Al Museo Nazionale Romano una mostra immersiva sull’Egitto romano tra videoarte e nuove tecnologie
Dal 3 luglio al 15 novembre 2026 l’Aula Ottagona delle Terme di Diocleziano del Museo Nazionale Romano ospita AEGYPTUS – Dal Nilo al Mediterraneo. Oasi e deserto in epoca romana, un progetto espositivo che prova a superare il modello della tradizionale mostra archeologica, intrecciando reperti, videoarte e intelligenza artificiale.
Promossa dal Ministero della Cultura, l’esposizione racconta un capitolo ancora poco noto della storia del Mediterraneo: la presenza romana nelle oasi del deserto occidentale egiziano tra il I secolo a.C. e il V secolo d.C. Il percorso alterna materiali archeologici provenienti dalle collezioni del Museo Nazionale Romano e opere recuperate dal Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale a un articolato impianto multimediale.
Fulcro della mostra è una grande installazione audiovisiva composta da tre narrazioni. La prima è l’opera di videoarte realizzata da Studio Convertino, che restituisce un’interpretazione immersiva dei siti archeologici attraverso ricostruzioni digitali, immagini in movimento e paesaggi sonori. Segue un documentario dedicato alle missioni archeologiche italiane in Egitto, mentre il percorso si conclude con I Doni della Grande Oasi, cortometraggio realizzato con l’intelligenza artificiale da Riccardo Boccuzzi, che ricostruisce la vita quotidiana di un’oasi romana del IV secolo d.C. attraverso lo sguardo di una bambina.

Più che utilizzare l’IA come semplice espediente spettacolare, il progetto la impiega come strumento di divulgazione, traducendo le più recenti acquisizioni della ricerca archeologica in un linguaggio accessibile a un pubblico ampio. È un approccio che riflette una tendenza sempre più diffusa nei musei: integrare tecnologie immersive e rigore scientifico per ampliare le modalità di fruizione del patrimonio.
L’operazione appare significativa anche perché sposta l’attenzione dall’Egitto dei faraoni a quello romano, restituendo centralità a territori di confine dove commerci, religioni e culture si sono incontrati per secoli. Un tema che dialoga con le attuali riflessioni sul Mediterraneo come spazio di connessione e scambio, offrendo una lettura contemporanea della ricerca archeologica senza rinunciare alla solidità scientifica.




