Chagall, Pomodoro e Ghirri: i protagonisti dell’asta Great Masters from Modern to Contemporary Art di Catawiki

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La prossima asta Catawiki Great Masters from Modern to Contemporary Art (dal 10 al 20 aprile) si articola in quattro dipartimenti che riflettono un’impostazione chiara: costruire un percorso attraverso linguaggi e generazioni, senza forzature, ma con attenzione alla qualità delle opere selezionate.

Grafica: visioni su carta

Dino Buzzati_Vecchia auto

Nel dipartimento curato da Silvia Possanza, la selezione mette in dialogo immaginari molto diversi. La serie completa Vecchia Auto (1968) di Dino Buzzati colpisce per la costruzione quasi narrativa delle quattro immagini. Non si tratta di variazioni decorative, ma di un vero montaggio visivo: dettagli ingranditi, prospettive distorte e frammenti di figura umana si alternano all’automobile, che appare ora come presenza meccanica, ora come elemento quasi organico. Il segno netto e i colori piatti — tra verdi, ocra e neri — rafforzano un’estetica che guarda tanto all’illustrazione quanto a una sensibilità proto-pop, mantenendo però una tensione più inquieta.

Con Marc Chagall, L’inspiration (1976) introduce un registro completamente diverso. Qui la composizione è densa, quasi satura: figure, oggetti e simboli si sovrappongono in un flusso continuo, senza un vero centro gerarchico. Il tratto litografico, morbido ma stratificato, costruisce una scena densa in cui figure, oggetti e simboli si sovrappongono senza una gerarchia rigida. La figura femminile emerge come fulcro visivo, circondata da elementi che rimandano a un universo intimo e immaginato, tipico del linguaggio di Chagall, dove memoria, affettività e dimensione fantastica convivono nello stesso spazio.

Christo & Jeanne-Claude (1935-2020) – Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Wrapped, Project for Rome, from Monuments (1968)

Più essenziale, ma altrettanto incisiva, è la serigrafia di Christo and Jeanne-Claude per il progetto della Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma (1968). L’immagine lavora per sottrazione: l’edificio, completamente avvolto, perde ogni dettaglio architettonico per diventare volume puro. Le linee delle corde che attraversano la superficie introducono una tensione grafica che rompe la staticità del blocco, mentre la scala — suggerita dalle piccole figure umane — restituisce la dimensione reale dell’intervento. È un’immagine che funziona sia come documento sia come sintesi visiva del loro approccio.

Opere uniche: materia e identità

Antonio Bueno (1918-1984) – Fanciulla Bionda

Il dipartimento delle opere uniche, seguito da Giulia Couzza, si concentra su una linea novecentesca ben definita. La Fanciulla Bionda di Antonio Bueno si impone per equilibrio formale e coerenza stilistica. La figura, costruita con linee morbide e volumi semplificati, sembra appartenere a un tempo indefinito: non è ritratto né idealizzazione, ma una presenza che trattiene una dimensione introspettiva, tipica del realismo magico dell’artista.

Arnaldo Pomodoro (1926) – Rilievo (2002)

Il Rilievo (2002) di Arnaldo Pomodoro rappresenta invece una delle declinazioni più riconoscibili della sua ricerca. La superficie levigata, quasi perfetta, viene interrotta da aperture e fratture che rivelano una complessità interna. È un linguaggio ormai iconico, ma che continua a funzionare proprio per questa tensione tra controllo geometrico e disordine nascosto.

Con Mimmo Rotella e Regia (1990), il discorso si sposta sull’immagine mediatica. Il décollage, nato come gesto di sottrazione, conserva qui tutta la sua forza: il manifesto cinematografico non viene semplicemente utilizzato, ma trasformato in superficie stratificata, dove il tempo — e il consumo visivo — restano visibili.

Emergenti: tra immagine e ricerca

Sonny Insinna_Ariadne’s Thread, The Game of Freedom (2026)

Tra gli artisti contemporanei nel dipartimento curato da Maurizio Buquicchio, il lavoro di Sonny Insinna si distingue per scala e immediatezza visiva. Ariadne’s Thread, The Game of Freedom (2026) utilizza un’immagine forte — il toro — ma evita una lettura didascalica: il rapporto con il filo rosso resta aperto, quasi ambiguo, lasciando spazio a una riflessione più ampia su destino e possibilità.

Più teorico è il lavoro di Francesco Pizzocchero, che si muove tra estetica e sistemi di potere, mentre Daniele Cestari e Carlo Ferrari mostrano due modalità diverse di confrontarsi con la pittura: da un lato una visione più materica e urbana, dall’altro una ricerca legata alla luce e alla tradizione tecnica.

Carlo Ferrari – Studio in rosso

Fotografia: tra concetto e paesaggio

John Baldessari (1931 – 2020) – Throwing three balls in the air to get a straight line

Chiude l’asta il dipartimento fotografico curato da Elena Vaninetti, si muove lungo una linea chiara, che mette in relazione approcci molto diversi ma complementari: dalla riflessione concettuale alla costruzione di un paesaggio intimo.

John Baldessari è presente con Throwing Three Balls in the Air to Get a Straight Line, lavoro emblematico della sua pratica. La sequenza delle immagini, che documenta un’azione tanto semplice quanto impossibile da controllare pienamente, introduce un cortocircuito tra intenzione e risultato. La linea “retta” evocata nel titolo non si realizza mai davvero: ciò che resta è una serie di tentativi, in cui il caso entra a far parte del processo. In questo senso, l’opera non è solo documentazione di una performance, ma una riflessione sul limite dell’immagine come strumento di ordine.

Con Michael Kenna il registro cambia radicalmente. Deckchairs, Bournemouth (1983) è costruita su una riduzione estrema degli elementi: poche sedie, un orizzonte quasi impercettibile, una gamma tonale compressa. La fotografia si sviluppa attorno a un equilibrio molto preciso tra pieni e vuoti, dove la presenza umana è evocata ma non visibile. L’immagine non descrive un luogo, ma lo trasforma in uno spazio mentale, sospeso e silenzioso, in linea con la poetica dell’autore.

Luigi Ghirri_Collina

Infine, Luigi Ghirri con La collina propone una riflessione più sottile sul paesaggio. A prima vista l’immagine appare semplice, quasi neutra, ma è proprio in questa apparente immediatezza che si inserisce il lavoro di Ghirri: il paesaggio è costruzione culturale, fatto di segni, limiti e punti di vista. L’uso del colore, mai spettacolare, e la composizione rigorosa trasformano una scena ordinaria in una superficie di osservazione, dove lo sguardo è guidato senza essere imposto.

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