A oltre trent’anni dall’ultima personale nella città americana, dodici sculture raccontano il rapporto viscerale tra l’artista umbro e la materia ceramica. La mostra nasce dalla collaborazione tra Lévy Gorvy Dayan e Galleria dello Scudo.
New York torna a rendere omaggio a Leoncillo Leonardi (1915-1968), tra i più importanti scultori italiani del Novecento. Dal 4 novembre al 19 dicembre 2026, Lévy Gorvy Dayan presenta Leoncillo and the Soul of Clay, una mostra realizzata in collaborazione con Galleria dello Scudo di Verona, che segna la prima esposizione personale dell’artista nella città americana da oltre tre decenni. In mostra dodici sculture storicamente significative, concentrate soprattutto sull’ultima e radicale stagione della sua ricerca, tra la fine degli anni Cinquanta e gli anni Sessanta.
Nato a Spoleto nel 1915, Leoncillo aveva sviluppato fin dall’infanzia un rapporto privilegiato con la ceramica. Dopo gli esordi figurativi, influenzati dal Barocco e dal Cubismo, nel 1957 attraversa una profonda crisi artistica che lo conduce ad abbandonare la tradizione realista per intraprendere una ricerca astratta, nella quale la materia diventa protagonista assoluta. Terracotta e argilla non sono più semplici strumenti espressivi, ma assumono il valore di una vera e propria estensione fisica ed emotiva dell’artista. «L’argilla è come la mia stessa carne», scriveva, descrivendo un’identificazione profonda tra il proprio corpo e la materia lavorata.

Tra le opere presentate figurano San Sebastiano nero (1962), appartenente al ciclo dedicato al martire cristiano, e Tempo ferito II (1963), già esposta alla Biennale di Venezia del 1972. Entrambe erano state presentate a New York nel 1965, in occasione della personale alla Galleria Odyssia. La mostra riporta inoltre l’attenzione su una stagione fondamentale della scultura italiana, nella quale Leoncillo seppe superare la contrapposizione tra figurazione e astrazione attraverso una ricerca di straordinaria intensità espressiva.
Una parte delle opere arriva dalla prestigiosa collezione di Fabio Sargentini, protagonista della scena artistica romana e gallerista che ha contribuito alla valorizzazione dell’artista. L’esposizione sarà accompagnata da un catalogo illustrato con saggi critici di specialisti.

Per Galleria dello Scudo, da anni impegnata nello studio e nella promozione dell’arte italiana del Novecento, la collaborazione con Lévy Gorvy Dayan rappresenta un’importante occasione di valorizzazione internazionale. Un ritorno significativo per un artista che, a quasi sessant’anni dalla scomparsa, continua a interrogare il rapporto tra corpo, materia e forma.




