Lo stato dell’arte italiana nel mondo tra percezione estera e mercato

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Il primo semestre del 2026 ha consegnato al comparto fine art raffiche di record grazie all’immissione sul mercato di autentici capolavori americani – in primis – ed europei, opere dall’eccellente pedigree, eppure tra queste nessuna presenza italiana. Le transazioni multimilionarie avvenute in occasione delle evening sales newyorchesi e tra gli stand di Art Basel sono indubbiamente indicative di una rinnovata fiducia dei collezionisti globali, tuttavia non possiamo non considerare il fatto che i risultati da Guinness dei primati vadano circoscritti al segmento ultra-high-end.

L’ecosistema dell’arte è in sofferenza se lo si analizza mettendo in relazione prospettive che ricomprendano i protagonisti dell’intera filiera, gallerie mid e relative opere di fascia media in testa che sembrano ormai viaggiare su un binario parallelo, in special modo rispetto al mercato secondario delle major Christie’s, Sotheby’s, Phillips.

Gli artisti mid career e gli ultra contemporanei hanno subito una significativa battuta d’arresto, si tratta per certi versi di un necessario ridimensionamento della bolla speculativa in atto negli ultimi anni, eppure tale tendenza è specchio di una manifesta crisi della produzione artistica contemporanea che, ad oggi, sia a livello internazionale ma soprattutto nazionale, fatica ad essere intercettata e valorizzata appieno dalle istituzioni culturali e dal mercato. 

Se il record, questa volta negativo, di assenze di artisti italiani alla Biennale di Venezia ha suscitato sconcerto e polemiche, quanto accaduto è da inquadrare in una più ampia disamina circa la percezione estera nei riguardi degli artisti italiani.

A tal proposito risulta particolarmente interessante il testo di recente pubblicazione “Noi nel mondo. Indagine sulla percezione estera dell’arte contemporanea italiana” promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura e dalla Fondazione La Quadriennale di Roma, volume nel quale Christian Caliandro attraverso interlocuzioni a direttori di museo, curatori, artisti, galleristi e studiosi, propone una riflessione critica sul ruolo dell’Italia nel sistema dell’arte globale.

La cover del libro di Christian Caliandro, Noi nel mondo. Indagine sulla percezione estera dell’arte contemporanea italiana, Marsilio Arte, Venezia 2026 (cover photo)

Laddove in un tempo non troppo lontano erano le koinè nazionali a trainare il racconto contemporaneo e il mercato, vedi in ambito italiano i movimenti dell’Arte Povera o della Transavanguardia, oggi gli artisti che riescono a valicare i confini nazionali ottenendo riconoscimento istituzionale ed economico risultano essere delle monadi, citiamo Cattelan per tutti. Se il “Made in Italy” risulta ancora trainante in molti settori del sistema paese non lo è più, a quanto pare, per il sistema dell’arte. 

La crisi della critica ha inoltre contribuito a dissolvere la rete di relazioni curatoriali e istituzionali che aveva reso celebri i protagonisti dei movimenti dell’arte italiana del secondo Novecento e la globalizzazione ha inevitabilmente concorso a rendere vacue le identità nazionali. Biennali e musei dedicati al contemporaneo si sono poi moltiplicati in ogni continente e nuove aree culturali dall’Africa al Medio Oriente, dall’Asia sud-orientale all’America Latina sono entrate stabilmente nel dibattito internazionale.  

Il mercato gioca indubbiamente un ruolo altrettanto determinante nell’accreditamento degli artisti italiani sulla scena globale. Le grandi fiere internazionali, in concerto con le Biennali, sono i luoghi nei quali oggi si costruisce la gran parte della reputazione degli artisti e se le gallerie italiane mantengono un ruolo rilevante sulla piazza internazionale, le proposte delle scuderie si concentrano ancora prevalentemente su artisti italiani storicizzati.Tra i punti di critica emergono anche note positive quali ad esempio l’istituzione dell’ Italian Council e la crescita di residenze per i giovani artisti, rimane tuttavia auspicabile e necessario un maggior dialogo tra istituzioni e mercato. Per chiudere, con un pizzico di sano sciovinismo, segnaliamo due importanti nomine italiane a capo di istituzioni di grande rilevo nazionale e internazionale, Eugenio Viola nuovo direttore del Madre di Napoli e Massimiliano Gioni direttore del New Museum di New York. Ad maiora!

Chiara Mastelli
Chiara Mastelli
Art consultant, ha all’attivo collaborazioni con gallerie, case d’asta e fondazioni. Specializzata in mercato primario e secondario con focus in arte moderna e contemporanea ha approfondito le differenti branche del sistema dell’arte attraverso un’ Alta formazione in diritto dell’arte presso Università Sant’ Anna di Pisa, un’ Alta formazione in Contemporary Art Markets presso Naba Milano e in curatela d’archivio d’artista presso AitArt Milano. E’ consulente per collezionisti privati e aziende.

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