Con l’installazione site-specific Per sempre, fino alla fine, l’artista palermitano trasforma la Project Room del museo veneziano in un ambiente immersivo dove materia, immagine e profumo riflettono sulla precarietà del presente.
Dal 23 giugno al 6 settembre 2026 la Project Room di Ca’ Pesaro – Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Venezia ospita Per sempre, fino alla fine, nuova installazione site-specific di Giuseppe Di Liberto (Palermo, 1996), artista che negli ultimi anni ha sviluppato una ricerca sempre più riconoscibile attorno ai temi della morte, del rituale e dell’immaginario apocalittico. Il progetto, curato da Marta Cereda e Giulia Mariachiara Galiano, si inserisce nella rassegna Polifonie italiane, dedicata agli artisti formatisi all’Università Iuav di Venezia.
L’intervento prende avvio da una riflessione sulla “fine”, intesa non tanto come evento conclusivo quanto come condizione permanente di attesa. È una prospettiva che trova in Venezia il proprio paradigma ideale: città fragile, sospesa tra conservazione e rischio, continuamente attraversata dalla possibilità della perdita e proprio per questo capace di trasformare la precarietà in elemento identitario.
Al centro dello spazio espositivo è collocato un grande piano rettangolare in calcestruzzo sospeso. La superficie, inizialmente uniforme e opaca, viene periodicamente investita da una nebulizzazione d’acqua che ne modifica temporaneamente l’aspetto, facendo emergere un’immagine destinata a dissolversi nel giro di pochi istanti. L’opera vive così di una continua alternanza tra apparizione e scomparsa, imponendo al visitatore un tempo di osservazione lento e ciclico. L’immagine non viene mai definitivamente conquistata: si manifesta, si ritrae e torna nuovamente a celarsi.
La componente visiva è accompagnata da una dimensione olfattiva, sviluppata appositamente per il progetto dalla “naso” Alessandra Avanzi. Le note di carbone e legno bruciato amplificano la percezione dello spazio e contribuiscono a costruire un’esperienza immersiva che supera il tradizionale rapporto contemplativo con l’opera, coinvolgendo direttamente il corpo del visitatore.
Particolarmente interessante è il riferimento alla cultura tipografica veneziana del Quattrocento. L’immagine che affiora dalla superficie del cemento nasce infatti da un montaggio di materiali e memorie rintracciati dall’artista negli archivi e nelle biblioteche della città, successivamente rielaborati in chiave contemporanea. Più che una citazione storica, si tratta di un dispositivo che mette in relazione tempi differenti, suggerendo come il sentimento dell’attesa, dell’incertezza e della fine ritorni ciclicamente nelle diverse epoche.
La mostra è accompagnata anche da un catalogo, progettato graficamente da Walter Santomauro, presentato all’interno dell’allestimento come ulteriore elemento installativo. Non semplice pubblicazione documentaria, ma estensione concettuale dell’opera, contribuisce a rafforzare quell’idea di instabilità e sospensione che attraversa l’intero progetto.
Classe 1996, Giuseppe Di Liberto rappresenta una delle voci più interessanti della nuova generazione dell’arte italiana. Dopo la convincente mostra personale presentata nella scorsa stagione da Galleria Poggiali, che aveva evidenziato la maturità della sua ricerca, l’approdo a Ca’ Pesaro conferma un percorso in costante crescita. Nel 2025 ha inoltre ottenuto il PAC – Piano per l’Arte Contemporanea con l’opera A volte è strana la vita (marcia funebre neomelodica), acquisita dalla Fondazione Bevilacqua La Masa, consolidando una carriera che lo ha già portato a esporre in importanti istituzioni italiane e internazionali.
Con Per sempre, fino alla fine Di Liberto conferma la capacità di tradurre temi universali come la morte, la memoria e la dissoluzione in un linguaggio installativo rigoroso, dove materia, tempo e percezione diventano strumenti per interrogare il presente senza cedere alla spettacolarizzazione dell’apocalisse. Un progetto che consolida ulteriormente il profilo di un artista destinato a occupare uno spazio sempre più rilevante nel panorama contemporaneo.






