Da ieri 29 ottobre al 1° novembre, Flashback Art Fair torna a Torino con la sua XIV edizione, diretta da Ginevra Pucci e Stefania Poddighe. Il titolo IN TIME invita a ripensare il rapporto tra passato, presente e futuro, attraverso opere e linguaggi di epoche differenti.
Che cosa rende contemporanea un’opera d’arte? La sua datazione o la capacità di continuare a parlare al presente?
È una domanda che attraversa da sempre l’identità di Flashback Art Fair, la fiera torinese che, con il motto «La fiera dove l’arte è tutta contemporanea», mette in discussione le tradizionali separazioni cronologiche della storia dell’arte.
Dal 29 ottobre al 1° novembre 2026, negli spazi di Flashback Habitat, in corso Giovanni Lanza 75 a Torino, la manifestazione torna con la sua XIV edizione, intitolata IN TIME e diretta da Ginevra Pucci e Stefania Poddighe.
Il tema invita a considerare il tempo non come una successione lineare di epoche, ma come una dimensione nella quale immagini, forme e idee continuano a incontrarsi e a trasformare il nostro sguardo. Opere antiche, moderne e contemporanee entrano così in dialogo, mostrando come la distanza cronologica non coincida necessariamente con una distanza culturale.
A suggerire un ulteriore cambio di prospettiva è l’immagine guida dell’edizione, ispirata allo sguardo dell’astronauta Paolo Nespoli: osservare la Terra da lontano significa anche mettere in discussione confini e categorie che, da vicino, sembrano immutabili.
Nelle proposte delle gallerie, questo approccio prende forma attraverso opere che affrontano il rapporto con il paesaggio, la memoria delle immagini e la trasformazione della materia. Non si tratta soltanto di accostare periodi storici differenti, ma di interrogarsi su ciò che rende un’opera ancora capace di generare significati nel presente.
Per approfondire il progetto della XIV edizione e il ruolo che Flashback intende svolgere nel panorama fieristico, abbiamo rivolto tre domande alla direttrice Ginevra Pucci.
Chiara Lorenzon: Il titolo della XIV edizione è IN TIME. Qual è il significato di questa scelta e in che modo il tema interpreta l’identità di Flashback, una fiera che considera contemporanea l’arte di ogni epoca?
Ginevra Pucci: IN TIME si apre a una molteplicità di domande e significati sulla comprensione del “tempo”. Il riferimento al film di Andrew Niccol, nel quale il tempo di vita diventa moneta di scambio, ci porta a una domanda concreta sul valore e sul significato che attribuiamo al tempo.
Questa consapevolezza attraversa da sempre Flashback ed è già racchiusa nel nome stesso della manifestazione. Un’opera attraversa i secoli e torna presente nell’incontro con chi la osserva. È in questo senso che possiamo parlare di un eterno presente dell’arte, un presente che si rinnova e nel quale convivono tempi diversi.
CL: Flashback mette in dialogo opere antiche, moderne e contemporanee. Quale valore assume questo confronto per il collezionismo di oggi? E come può contribuire a superare le tradizionali distinzioni tra i diversi segmenti del mercato dell’arte?
GP: Questo confronto permette di scoprire affinità che le categorie cronologiche possono lasciare in ombra. Un’opera antica può porre una domanda vicinissima alla nostra esperienza; un lavoro contemporaneo può farci rileggere un’immagine del passato. Per chi colleziona significa ampliare le possibilità di scelta e costruire un percorso personale attraverso sensibilità, interessi e conoscenze che possono evolvere.
Superare le distinzioni fra i segmenti del mercato significa rendere possibili questi passaggi.
Il gusto si forma e si trasforma attraverso la conoscenza: incontrare qualcosa che non avremmo pensato di cercare può aprire una nuova direzione non solo nel collezionare ma nel vivere.
CL: Oltre alla dimensione commerciale, Flashback ha sviluppato negli anni un progetto culturale legato anche agli spazi di Flashback Habitat e al Public Program. Quale ruolo volete che la fiera svolga oggi nel rapporto tra gallerie, collezionisti e pubblico?
GP: Una fiera d’arte oggi deve chiedersi che cosa lascia nella vita delle persone. Ogni opera che passa da una galleria a una collezione porta con sé una storia, un sapere e un modo di guardare il mondo. Dare continuità a questo passaggio significa riconoscere al mercato una responsabilità culturale, tanto più in un presente segnato da disuguaglianze e divisioni.
Con Flashback mettiamo in relazione la ricerca delle gallerie con la vita di Habitat, dove mostre, educazione, memoria e convivialità si intrecciano durante tutto l’anno. Il Public Program porta dentro la fiera altre esperienze e altre domande, creando occasioni di confronto fra persone che possono avere familiarità molto diverse con l’arte.
Il nostro compito è dare profondità a questi incontri: creare le condizioni perché qualcuno scopra un’opera, se ne appassioni e scelga di viverci insieme, oppure porti con sé una domanda e un nuovo punto di vista. È in questo legame fra arte e vita che riconosciamo il senso della fiera e il suo contributo al futuro.






