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venerdì, Maggio 20, 2022

Venezia: breve guida al “fuori Biennale”

del

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Mentre la 59. Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia, visitata per noi in anteprima da Lucia Longhi, apre al pubblico, diamo uno sguardo alle tante mostre che, come da tradizione, hanno aperto i battenti assieme alla più celebre delle Biennali.

Iniziamo da Palazzo Franchetti dove è allestita, tra le altre cose, la mostra Antoni Clavé. Lo spirito del guerriero. Curata da Aude Hendgen – storica dell’arte e responsabile degli Archivi Antoni Clavé – e Sitor Senghor, l’esposizione riporta a Venezia uno degli artisti che ha fornito una delle interpretazioni più riuscite e originali di come attraversare il confine tra figurazione e astrazione.

La mostra, al primo piano nobile del Palazzo sede della ACP – Art Capital Partners, si compone di una cinquantina di opere tra dipinti e sculture anche di grandi dimensioni, selezionate per esplorare uno dei temi più cari all’artista spagnolo scomparso nel 2005: quello dei guerrieri.

Antoni Clavé, Eadward, 1968, arazzo-assemblaggio, cm. 246 × 174 Collezione privata © François Fernandez

A soli 6 minuti a piedi da Palazzo Franchetti abbiamo Palazzo Venier dei Leoni, sede della Collezione Peggy Guggenheim che dal 9 aprile ospita la stupenda mostra Surrealismo e magia. La modernità incantata, frutto di una collaborazione con il Museum Barberini e realizzata a partire dal superbo patrimonio di opere surrealiste della Collezione, arricchito, per l’occasione da opere provenienti da oltre 40 grandi istituzioni internazionali e collezioni private.

Composta da una sessantina di opere, a cura di Gražina Subelytė, l’esposizione offre un’ampia ed esaustiva panoramica del Surrealismo nel suo complesso e, per la prima volta in una mostra internazionale, prende in esame gli innumerevoli modi in cui la magia e l’occulto ne hanno caratterizzato lo sviluppo.

© “Surrealismo e magia. La modernità incantata”, 9 aprile – 26 settembre, 2022. Collezione Peggy Guggenheim. Photo Matteo De Fina

Lasciata la Collezione Peggy Guggenheim, 5 minuti a piedi e siamo in Campo della Carità. Qui, alle Gallerie dell’Accademia è ospitata, fino al 9 ottobre, la straordinaria mostra dedicata ad Anish Kapoor curata da Taco Dibbits, direttore del Rijksmuseum di Amsterdam, il cui allestimento si estende anche ad una seconda sede: lo storico Palazzo Manfrin nel sestiere di Cannaregio. La mostra, nel suo complesso, rappresenta l’intera gamma visionaria della pratica di Kapoor, la sua sensibilità pittorica e la sua abilità scultorea.

Alle Gallerie dell’Accademia, nello specifico, Anish Kapoor presenta una serie di lavori fondamentali, dalle sculture degli esordi eseguite col pigmento, come 1000 Names, alle opere sul vuoto, fino a sculture mai viste prima create con il Kapoor Black, un materiale nanotecnologico innovativo, una sostanza talmente scura da assorbire più del 99,9% della luce visibile. Mentre le opere nella sede di Palazzo Manfrin completano questa rassegna con un’ulteriore importante selezione di opere di grandi dimensioni e che sfuggono a ogni definizione tradizionale.

Una delle opere di Anish Kapoor in mostra nella doppia mostra di Venezia

Usciti dalla mostra dedicata all’artita britannico, vicino Ponte dell’Accademia, prendete il vaporetto 1, in direzione Piazzale Roma, e in 6 minuti arrivate in San Tomà da dove è possibile raggiungere, molto rapidamente, la Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Ca’ Pesaro sede, durante la Biennale, della bellissima mostra: Afro. 1950-1970. Dall’Italia all’America e ritorno / From Italy to America and Back, a cura di Elisabetta Barisoni e Edith Devaney.

Con quarantacinque capolavori provenienti da musei internazionali e da importanti collezioni private, scelte a dialogare con disegni e materiali d’archivio, la mostra rende omaggio ad Afro Basaldella, protagonista indiscusso dell’astrazione non solo italiana. L’iniziativa, organizzata in collaborazione con la Fondazione Archivio Afro, ripercorre le fasi cruciali di un percorso che dagli anni Cinquanta in poi registra ampi consensi in America e si intreccia con l’esperienza di personalità quali Cy Twombly, Philip Guston, Robert Rauschenberg, Conrad Marca-Relli e Willem de Kooning.

Afro, Stagione nell’Ovest, 1956, collezione privata. Courtesy: Galleria dello Scudo

Tornando a San Tomà in 20 minuti, sempre col vaporetto 1 (direzione Lido), si arriva in Campo della Salute da dove è possibile raggiungere, in pochi passi, la Fondazione Emilio e Annabianca Vedova dove è allestita, fino al 30 ottobre, la mostra Rainer-Vedova: Ora, a cura di Helmut Friedel e Fabrizio Gazzarri.

La mostra, allestita nelle due sedi al Magazzino del Sale e nello Spazio Vedova, offre un’occasione di confronto tra i due protagonisti della ricerca artistica europea del secondo dopoguerra. Emilio Vedova e Arnulf Rainer, pur appartenenti a generazioni e contesti culturali diversi, sono al centro di una doppia esposizione che pone in evidenza gli elementi di tangenza tra i due artisti, legati da una lunga amicizia e destinati a condividere un’analoga posizione critica e responsabile nei confronti delle vicende del loro tempo. 

Una vista della mostra “Rainer-Vedova: Ora“, alla Fondazione Emilio e Annabianca Vedova ‍(foto Ela Bialkowska OKNOstudio)

Infine, concludiamo questa nostra selezione, con una visita al Complesso dell’Ospedaletto e alla Chiesa di Santa Maria dei Derelitti dove la Fondazione In Between Art Film presenta la sua prima mostra, Penumbra. Curata da Alessandro Rabottini e Leonardo Bigazzi – rispettivamente Direttore Artistico e Curatore della Fondazione – Penumbra presenterà otto nuove installazioni video commissionate a Karimah Ashadu (1985, Regno Unito), Jonathas de Andrade (1982, Brasile), Aziz Hazara (1992, Afghanistan), He Xiangyu (1985, Cina), Masbedo (Nicolò Massazza, 1973 e Iacopo Bedogni, 1970, Italia), James Richards (1983, Regno Unito), Emilija Škarnulytė (1987, Lituania) e Ana Vaz (1986, Brasile).

Prendendo ispirazione dall’atmosfera rarefatta di Venezia e dall’architettura ibrida dell’Ospedaletto e della Chiesa di Santa Maria dei Derelitti, la mostra è pensata come un dispositivo scenico in cui l’architettura e la sua storia, il suono, le immagini e gli interventi spaziali temporanei sono in dialogo reciproco.

Una vista della mostra Penumbra, allestita negli spazi del Complesso dell’Ospedaletto e alla Chiesa di Santa Maria dei Derelitti a Venezia

Il concetto di “penombra” è qui esplorato secondo una doppia valenza: da una parte, sul piano materiale l’assenza di luce è la condizione necessaria affinché le immagini in movimento siano visibili; dall’altra, sul piano metaforico la semi- oscurità è interpretata come una soglia, come luogo di transizione all’interno del quale i contorni e le sembianze delle cose sfumano tra loro.

Intesa come lo spazio che abitiamo tanto al sopraggiungere della notte quanto all’annuncio di una nuova alba, la penombra ridefinisce la distinzione tra ciò che è vero e ciò che è falso, tra memoria storica e fantasmi individuali, tra la realtà dei corpi e le loro rappresentazioni sociali, tra l’umano e l’ambiente assoggettato.

Quella proposta, ovviamente, è solo una stretta selezione di mostre tra le tantissime attualmente allestite a Venezia. Tra queste i tanti eventi collaterali della Biennale: https://www.labiennale.org/it/arte/2022/eventi-collaterali.

Prima di salutarvi, vi riproponiamo il “Survival Kit” scritto in occasione della 57. Biennale di Venezia (2017), ma sempre valido per una visita in laguna ottimale: Venezia: come visitare la Biennale e vivere felici (Survival Kit).

Nicola Maggi
Nicola Maggi
Giornalista professionista e storico della critica d'arte, Nicola Maggi (n. 1975) è l'ideatore e fondatore di Collezione da Tiffany. In passato ha collaborato con varie testate di settore per le quali si è occupato di mercato dell'arte e di economia della cultura.
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