A Cremona l’arte contemporanea cambia frequenza

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Il 19 settembre apre Sala Effe, nuovo spazio indipendente all’interno del Museo del Violino. Mostre, collezioni private e progetti in trasformazione per costruire un nuovo punto di incontro tra la città e la scena internazionale

Il 19 settembre, a Cremona, apre Sala Effe, un nuovo spazio dedicato all’arte contemporanea ospitato all’interno del Museo del Violino, in Piazza Guglielmo Marconi. Un progetto indipendente che nasce con l’obiettivo di portare in città linguaggi, artisti e collezioni della scena contemporanea internazionale, ma soprattutto di costruire un luogo capace di mettere in relazione pubblici e mondi diversi.

Il nome non è casuale. Le “effe” sono quelle aperture intagliate nella cassa del violino, indispensabili alla propagazione del suono. Qui diventano una dichiarazione d’intenti: Sala Effe vuole essere una sorta di cassa di risonanza per l’arte contemporanea, facendo dialogare opere, collezionismo, ricerca e territorio.

La scommessa è anche geografica. In un Paese nel quale gran parte della programmazione contemporanea continua a concentrarsi attorno a poche grandi città e alle loro consolidate traiettorie culturali, scegliere Cremona significa provare a dimostrare che una scena interessante può nascere anche altrove. Non inseguendo necessariamente il modello del grande evento, ma costruendo nel tempo una presenza riconoscibile.

Sala Effe_Andrea Valcarenghi_

Sala Effe nasce infatti con un’impostazione dichiaratamente lontana dalle logiche del blockbuster. L’idea è quella di uno spazio aperto e sperimentale, più vicino a un laboratorio che a un museo tradizionale, nel quale ogni mostra possa essere considerata un progetto in divenire. La curatela sarà affidata di volta in volta a componenti del comitato insieme a curatori e professionisti esterni, con la possibilità di intervenire sulle esposizioni anche dopo l’apertura, attraverso riallestimenti, nuove attivazioni ed eventi rivolti alla città.

Dietro il progetto c’è un gruppo che riunisce professionalità diverse del sistema dell’arte: i galleristi Claudia Ciaccio e Paolo Zani (galleria Zero), Leonardo Caldonazzo Arvedi (galleria Triangolo); i collezionisti Enea Righi e Lorenzo Paini; Antonio Scoccimarro (Guggenheim Abu Dhabi), Ilaria Dal Lago, project manager.

 Un comitato che lavora insieme da circa due anni e che ha scelto di mettere in comune esperienze differenti per dare forma a un progetto non necessariamente riconducibile a una sola identità.

Tra le direzioni più interessanti c’è quella dedicata alle collezioni private. Accanto alle mostre curate, Sala Effe porterà infatti al pubblico collezioni normalmente visibili soltanto a una cerchia ristretta, attraverso selezioni costruite con un preciso progetto curatoriale. È un territorio particolarmente significativo per Collezione da Tiffany: in Italia il collezionismo privato contemporaneo ha costruito nel tempo patrimoni importanti, ma solo raramente questi nuclei vengono raccontati al pubblico in maniera organica.

Paul Kos, Lightning, 1976, Image copyright of the artist, courtesy of Video Data Bank, School of the Art Institute of Chicago

Il rapporto con il Museo del Violino aggiunge un ulteriore livello al progetto. Sala Effe manterrà una programmazione autonoma, ma nasce in dialogo con l’istituzione che la ospita, creando una convivenza curiosa tra uno dei simboli più forti della tradizione musicale cremonese e la ricerca artistica contemporanea. Non una semplice contaminazione decorativa, ma la possibilità di far incontrare temporalità, pubblici e forme di conoscenza differenti.

A inaugurare il nuovo spazio sarà, dal 19 settembre al 14 marzo, “La terra piatta è una dimensione lirica del luogo come se regredire fosse inventare”, a cura di Paolo Zani. La mostra riunisce opere di Mariia Andreeva, Alighiero Boetti, Caleb Considine, Racheal Crowther, Giorgio de Chirico, Rineke Dijkstra, Jason Dodge, Peter Fischli e David Weiss, John Gerrard, Tarik Kiswanson, On Kawara, Paul Kos, Diego Perrone, Paola Pivi, Pietro Roccasalva, Hans Schabus e Damon Zucconi.

Al centro c’è il rapporto tra spazio e tempo, ma soprattutto l’idea che la realtà non sia qualcosa di definitivo. Le opere diventano così strumenti attraverso i quali mettere in discussione ciò che vediamo e il modo stesso in cui lo interpretiamo. Una prospettiva che trova una traduzione concreta anche nell’allestimento: nel corso dei sei mesi alcune opere saranno sostituite ogni due mesi, modificando progressivamente la mostra.

Peter Fischli David Weiss, The Way Things Go, 1987/2017, HDV (high definition video, 1920 x 1080), color, sound, 30 min, Copyright Peter Fischli David Weiss 2026, Courtesy Sprüth Magers, Matthew Marks Gallery New York and Los Angeles, Galerie Eva Presenhuber

È un dettaglio tutt’altro che secondario. Significa rinunciare all’idea della mostra come oggetto finito, fotografato al momento dell’inaugurazione e poi semplicemente conservato fino alla chiusura. Sala Effe prova invece a introdurre il tempo dentro l’esposizione, trasformandola in qualcosa che evolve insieme al pubblico.

L’opening sarà il 19 settembre alle 18.30, seguito il 20 settembre da una giornata di apertura dalle 10 alle 18. L’ingresso è libero.

Per Cremona è un nuovo indirizzo culturale. Per l’arte contemporanea italiana, un piccolo esperimento da osservare con attenzione: perché talvolta, per trovare una nuova voce, non serve alzare il volume. Basta cambiare frequenza.

Questo testo è stato revisionato con AI

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