere spediti, immersi nella luce della fornace. Un’immagine fugace, destinata normalmente a dissolversi con il risveglio. L’artista sceglie invece di trattenerla. «Volevo ricordare quel momento. Volevo mantenere vivo il sogno», racconta.
Da quella visione nasce un processo creativo diverso dal consueto: non un’idea da tradurre in forma, ma un’immagine da inseguire e preservare. I volumi di cristallo sono attraversati da pigmenti, foglia d’oro e bolle d’aria; all’esterno mantengono una geometria essenziale, quasi silenziosa, mentre il racconto sembra accadere tutto al loro interno. Come libri sigillati, custodiscono qualcosa che non può essere letto fino in fondo, ma soltanto intuito.
È qui che la tradizione Seguso incontra una sensibilità pienamente contemporanea. La tecnica muranese non viene abbandonata, ma trasformata in uno strumento per parlare di ciò che è intangibile: la memoria, il desiderio, l’esperienza del sogno. Il vetro, materia trasparente per eccellenza, diventa paradossalmente un luogo di mistero: mostra e nasconde nello stesso tempo.
La scelta del Florian rende questo dialogo ancora più significativo. Fondato nel 1720 e affacciato su Piazza San Marco, il più antico caffè d’Italia è da oltre tre secoli un luogo di incontro per artisti, scrittori e intellettuali. Ed è proprio tra le sue sale che, nel 1893, prese forma l’idea di una grande esposizione internazionale d’arte destinata a diventare la Biennale di Venezia.
Tra specchi, affreschi e decorazioni storiche, i “Sogni” di Seguso sembrano così trovare il loro habitat naturale. La luce cambia la percezione del vetro, ne moltiplica i riflessi e rende ogni opera diversa a ogni sguardo.
Forse è proprio questo il senso ultimo della mostra: ricordarci che non tutto ciò che vediamo deve necessariamente essere spiegato. Alcune immagini, come alcuni sogni, acquistano significato proprio quando accettiamo di non possederli del tutto. E nei blocchi trasparenti di Seguso la memoria si fa materia, la materia diventa poesia e la tradizione, ancora una volta, trova un modo nuovo per guardare al futuro.






