Il 19 marzo le sale di Dorotheum di Vienna ospiteranno una giornata d’asta costruita come un vero percorso attraverso il Novecento e oltre. L’appuntamento si apre alle 13.00 con l’asta dedicata all’arte moderna e contemporanea internazionale, prosegue alle 14.00 con l’arte moderna austriaca e si conclude alle 16 con la contemporanea austriaca.
Tre vendite consecutive che, lette nel loro insieme, restituiscono una narrazione coerente: dalle avanguardie storiche alle ricerche più recenti, con una presenza significativa dell’arte italiana del secondo dopoguerra. Proprio qui si concentra uno dei filoni più interessanti del catalogo, dove pittura analitica, Scuola di Piazza del Popolo e sperimentazioni materiche dialogano con i grandi nomi della tradizione austriaca.
L’Italia tra Pop romano e pittura analitica
Nel segmento internazionale emerge con forza la presenza italiana, con opere che tracciano una linea ideale tra gli anni Sessanta e le ricerche più recenti. Tra i lavori più attesi figura Lettre d’Amour (2022) di Roberto Miniati, acrilico su tela che conferma la coerenza della sua ricerca pittorica fatta di segni e stratificazioni cromatiche. La stima di 6.000–8.000 euro riflette un interesse crescente del mercato internazionale verso l’artista, di cui Dorotheum è da tempo uno dei principali punti di riferimento.
Accanto a Miniati compaiono tre protagonisti della stagione romana del dopoguerra. Un Untitled degli anni Ottanta di Franco Angeli, tecnica mista su tela registrata presso l’archivio dell’artista, riporta in asta l’immaginario simbolico e politico che ha caratterizzato la sua produzione. Della stessa generazione è l’Untitled (1985) di Tano Festa, pittura acrilica che rievoca il dialogo con la tradizione iconografica rinascimentale filtrata attraverso la sensibilità pop. Chiude idealmente questo capitolo un piccolo ma interessante collage su tela di Mario Schifano del 1995: un lavoro appartenente alla cosiddetta “produzione seriale” dell’artista, testimonianza della fase finale della sua carriera, stimato tra 3.000 e 4.000 euro.
La selezione italiana prosegue con Giuseppe Amadio e la tela Energia suprema (Edete) del 2015, grande composizione che rientra nella sua indagine sulla superficie estroflessa della tela. L’opera arriva in un momento favorevole per il mercato dell’artista: proprio Dorotheum, nell’ultima asta, ha stabilito il record mondiale per un suo lavoro, sebbene di dimensioni inferiori.
Il cuore della modernità austriaca: tra Klimt e Schiele
La sezione dedicata all’arte moderna austriaca rappresenta il vero cuore storico della giornata. Qui spicca un disegno del 1912 di Egon Schiele, Mother and Child, realizzato a gesso su carta. Il foglio, autenticato sulla base dell’originale e destinato a entrare nel catalogo ragionato, appartiene a uno dei momenti più intensi della produzione dell’artista, quando il tema della maternità si intreccia con la sua indagine psicologica sulla figura umana. La stima di 40.000–60.000 euro riflette l’importanza museale del lavoro.
A dialogare con Schiele è un altro protagonista della Secessione viennese: Gustav Klimt. Lo studio Standing pregnant woman facing left, realizzato tra il 1907 e il 1908 per il celebre dipinto Hope II, rappresenta un frammento prezioso del processo creativo dell’artista. Con una stima compresa tra 18.000 e 30.000 euro, il disegno offre uno sguardo diretto sulla fase progettuale di uno dei cicli più iconici della sua produzione.
Completa la sezione moderna il paesaggio alpino di Alfons Walde, Wilder Kaiser am Winterabend (circa 1924). L’opera, olio su carta recentemente inserito nel catalogo ragionato, restituisce la dimensione lirica e monumentale delle montagne tirolesi, soggetto ricorrente nella pittura dell’artista. Con una stima di 28.000–40.000 euro, rappresenta uno degli esempi più eleganti della sua produzione paesaggistica.
La contemporaneità austriaca tra azione e gesto
La giornata si chiude con l’asta dedicata all’arte contemporanea austriaca, dove domina la dimensione performativa e gestuale della pittura. Tra i lotti principali figura uno Schüttbild del 2003 di Hermann Nitsch, acrilico su juta di grandi dimensioni che incarna pienamente la radicalità dell’Azionismo viennese. Con una stima di 35.000–45.000 euro, il lavoro testimonia la potenza rituale del gesto pittorico che ha reso Nitsch una figura centrale dell’arte europea del secondo Novecento.
Accanto a lui compare Herbert Brandl con MONEY (MOOS), grande composizione su cartone realizzata con serigrafia e interventi a pennarello. Il lavoro riflette l’interesse dell’artista per le dinamiche economiche e simboliche del valore, con una stima di 7.000–10.000 euro.
Chiude la selezione un ritratto femminile senza titolo di Giselbert Hoke, datato 1981, che restituisce la sensibilità pittorica dell’artista tra figurazione e sperimentazione tecnica. Stimato 5.000–7.000 euro, il lavoro proviene da una collezione privata della Carinzia.
Nel loro insieme, le tre aste del 19 marzo costruiscono così un itinerario che attraversa più di un secolo di storia artistica: dalle tensioni psicologiche dell’Espressionismo viennese fino alle ricerche contemporanee sul gesto e sulla materia, con un significativo dialogo con l’arte italiana del secondo dopoguerra.













