Nuove commissioni, riallestimenti, acquisizioni e progetti educativi ridisegnano per l’autunno 2026 il rapporto tra il museo e il proprio patrimonio
Che cosa significa oggi costruire una collezione pubblica? La domanda è al centro della nuova stagione del Castello di Rivoli, che per l’autunno 2026 sceglie di mettere la propria raccolta non sullo sfondo, ma al centro del progetto museale. Il principio è quello di una collezione intesa non come patrimonio immobile da conservare, bensì come organismo vivo, continuamente sottoposto a nuove interpretazioni, acquisizioni, commissioni e riallestimenti.
È una prospettiva che trova una prima espressione nella terza edizione di Inserzioni, il programma ideato dal direttore Francesco Manacorda che invita artisti contemporanei a confrontarsi con l’architettura incompiuta del Castello e con le opere della Collezione. Dal 25 settembre saranno presentate nuove commissioni di Haris Epaminonda, Christelle Oyiri e Sung Tieu, tre artiste che, attraverso linguaggi differenti, interrogano il rapporto tra spazio, identità, memoria e appartenenza.
Epaminonda mette in relazione la Sala Juvarra del Castello con Casa Mollino, creando un dialogo tra due concezioni dello spazio profondamente diverse ma accomunate dalla capacità dell’architettura di costruire e rappresentare identità. Sung Tieu realizza invece un’installazione site-specific che riflette sui meccanismi attraverso i quali la memoria collettiva si radica negli spazi e nelle strutture che abitiamo. Christelle Oyiri guarda infine alla Piramide di Memphis come a un simbolo capace di attraversare cinema, scultura, cultura popolare e immaginari della diaspora nera, interrogandosi sulla trasformazione dei luoghi della fede in immagini e spettacolo.
Se Inserzioni rappresenta il museo come luogo di produzione del presente, il nuovo riallestimento dell’Arte povera ne riafferma la funzione di custode di una memoria che continua a produrre significato. È uno dei nuclei identitari del Castello di Rivoli, la cui stessa nascita nel 1984 fu fortemente sostenuta dall’importanza internazionale raggiunta dal movimento. Le opere di Alighiero Boetti, Piero Gilardi e Michelangelo Pistoletto, insieme a quelle di Giovanni Anselmo, Pier Paolo Calzolari, Jannis Kounellis, Mario Merz, Giuseppe Penone e Gilberto Zorio, vengono ora ripensate attraverso spazi autonomi, con una sala dedicata a Emilio Prini prevista da ottobre. Sempre da ottobre, una sala sarà dedicata per la prima volta a Carol Rama, riconoscendo il ruolo di Torino nella storia della ricerca artistica italiana del Novecento.
La Collezione diventa anche luogo di relazione tra artisti, collezionisti e istituzione. È il caso di Giulio Paolini: In due atti, progetto curato da Marcella Beccaria e Andrea Viliani e dedicato alla memoria del collezionista Gino Viliani. Le installazioni Contemplator enim e In esilio diventano dispositivi ambientali destinati ad accogliere, dal prossimo ottobre, opere appartenute a Viliani e promesse in dono al Museo. La sala si trasforma così in una sorta di palcoscenico nel quale si incontrano studio dell’artista, casa del collezionista e spazio museale.

A completare il quadro è Il Castello Incantato, progetto educativo costruito con il coinvolgimento dei più giovani, concepiti non soltanto come pubblico del futuro ma come interlocutori del museo presente. Accanto alle opere di John Baldessari, William Kentridge, Otobong Nkanga e Paola Pivi, la nuova edizione presenta dream.lab di Rivane Neuenschwander, sviluppato anche a partire dai disegni realizzati dai bambini del territorio. Nel percorso trova spazio anche un omaggio a Remo Salvadori, scomparso durante la preparazione del progetto, con La stanza delle tazze del 1985-86 e opere provenienti dall’Archivio dell’artista.
Infine, dal 24 settembre, il Castello ospita le opere vincitrici del Premio Piero Siena 2026, assegnato a Stefano Bernardi per il Museo di Rivoli e a Samira Mosca per Museion. L’opera di Bernardi entrerà nella Collezione permanente del Castello.

È proprio questo intreccio a definire la stagione 2026: al Castello di Rivoli conservare non significa semplicemente proteggere ciò che esiste, ma continuare ad attivarlo. Una collezione pubblica, in questa prospettiva, non è un punto di arrivo. È uno strumento attraverso il quale un museo può produrre il presente, interrogare il passato e costruire nuove possibilità per il futuro.




