Ad Anacapri la decima edizione della manifestazione curata da Arianna Rosica e Gianluca Riccio riflette sul ruolo dell’osservatore nell’epoca delle immagini digitali e dell’intelligenza artificiale
Dal 6 settembre al 3 novembre 2026 torna ad Anacapri il Festival del Paesaggio, una delle manifestazioni più interessanti del panorama italiano dell’arte contemporanea, che celebra quest’anno la sua decima edizione. Un traguardo importante per un progetto nato dalla visione curatoriale di Arianna Rosica e Gianluca Riccio, capaci in quasi un decennio di costruire un appuntamento di grande qualità, in dialogo costante con il territorio e con le trasformazioni della ricerca artistica contemporanea.
Rosica, collaboratrice di Collezione da Tiffany, giornalista e curatrice, già per anni al fianco di Giancarlo Politi in Flash Art, insieme a Gianluca Riccio ha saputo trasformare il Festival del Paesaggio in un osservatorio privilegiato sui temi che attraversano il nostro presente. Nel corso delle diverse edizioni la manifestazione ha ospitato artisti di assoluto rilievo internazionale, confermandosi come un luogo capace di intrecciare sperimentazione, storia e riflessione critica. Tra i protagonisti delle passate edizioni anche Alessandro Mendini, uno dei grandi maestri della cultura progettuale italiana, che ha contribuito ad ampliare il dialogo tra arte, architettura e paesaggio.
Il titolo scelto per la decima edizione è The Observer, un progetto che invita a interrogarsi non soltanto su ciò che vediamo, ma soprattutto su chi guarda e sulle modalità attraverso cui costruiamo la nostra percezione del mondo. In un’epoca dominata dalla produzione incessante di immagini digitali e dall’utilizzo crescente di sistemi di visione artificiale, il Festival propone una riflessione sulla responsabilità dello sguardo e sul ruolo dell’osservatore contemporaneo.
© courtesy of the artist, Fondazione In Between Art Film and Galerie Imane

Foto Cristian Timpone. Courtesy l’artista e Mazzoleni
La mostra riunirà le opere di Francis Alÿs, Ali Cherri, Irene Fenara, Andrea Francolino, Eva Giolo, Elisa Sighicelli, Luca Vitone e Klara Zetterholm, artisti accomunati da una ricerca che affronta il rapporto tra individuo, memoria, ambiente e costruzione delle immagini. Attraverso installazioni, fotografie, video e interventi site specific, il percorso espositivo inviterà il pubblico a confrontarsi con il paesaggio non come semplice scenario, ma come spazio vivo di relazione e conoscenza.
Il cuore della manifestazione sarà ancora una volta Villa San Michele, la straordinaria dimora fondata dal medico e scrittore svedese Axel Munthe, luogo simbolico dove natura, storia e cultura convivono da oltre un secolo. Proprio qui si svilupperà il progetto principale del Festival, arricchito da una serie di iniziative speciali.
Tra queste torna The Flag Project, il progetto di arte pubblica giunto alla quarta edizione dopo gli interventi di Ibrahim Mahama, Claire Fontaine e Sislej Xhafa. Per il 2026 Andrea Francolino realizzerà tre grandi bandiere destinate a sostituire quelle italiana, svedese ed europea collocate davanti a Villa San Michele, accompagnando l’intervento con una performance aperta alla partecipazione del pubblico.

courtesy the artist, elephy
Per la prima volta il Festival ospiterà inoltre un calendario di screening all’aperto dedicato a brevi video d’artista, trasformando il giardino di Villa San Michele in un luogo di visione condivisa.
Completa il programma la seconda edizione del Jumeirah Capri Palace Award, premio annuale dedicato alle arti visive nato dalla collaborazione tra i curatori, Jumeirah Capri Palace Hotel e alcune autorevoli personalità del mondo dell’arte e della cultura. La giuria sarà presieduta dal critico e curatore francese Nicolas Bourriaud e comprenderà Claudio Cerasa, Brunella Trimarco, Ermanno Zanin e Marco Zappalorto.


Con The Observer, il Festival del Paesaggio conferma la propria vocazione: utilizzare il paesaggio come strumento critico per leggere il presente, mettendo in relazione arte e società, memoria e futuro, natura e nuove tecnologie. Un appuntamento che, dopo dieci anni di attività, continua a dimostrare come anche un luogo apparentemente periferico possa diventare un centro internazionale di produzione e riflessione culturale.




