Cremona Contemporanea 2026, l’arte invade la città tra sperimentazione e memoria

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Dal 23 al 31 maggio, Cremona torna a trasformarsi in un grande laboratorio diffuso dedicato all’arte contemporanea. Con la direzione artistica di Rossella Farinotti, la quarta edizione di Cremona Contemporanea conferma il proprio ruolo nel panorama italiano grazie a un format che intreccia installazioni, performance, mostre e interventi site specific con il patrimonio storico e architettonico della città.

Promossa dal Comune di Cremona e realizzata da NOT Titled YET, la rassegna amplia quest’anno il proprio sguardo curatoriale coinvolgendo anche Valeria Mancinelli, Gioele Melandri, Gianluca Ranzi e Saverio Verini. Una scelta che rafforza il carattere multidisciplinare del progetto e il dialogo tra artisti, luoghi e pubblico.

Albert Pinya_Convent de Santo Domingo, Pollença, Mallorca_2021_Photo David Bonet

I venti artisti invitati — tra cui Miriam Cahn, Marinella Senatore, Lina Lapelyte, Francesca Grilli e Mattia Pajé — daranno vita a un percorso espositivo diffuso che attraversa architetture storiche, spazi urbani e ambienti inediti. Le opere spaziano dalla scultura all’installazione ambientale, dal video alla performance, affrontando temi legati alla trasformazione, alla fragilità umana e ai possibili scenari di rigenerazione contemporanea.

Tra le novità più rilevanti dell’edizione 2026 spicca l’ingresso di Gio’ Pomodoro, protagonista di una selezione di opere realizzate tra la fine degli anni Cinquanta e gli anni Sessanta in fibra di vetro e poliestere. Le sculture saranno ospitate in tre sedi simboliche — Palazzo del Comune, Palazzo Vescovile e il Politecnico di Milano – Polo territoriale di Cremona — creando un dialogo diretto tra arte moderna e ricerca contemporanea. Una scelta significativa anche dal punto di vista del mercato, che negli ultimi anni ha mostrato una crescente attenzione verso la scultura italiana del secondo dopoguerra e le sperimentazioni materiche di artisti storici.

Uno degli aspetti più interessanti della rassegna resta il rapporto con la città. Accanto alle sedi già consolidate, Cremona Contemporanea apre infatti spazi normalmente chiusi o poco accessibili, tra cui un bunker, il monastero abbandonato del Corpus Domini, un teatro nascosto e diversi luoghi sacri come la Cattedrale di Santa Maria Assunta e l’ex Chiesa di San Benedetto. L’arte diventa così uno strumento per rileggere il tessuto urbano e riscoprire una geografia meno conosciuta della città.

Lina Lapelytė_What happens with a dead fish__ performance documentation_Kunstenfestivaldesarts_2021_photo by Bea Borgers_Brussels, BE

Accanto al programma principale tornano anche i progetti Faville e OFF, con talk, installazioni partecipative, mostre collaterali e collaborazioni con accademie, gallerie e realtà del territorio. Un’estensione naturale di una manifestazione che, in quattro anni, è riuscita a costruire una rete sempre più ampia tra istituzioni culturali, artisti e pubblico.

Più che una semplice rassegna, Cremona Contemporanea 2026 si conferma così un modello di dialogo tra contemporaneo e patrimonio storico, capace di unire ricerca curatoriale, valorizzazione urbana e nuove forme di partecipazione culturale.

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