Al V&A di Londra, con la curatela di Maria Cristina Didero, Craft x Tech Tokai Project mette in dialogo sei antiche tradizioni artigianali giapponesi con altrettanti creatori internazionali. Un progetto in cui il saper fare diventa materia per ripensare il design contemporaneo
Che cosa accade quando una tradizione artigianale antica incontra la tecnologia, la ricerca e la sensibilità di alcuni dei più interessanti creatori contemporanei? È intorno a questa domanda che nasce Craft x Tech Tokai Project, progetto che dal 12 al 30 settembre 2026 arriva a Londra, negli spazi del Victoria and Albert Museum, in occasione della London Design Festival. Una scelta tutt’altro che casuale: il V&A, uno dei massimi musei internazionali dedicati alle arti applicate, al design e alla cultura materiale, rappresenta infatti il contesto ideale per riflettere sul rapporto tra patrimonio e innovazione.
Dopo una prima presentazione al Festival, Craft x Tech torna dunque protagonista a Londra con una mostra che riunisce sei territori della regione giapponese del Tokai e sei creator di fama internazionale, chiamati a lavorare insieme per trasformare tecniche, materiali e conoscenze tramandate nel tempo in altrettante opere contemporanee.
Il punto interessante del progetto è proprio nel superamento di una contrapposizione che per molto tempo ha caratterizzato il dibattito sul design: da una parte la tradizione, dall’altra l’innovazione. Qui, invece, le due dimensioni non vengono messe in competizione, ma considerate come parti di uno stesso processo. La tecnologia non sostituisce il gesto dell’artigiano e l’artigianato non viene trattato come un reperto del passato. Al contrario, entrambi diventano strumenti per immaginare nuove possibilità.
È una prospettiva particolarmente significativa se applicata al Giappone, dove il concetto di tradizione non coincide necessariamente con quello di immobilità. Il patrimonio artigianale è un sistema vivo, fatto di tecniche, materiali, gesti e conoscenze che possono continuare a evolversi senza perdere la propria identità. Craft x Tech parte proprio da qui: dalla possibilità di preservare il sapere attraverso la sua trasformazione.
La mostra londinese presenta così sei lavori nati da altrettante collaborazioni tra artigiani e creativi. Il progetto diventa una sorta di laboratorio internazionale nel quale culture differenti si incontrano e si contaminano. Non si tratta semplicemente di applicare una tecnologia a un manufatto tradizionale, ma di mettere in discussione il modo stesso in cui guardiamo alla materia, alla produzione e all’idea di oggetto.

Seto Sometsuke Yaki × Eugene Kangawa, EUGENE STUDIO
(Tokai)
La scelta del V&A South Kensington, nella Medieval & Renaissance Room 64b, The Simon Sainsbury Gallery, aggiunge un ulteriore livello di significato. Le opere contemporanee entrano infatti in dialogo con uno dei più importanti patrimoni museali dedicati alla cultura materiale europea e internazionale. È come se il passato e il presente si trovassero nello stesso spazio non per raccontarsi una storia già scritta, ma per verificare cosa possa ancora nascere dall’incontro fra conoscenza e sperimentazione.
Il progetto è stato selezionato tra gli Special Projects della London Design Festival 2026, manifestazione giunta alla sua 24ª edizione e ormai tra gli appuntamenti più importanti al mondo per il design. Il tema dello scambio internazionale e il rinnovato interesse per il craft rendono particolarmente attuale la presenza di Craft x Tech, che propone una visione del design capace di attraversare confini geografici e disciplinari.
A guidare la dimensione curatoriale è Maria Cristina Didero, che accompagna il progetto nella sua riflessione sul futuro del fare. Ed è proprio il verbo “fare” a essere forse la parola chiave di questa esperienza: fare come conoscenza manuale, come ricerca, come sperimentazione e, soprattutto, come possibilità di costruire un ponte tra generazioni.
La mostra resterà aperta oltre i giorni ufficiali della London Design Festival, fino al 30 settembre, con ingresso gratuito. Un’occasione per vedere come sei tradizioni giapponesi possano diventare altrettanti punti di partenza per una riflessione molto contemporanea. Perché il vero futuro dell’artigianato, forse, non consiste nel conservare intatto ciò che abbiamo ricevuto, ma nel trovare il modo di farlo continuare a vivere.
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