Un giovedì della Valacchi

del

La speranza del gallerista

È partita ieri con Mega la nuova ed emozionante settimana delle fiere milanesi. Le gallerie, con immutata fiducia, come quella che noi donne riponiamo a maggio sui fanghi di alga Guam e la bromelina, attendono bramosi collezionisti che possano, se non svoltare il budget dell’anno, almeno coprire i costi dei buoni pasto per i giorni dell’esposizione .

Festanti e speranzosi, i galleristi a fine fiera avranno le agendine piene di indirizzi email, i bigliettini da visita da ristampare (ormai li prendiamo tutti più per cortesia che per vero interesse) e se va di lusso due cinquantelli nel borsellino.

Sì, perché ormai la presenza nel mondo dell arte del collezionista è a un passo da quella del dodo sulla terra. Tantissimi si spacciano per esperti compratori, anche se l’ultima cosa collezionata è la stampa di egon shiele presa a Vienna in gita alle medie; alcuni compratori sono affiliati a gallerie che manco i clan dei Casamonica, e i pochi a piede libero si fanno infinocchiare acquisendo croste o qualche pezzettino che varrà loro il consenso, in vita, di tre persone in croce.

Poi ricordiamoci: se il costo del quadro è 1000 euro, il collezionista medio avvierà una trattativa tipo ciabatte con nappa al suk di Marrakech, tanto che praticamente il gallerista alla fine gli dara’ il quadro impacchettato e 5 euro.

Comunque caro collezionista, anche meno: quando vai a Crazy Pizza e per una margherita paghi 60 euro, sei talmente entusiasta che gli lasci pure, per non fare la figura del pezzente, un deca di mancia.

Ma questo è il mondo.

Maria Chiara Valacchi
Maria Chiara Valacchi
Maria Chiara Valacchi cura mostre e scrive saggi; l'insuccesso le ha dato alla testa

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