Matteo Mandelli, quando la tecnologia diventa materia

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Alla Pinacoteca Civica di Savona, due opere interrogano il rapporto tra corpo, schermo, intelligenza artificiale e fragilità contemporanea

Che cosa significa attraversare una superficie oggi? È la domanda da cui prende avvio l’intervento di Matteo Mandelli alla Pinacoteca Civica di Savona, nell’ambito della quarta edizione di CONNEXXION – Festival Diffuso di Arte Contemporanea, in programma dal 18 al 26 settembre 2026 con la curatela di Livia Savorelli. Una domanda che trova il proprio punto di partenza in Lucio Fontana e in Attese, opera conservata nella collezione della Pinacoteca e proveniente dalla Galleria Il Naviglio, storica sede dello Spazialismo.

Nel gesto di Fontana il taglio non è una rappresentazione: è un atto fisico che interrompe la superficie della tela e apre il quadro allo spazio reale. Mandelli trasferisce quella stessa tensione nel presente, individuando nello schermo la nuova superficie attraverso cui guardiamo, comunichiamo e costruiamo una parte sempre più consistente della nostra esperienza del mondo.

Durante l’opening del 18 settembre, The Contact porta questa riflessione sul piano della performance. Mandelli interviene fisicamente su uno schermo digitale funzionante, incidendolo mentre continua a produrre immagini, luce e informazioni. Il dispositivo non viene semplicemente distrutto: il sistema continua a funzionare, ma la sua superficie alterata genera glitch, linee luminose e reazioni imprevedibili. Lo schermo, da interfaccia immateriale, torna così a manifestarsi come materia.

«Fontana ha aperto la tela per cercare ciò che esisteva oltre la superficie. Oggi quella superficie è diventata lo schermo», spiega Mandelli. Il riferimento allo Spazialismo, dunque, non è una citazione formale, ma la riattivazione di un problema: come può l’arte oltrepassare i limiti del proprio linguaggio quando cambiano le tecnologie e le condizioni della percezione?

A questa dimensione fisica si affianca The Algorithm Creed / Digital Confessional, installazione che trasforma un antico confessionale in un dispositivo contemporaneo attraversato dall’intelligenza artificiale. Se The Contact cerca di incidere l’interfaccia, qui Mandelli invita invece lo spettatore a entrarvi. Il confessionale, tradizionalmente luogo della confessione e dell’intimità, diventa un’interfaccia nella quale la fiducia e la delega tecnologica si sovrappongono.La domanda cambia prospettiva: a chi affidiamo oggi ciò che un tempo apparteneva alla sfera del segreto e della coscienza? Nel passaggio dall’interlocutore umano al sistema algoritmico, la confessione può diventare informazione, elaborazione, dato. È una trasformazione che porta in primo piano una delle contraddizioni della tecnologia contemporanea: strumenti progettati per ampliare le possibilità dell’uomo possono diventare anche luoghi di dipendenza, esposizione e fragilità.

Matteo Mandelli, The Algorithm Creed / Il Confessionale Digitale, 2026, confessionale in legno dei primi del Novecento, sistema di intelligenza artificiale, monitor, computer, sistema audio, componenti elettroniche e software generativo connesso. Ph. Arianna Airoldi

È proprio su questa ambivalenza che si innesta il tema di CONNEXXION 2026, Elegia della fragilità. Tra performance e installazione, Mandelli mette in relazione due superfici e due gesti opposti: da una parte attraversare fisicamente lo schermo, dall’altra affidargli una parte della propria interiorità. In entrambi i casi, al centro resta l’essere umano, sospeso tra il desiderio di superare i propri limiti e la consapevolezza di quanto quei nuovi dispositivi siano ormai parte della sua esperienza.

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