Mentre Art Basel Paris cancella il weekend per il timore delle manifestazioni, Sotheby’s, Christie’s e Phillips continuano a macinare aggiudicazioni. Oltre 142 milioni di euro nelle vendite già considerate, con Monet protagonista assoluto, Fontana a quasi 7 milioni e nuovi record per Sisley, Bonnard e altri maestri. La capitale francese vive una settimana paradossale: la città si prepara alle proteste, il mercato dell’arte continua a comprare.
A Parigi le barricate fermano le fiere, ma non i milioni. Mentre Art Basel Paris annuncia la chiusura anticipata del Grand Palais per sabato 24 e domenica 25 ottobre, in risposta alle preoccupazioni per le manifestazioni previste nella capitale francese, nelle sale delle grandi case d’asta internazionali i collezionisti continuano ad alzare le palette. E lo fanno con una determinazione che, almeno ai vertici del mercato, sembra impermeabile alle tensioni che attraversano la città.
È il paradosso della settimana dell’arte parigina, già raccontato da Valentina Casacchia su Collezione da Tiffany e ripreso da Giacomo Nicolella Maschietti nel The Tiffany Brief: fuori si protesta, dentro si vendono milioni. Una distanza che assume contorni ancora più evidenti alla luce dei risultati registrati tra il 21 e il 22 ottobre da Sotheby’s, Christie’s e Phillips.
Le vendite finora considerate hanno prodotto complessivamente oltre 142 milioni di euro, una cifra parziale che non comprende ancora tutte le aste in calendario. A dominare è Claude Monet, protagonista di due importanti collezioni storiche disperse a poche ore di distanza, con un’aggiudicazione da 50 milioni di euro destinata a entrare nella storia del mercato francese. Ma accanto all’Impressionismo trovano spazio anche l’arte italiana del Novecento, il modernismo e alcuni risultati significativi per gli artisti asiatici. Un insieme di aggiudicazioni che conferma la centralità di Parigi nel calendario internazionale e, soprattutto, la preferenza dei grandi collezionisti per opere storicizzate, provenienze importanti e nomi consolidati.
Sotheby’s, 50 milioni per Monet: il nuovo primato francese
Il risultato più clamoroso arriva da Sotheby’s, dove il 22 ottobre la vendita La Collection Schlumberger: Le Temps Retrouvé ha totalizzato 74,4 milioni di euro, diventando la più importante asta di fine art mai organizzata dalla maison a Parigi.
Una vendita white glove, con il 100% dei lotti aggiudicati e il 74% delle opere vendute oltre la stima massima. Numeri che testimoniano una competizione particolarmente intensa per una raccolta costruita nell’arco di oltre quarant’anni da Jeanne Schlumberger, con il sostegno della mercante Katia Granoff.
A catalizzare l’attenzione è stato Iris (1924-25) di Claude Monet. Stimato tra 22 e 30 milioni di euro, il dipinto ha raggiunto 50 milioni di euro, diritti compresi, stabilendo il prezzo più alto mai registrato per un’opera d’arte venduta all’asta in Francia.
La gara è durata 45 minuti e ha coinvolto sei offerenti. Ad aggiudicarsi il dipinto, per conto di un collezionista privato asiatico, è stata Jen Hua, Deputy Chairman Asia di Sotheby’s, collegata telefonicamente.
Un risultato che supera di circa il 67% la stima massima e che conferma il ruolo dei compratori internazionali nelle grandi vendite parigine. Il record riguarda il mercato delle aste in Francia, non la carriera mondiale di Monet, i cui massimi risultati internazionali rimangono superiori.
L’opera appartiene all’ultima stagione del pittore, quando il giardino di Giverny era diventato il centro della sua ricerca artistica. È uno dei maggiori dipinti della serie degli iris ancora in mani private, con una provenienza che passa direttamente dall’artista al figlio Michel Monet e, attraverso Katia Granoff, alla collezione Schlumberger.
Ma Iris non è stato l’unico protagonista della serata. Un altro Monet, Saule pleureur ou L’Arbre de feu, ha raggiunto 9,7 milioni di euro, mentre La Seine à Vernon, Arbres è salito a 4,3 milioni, contro una stima di 1,2-1,8 milioni. La Maison à Travers les Roses ha invece realizzato 2,5 milioni.
Tra gli altri risultati, La Cueillette des Prunes di Pierre Bonnard ha raggiunto 2,5 milioni di euro, oltre tre volte la stima massima di 800mila euro, stabilendo il record dell’artista in Francia. Rêve d’Orient di Gustave Moreau ha toccato 1,4 milioni, nuovo primato per un’opera su carta dell’artista e per una sua aggiudicazione sul territorio francese. Anche La Valse di Camille Claudel ha superato le aspettative, arrivando a 832mila euro.
Da segnalare inoltre il ritiro di tre dipinti di Paul Cézanne, classificati come tesori nazionali, in vista di una possibile acquisizione da parte della città di Aix-en-Provence, sostenuta dal Ministero della Cultura francese, per il Musée Granet.
Christie’s, la dinastia Durand-Ruel porta 41,7 milioni. Monet e Sisley da record

Se Sotheby’s ha celebrato Monet attraverso la collezione Schlumberger, Christie’s gli ha dedicato un altro capitolo significativo della settimana parigina.
La vendita Durand-Ruel, Generations of Vision, organizzata il 22 ottobre, ha realizzato 41.658.640 euro, raggiungendo sostanzialmente la stima massima complessiva di 41 milioni. Per i 27 lotti proposti si sono confrontati oltre 160 offerenti provenienti da tutto il mondo.
Al centro della vendita, la raccolta degli eredi di Paul Durand-Ruel, il mercante che contribuì in maniera decisiva all’affermazione dell’Impressionismo quando il movimento non godeva ancora del riconoscimento istituzionale e commerciale che conosciamo oggi.
Il top lot è stato Bord des falaises à Pourville (1882) di Claude Monet, aggiudicato per 12.785.000 euro, un nuovo record per l’artista nelle aste francesi, superato però nella stessa giornata dai 50 milioni di Iris da Sotheby’s.
La coincidenza è significativa: nel centenario della morte di Monet, due collezioni legate a figure fondamentali per la fortuna critica e commerciale dell’artista hanno riportato a Parigi opere rimaste per decenni lontane dal mercato.
Da Christie’s, però, non è stato soltanto Monet a conquistare i collezionisti.
Alfred Sisley ha stabilito due volte, nel giro di pochi minuti, il proprio record francese. Prima La route du Cœur-Volant en hiver, Louveciennes ha raggiunto 2.789.000 euro, poi Un Verger ha alzato ulteriormente l’asticella a 3.704.000 euro.
Pierre-Auguste Renoir ha ottenuto 5.839.000 euro con Jeunes Filles au bord de la mer, avvicinandosi al suo record d’asta in Francia, mentre Le Louvre, soleil d’hiver, matin di Camille Pissarro è stato venduto per 2.545.000 euro.
Particolarmente vivace anche la competizione per Gustave Loiseau, che ha migliorato due volte il proprio record mondiale: Falaises, Normandie è arrivato a 768mila euro e L’Aiguille et la Porte d’Aval a 793.600 euro, contro stime comprese tra 150 e 250mila euro per ciascuna opera.
La provenienza Durand-Ruel ha certamente rappresentato un elemento determinante. Non si tratta soltanto di acquistare un Monet o un Sisley, ma di entrare in possesso di un’opera che porta con sé una parte della storia stessa del mercato impressionista.
Thinking Italian, Fontana guida i 21 milioni di Christie’s
Accanto all’Impressionismo, Christie’s ha confermato anche l’interesse internazionale per l’arte italiana del Novecento.
La sezione Thinking Italian, inserita nella vendita di arte del XX e XXI secolo del 22 ottobre, ha totalizzato 21 milioni di euro per 25 lotti, con offerte provenienti da clienti di 50 Paesi.
Il protagonista è stato Lucio Fontana con Concetto spaziale, Mezzogiorno in Piazza S. Marco (1961), aggiudicato per quasi 7 milioni di euro, diritti compresi, all’interno della stima di 5,5-7,5 milioni.
L’opera, appartenente al celebre ciclo delle Venezie, era rimasta per oltre quarant’anni nella stessa collezione familiare, provenendo direttamente da Paolo Marinotti, fondatore di Palazzo Grassi.
Mai apparsa prima in asta, era stata esposta pubblicamente soltanto in poche occasioni, tra cui la mostra veneziana del 1961 e le successive esposizioni alla Peggy Guggenheim Collection e al Solomon R. Guggenheim Museum di New York.
Un’opera rara, dunque, con una storia collezionistica particolarmente solida. Caratteristiche che continuano a rappresentare fattori decisivi per i compratori della fascia alta del mercato.
Alle sue spalle si è piazzato Minoutcha di Amedeo Modigliani, venduto per 6.205.000 euro.
La vendita ha inoltre incluso due opere destinate a finalità benefiche: Verginale (1961) di Mario Schifano, aggiudicato per 320mila euro a favore della Magazzino Italian Art Foundation, e Migrante (2026) di Michelangelo Pistoletto, venduto per 450mila euro a sostegno del progetto Preventive Peace Worldwide.
Per Thinking Italian, che celebra il venticinquesimo anniversario del format, il risultato conferma il ruolo di Parigi come piattaforma internazionale per l’arte italiana, dopo il trasferimento della vendita dalla tradizionale sede londinese.
Phillips, quasi 5 milioni e un nuovo record per Liu Guofu
Su una scala economica diversa rispetto alle due grandi rivali, anche Phillips ha contribuito al bilancio positivo delle aste parigine.
La vendita Art Moderne & Contemporain et Design, organizzata il 21 ottobre, ha realizzato 4.874.265 euro, con 48 lotti venduti su 53, pari al 91% per numero e al 98% per valore.
Il top lot è stato Peinture (1930) di Joan Miró, proveniente dalla collezione di Marcel Brient, aggiudicato per 503.100 euro, all’interno della stima di 350-550mila euro.
A seguire Le cheval à la lune (1943) di Marc Chagall, venduto per 464.400 euro, e Pintura 5 (Painting 5) (1958) di Hsiao Chin, che ha raggiunto 374.100 euro, oltre sette volte la stima minima di 50mila euro.
Tra i risultati più significativi, Cold Mountain 25-6 (2025) dell’artista cinese Liu Guofu ha stabilito un nuovo record mondiale d’asta a 283.800 euro, contro una valutazione iniziale di 60-80mila euro.
Buona anche la risposta per il design, con il 100% dei lotti venduti e la maggioranza delle aggiudicazioni oltre le stime massime.
Phillips, che quest’anno celebra il proprio 230° anniversario, sta cercando di consolidare la presenza nella capitale francese attraverso un’offerta che mette in dialogo modernismo storico, arte contemporanea e design.
Un posizionamento differente rispetto alle grandi collezioni impressioniste di Sotheby’s e Christie’s, ma che intercetta comunque una domanda internazionale diversificata.
Oltre 142 milioni, ma il mercato premia soprattutto i classici
Sommando i risultati disponibili della collezione Schlumberger da Sotheby’s, della Durand-Ruel e di Thinking Italian da Christie’s e della vendita di Phillips, si arriva a circa 142 milioni di euro.
È un bilancio provvisorio e non rappresenta il totale delle aste della settimana, ma offre già un’indicazione della capacità di Parigi di attrarre opere importanti e capitali internazionali.
La lettura dei risultati, tuttavia, richiede qualche cautela. Le percentuali di venduto molto elevate, le aggiudicazioni oltre stima e i nuovi record non significano necessariamente che ogni segmento del mercato stia attraversando una fase di espansione.
Le vendite considerate sono state trainate da collezioni storiche di grande prestigio e da opere con provenienze eccezionali. E la concentrazione dei risultati su artisti consolidati racconta un mercato che continua a privilegiare i nomi più riconosciuti.
Monet, Renoir, Sisley, Bonnard, Fontana e Modigliani: il ritorno ai classici, già individuato da diversi osservatori internazionali, emerge con chiarezza anche dal calendario parigino.
È significativo che le due maggiori vendite di collezioni siano legate a figure centrali nella storia dell’Impressionismo: da una parte Paul Durand-Ruel, dall’altra Jeanne Schlumberger e Katia Granoff. Due vicende differenti, accomunate dalla capacità di riconoscere il valore di opere e artisti prima della loro consacrazione definitiva.
Oggi quella visione si traduce in un premio economico. La provenienza non è soltanto una garanzia di autenticità e continuità collezionistica, ma diventa parte integrante del valore dell’opera.
Il caso di Iris è emblematico: sei offerenti, 45 minuti di gara e un acquirente asiatico disposto a spendere 50 milioni di euro. Una dimostrazione della profondità della domanda per i capolavori, che non può però essere automaticamente estesa al resto del mercato.
La forza dei capolavori, oltre l’incertezza
I risultati parigini restituiscono dunque l’immagine di un mercato capace di mobilitare capitali importanti anche in un contesto di forte incertezza. Ma la vera indicazione che arriva dalle sale d’asta riguarda soprattutto la selettività della domanda. Non è l’intero mercato a correre: sono le opere più rare, riconoscibili e sostenute da provenienze prestigiose a concentrare la competizione.
Le grandi collezioni storiche hanno dimostrato ancora una volta di possedere un vantaggio competitivo. Non soltanto per la qualità delle opere, ma per la loro capacità di offrire ai compratori qualcosa che il mercato non può facilmente replicare: una storia documentata, una continuità collezionistica e, spesso, decenni di assenza dalle aste.
Resta anche una differenza sostanziale tra il successo delle grandi vendite e la situazione delle gallerie. Le aste internazionali concentrano la domanda su un numero limitato di opere, attraverso mesi di preparazione e relazioni consolidate con i collezionisti. Le fiere, invece, coinvolgono centinaia di operatori, investimenti anticipati e un’attività commerciale che dipende anche dagli incontri e dalle opportunità offerte dai giorni di apertura. La chiusura anticipata di Art Basel Paris rischia quindi di pesare in maniera molto diversa sui singoli espositori, mentre resta da chiarire l’eventuale possibilità di recuperare parte delle spese sostenute, anche alla luce delle clausole contrattuali sulla forza maggiore.
Il successo delle aste non cancella queste difficoltà, né autorizza a parlare di una ripresa generalizzata. Dimostra piuttosto che, nella fascia più alta, il mercato continua a trovare compratori disposti a competere per opere considerate eccezionali.
È forse questa la fotografia più fedele della settimana parigina: non un mercato immune dalle tensioni economiche e sociali, ma un sistema nel quale la ricchezza si concentra sempre più attorno a un numero ristretto di capolavori. E mentre il resto della città si interroga su cosa accadrà nel fine settimana, nelle sale d’asta il verdetto è già arrivato: per le opere giuste, i milioni continuano a esserci.








