Pittura antica, avanguardie del Novecento, mobili preziosi e rarità provenienti dall’Oriente. Dal 5 all’8 novembre, a Milano, oltre 60 gallerie presentano opere che raccontano secoli di storia dell’arte e del collezionismo.
Che cosa possono avere in comune un dipinto di Joan Miró, una scrivania settecentesca e un’armatura da samurai? Apparentemente poco. Eppure, sono proprio accostamenti di questo genere a raccontare la varietà di AMART, la fiera d’antiquariato che dal 5 all’8 novembre torna al Museo della Permanente di Milano.
Giunta all’ottava edizione, la manifestazione riunisce oltre 60 gallerie italiane e internazionali, con una selezione che attraversa epoche, scuole e tradizioni artistiche. Dai grandi maestri della pittura europea agli oggetti di alta manifattura, il percorso offre uno spaccato del collezionismo, tra opere celebri e testimonianze meno conosciute.
Il Seicento tra devozione e mito
Tra le proposte di pittura antica spicca una Madonna con Bambino di Giovanni Battista Salvi, detto Sassoferrato, presentata da Altomani & Sons. L’artista marchigiano, attivo nel Seicento, sviluppò uno stile caratterizzato da una straordinaria nitidezza formale, ispirandosi ai modelli di Raffaello e alla tradizione classicista.
Nel dipinto, la Vergine si china verso il Bambino addormentato. La scena è costruita attraverso pochi elementi, mentre il contrasto tra gli incarnati luminosi e il fondo scuro accentua il carattere raccolto della composizione.
Di tutt’altra atmosfera è Venere, Marte e Cupido di Francesco Cairo, proposto dalla Galleria Giamblanco di Torino. Il pittore lombardo affronta il soggetto mitologico con un linguaggio barocco, giocando sui contrasti di luce e sull’intensità espressiva dei personaggi. Marte tenta di proteggersi dalla freccia di Cupido, mentre Venere osserva la scena, creando un episodio nel quale ironia e sensualità convivono.

Il Settecento è rappresentato anche da Giacomo Ceruti, detto il Pitocchetto, del quale BKV Fine Art Milano presenta il Ritratto di Giulio Gregorio Orsini, datato 1755. L’opera mostra il protagonista a cavallo, in un’immagine di rappresentanza che rivela un volto meno conosciuto dell’artista, celebre soprattutto per le sue raffigurazioni dei ceti popolari.
Milano sotto la neve e la poesia del paesaggio
Il percorso prosegue nell’Ottocento con Neve a Milano di Mosè Bianchi, presentato da Art Studio Pedrazzini. Il dipinto, databile intorno al 1888, raffigura una strada nei pressi di Porta Ticinese, attraversata da un tram trainato da cavalli.
La neve non è una superficie immobile: si mescola al fango della strada, mentre tocchi di colore restituiscono il movimento della città e la luce di una giornata invernale. Bianchi coglie una Milano quotidiana, lontana dalla monumentalità delle vedute ufficiali, con uno sguardo rapido e una sensibilità pittorica vicina alle ricerche impressioniste.
Sempre al paesaggio guarda Emilio Longoni, protagonista del Divisionismo italiano. Enrico Gallerie d’Arte Milano presenta Alpe Varadega. Nebbie in montagna, un’opera nella quale la scomposizione del colore in piccole pennellate permette di evocare la progressiva dissolvenza delle forme nella nebbia.
Due modi diversi di osservare la realtà, accomunati dall’interesse per la luce e per gli effetti atmosferici.
L’arte dell’ebanisteria
Non sono soltanto i dipinti a richiamare l’attenzione dei collezionisti. Tra gli arredi storici figura un secretaire di Giuseppe Maggiolini, presentato da Allemandi Fine Art. L’ebanista lombardo, attivo tra Settecento e primo Ottocento, trasformò il mobile in un esercizio di precisione e invenzione decorativa, utilizzando essenze lignee differenti per ottenere raffinati effetti cromatici.

Piva & C. propone invece una scrivania da centro realizzata a Ferrara nella metà del XVIII secolo. L’uso dell’erica selvatica, gli intagli dorati e la ricchezza degli ornamenti testimoniano l’incontro tra il gusto veneziano e la tradizione romana, favorito dai rapporti di Ferrara con la capitale pontificia.
L’esemplare, già documentato in importanti pubblicazioni dedicate al mobile italiano, rappresenta una testimonianza significativa dell’ebanisteria ferrarese del Settecento.
Dall’Oriente alle avanguardie
Un’altra sezione ideale del percorso conduce verso culture e linguaggi lontani. Giuseppe Piva presenta un’armatura originale da samurai del periodo Edo, caratterizzata da un elmo con corna di cervo e da una maschera in ferro laccato nero. Un manufatto nel quale la funzione militare si accompagna a una complessa ricerca formale e simbolica.

Mirco Cattai propone invece un tappeto anatolico Ushak Lotto della fine del Cinquecento, appartenente a una tipologia di eccezionale rarità, della quale sono noti soltanto quattro esemplari. Il disegno geometrico, costruito su un fondo rosso e arricchito da motivi ornamentali, racconta la sofisticata tradizione tessile dell’Anatolia.
Il Novecento porta il visitatore in territori completamente differenti. La Galerie Traits Noirs & Co di Parigi presenta Femme Oiseau di Joan Miró, un’opera nella quale il segno libero e le campiture cromatiche restituiscono l’universo fantastico dell’artista catalano.
La Galleria Russo di Roma propone un Paesaggio veneziano dipinto da Giorgio de Chirico nel 1933, mentre M.F. Toninelli Art Moderne espone Seuils, scultura realizzata da Jean Arp nel 1960, nella quale il vuoto centrale diventa parte integrante della composizione.

A completare questo attraversamento del Novecento è Giorgio Morandi, presente con l’acquaforte Natura morta con la caffettiera del 1933, proposta da Salamon Fine Art. Un’opera che concentra la ricerca dell’artista bolognese su pochi oggetti quotidiani, trasformati in un’indagine sui rapporti tra forma, spazio e luce.
Il collezionismo come incontro tra mondi
Dalla pittura devozionale seicentesca alle sperimentazioni delle avanguardie, dai mobili intarsiati alle armature giapponesi, la selezione di AMART mostra quanto il mondo dell’antiquariato sia articolato e quanto diverse possano essere le ragioni che spingono a collezionare.
C’è chi ricerca la rarità, chi privilegia la qualità esecutiva, chi si interessa alla storia di un oggetto o alla sua provenienza. Ogni opera porta con sé un insieme di conoscenze che va oltre il suo valore estetico.
Ed è proprio questa pluralità di sguardi a caratterizzare la manifestazione milanese, dove il confronto tra epoche e culture diventa parte dell’esperienza di visita.
AMART 2026 si svolgerà dal 5 all’8 novembre al Museo della Permanente di Milano, in via Filippo Turati 34.
Informazioni: www.amart-milano.com
GALLERIE AMART 2026
800/900 Art Studio, Allemandi Fine Art, Altomani & Sons, Antichità all’Oratorio, Antichità G.N. di Luciano Guagenti, Antichità Giglio, Antichità La Pieve, Arcuti Fine Art, Ars Antiqua, Art Studio Pedrazzini, Attilio Cecchetto Antiquario, Cathrine Bernava B&Facchini, BKV Fine Art, Botticelli, Burzio, Callisto Fine Arts, Capozzi Antichità, Carlo Orsi, Copetti Antiquari, Dalton Somaré, Denise e Beppe Berna, E.L.A. Antichità, Enrico Gallerie d’Arte, M45 Marco Bertoli – Angelo Enrico, Fabio di Ruggiero, FineArt by Di Mano in Mano, Galerie Traits Noirs & Co, Galleria “Le Due Torri”, Galleria Arte Cesaro, Galleria d’Arte San Barnaba, Galleria D’Orlane – Dr Gianluca Bocchi, Galleria Giamblanco, Galleria Giampaolo Abbondio, Galleria Russo, Galleria Silva, Gallori Turchi, Gems and Antiques, Gian Enzo Sperone, Gilistra Arte Giapponese, Giuseppe Piva Japanese Art, GianLuca Leonide, Les Galeries du Luxembourg, Lorenza Salamon, M.F. Toninelli Art Moderne, Marco Arosio, Maison D’Art – Montecarlo, Mattarte, Milani Antichità, Mirco Cattai, Oreficeria Piccolo, Phidias Antiques, Piva&C, R.V. Art Gallery Studio, Raffaello Pernici – Best Ceramics, Romigioli, Santa Tecla, Scultura Italiana – Dario Mottola, Secol – Art di Masoero, Sine Tempore, Subert, Tornabuoni Arte – Arte Antica







