Un giovedì della Valacchi

del

Dobbiamo essere onesti: la deriva morale del mondo ha portato a un totale depotenziamento della cultura.

Oggi un qualsiasi Sal Da Vinci sposterebbe più voti a un’elezione del critico più famoso a livello internazionale. E viene pure capito: è già un vantaggio competitivo.

Ma l’atteggiamento spocchioso di tanti attori del sistema non aiuta. Empatici e comunicativi come un muro di calcestruzzo, guardano tutto dall’alto, anche se alcuni non raggiungono il metro e quaranta di altezza. È un talento prospettico, più che fisico.
Ho sempre avuto l’impressione che molti di loro possiedano una tessera speciale dell’Esselunga. Ogni volta che fanno finta di non vederti, guadagnano un bollino. Vogliono sti set di padelle a fine anno a tutti i costi.

C’è poi una tristezza di fondo che aleggia. Soffrono della sindrome del bambino deluso che sotto l’albero voleva la PlayStation e ha trovato il pacchetto moscio del pigiama.

È tutto un annuire, sorridere tra loro, perpetuare un “acculturato” silenzio. Si stringono le mani manco fossero in chiesa a scambiarsi il segno di pace. La DC impera ancora.

Siamo fatti così, del resto: più che persone di cultura, siamo performance ambulanti. Intrappolati nella nostra stessa idea di intelligenza.

Maria Chiara Valacchi
Maria Chiara Valacchi
Maria Chiara Valacchi cura mostre e scrive saggi; l'insuccesso le ha dato alla testa

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