Nel fitto calendario della Biennale Internazionale d’Arte di Venezia, dove l’arte contemporanea globale si misura con il proprio presente, esiste uno spazio che non si definisce attraverso padiglioni, ma attraverso la parola, l’ascolto e il confronto. È l’African Art in Venice Forum (AAVF), una piattaforma discorsiva pubblica e gratuita che, a cadenza biennale, si inserisce nella settimana inaugurale della Biennale per interrogare il ruolo e la percezione dell’arte africana contemporanea e delle sue diaspore.
Una piattaforma per colmare un’assenza
Nato nel 2017 e prodotto dall’organizzazione non profit African Art Dialogues, il Forum si configura fin dall’inizio come un dispositivo critico più che espositivo. In un contesto come quello veneziano, dove la geografia culturale è ancora in larga parte scandita dai padiglioni nazionali, molte realtà artistiche africane restano ai margini, invisibili o frammentate. L’AAVF interviene su questa lacuna strutturale, creando uno spazio condiviso di confronto e narrazione alternativa.
Nel corso delle sue prime tre edizioni, il Forum ha riunito oltre duecento relatori provenienti da cinque continenti e coinvolto più di trentamila partecipanti tra professionisti, ricercatori e appassionati, sia in presenza sia online. Numeri che evidenziano una necessità reale: ampliare il discorso sull’arte africana contemporanea oltre i circuiti istituzionali consolidati. La scelta di non produrre mostre, ma di concentrarsi esclusivamente sul dialogo, definisce l’identità stessa del progetto.
Edizione 2026: oltre la visibilità
L’edizione 2026, ospitata durante la 61ª Biennale, segna un ulteriore consolidamento di questa traiettoria, grazie alla collaborazione con Strauss & Co e con lo Smithsonian National Museum of African Art. Il Forum si articola come una giornata di incontri, talk e scambi dedicati alla riflessione collettiva tra artisti, curatori e operatori culturali.
Il tema scelto per quest’anno, Beyond Visibility: A Method of Inquiry, suggerisce un cambio di prospettiva significativo. La visibilità non è più considerata un traguardo, ma un punto di partenza critico. In un momento in cui il sistema dell’arte internazionale sembra aprirsi a narrazioni globali più ampie, il Forum invita a interrogarsi su cosa la visibilità renda possibile e su quali dinamiche continui invece a escludere.
Come sottolinea il fondatore Neri Torcello, l’arte africana non è un campo chiuso né omogeneo, ma un insieme dinamico di pratiche attraversate da temporalità sovrapposte e appartenenze culturali multiple. Un campo che resiste alle categorizzazioni rigide e richiede nuovi strumenti di lettura.
Un ecosistema più inclusivo
Il contributo dello Smithsonian National Museum of African Art rafforza ulteriormente questa impostazione, ponendo l’accento su un approccio centrato sugli artisti e sulle molteplici interpretazioni dei concetti di “Africa” e “arte”. L’AAVF si afferma così come un’infrastruttura culturale immateriale, fondata sul dialogo e sull’ascolto reciproco.
All’interno della Biennale, dove la visibilità è spesso mediata da strutture nazionali e logiche geopolitiche, l’African Art in Venice Forum agisce come un controcampo necessario. Non un padiglione, ma uno spazio critico in cui il discorso si apre, si complica e si condivide.






