Alla galleria Area\B, dal 27 novembre 2026 al 17 febbraio 2027, una mostra a cura di Giovanna Calvenzi ripercorre la carriera del fotoreporter attraverso circa sessanta immagini, alcune inedite.
Ci sono incontri che diventano fotografie e fotografie che, a distanza di decenni, continuano a raccontare la qualità di un incontro. È intorno a questa relazione che si sviluppa Mimmo Dabbrescia. Il tempo dell’incontro, la mostra che la galleria Area\B di Milano dedica al fotografo dal 27 novembre 2026 al 17 febbraio 2027, con la curatela di Giovanna Calvenzi e inaugurazione giovedì 26 novembre. Il percorso riunisce circa sessanta immagini, tra cui alcuni scatti inediti, costruendo una galleria di protagonisti della cultura del Novecento: da Salvador Dalí, Giorgio de Chirico, Renato Guttuso e Michelangelo Pistoletto a Mina, Lucio Battisti, Fabrizio De André, Enzo Jannacci, Adriano Celentano e Raffaella Carrà, fino ad attori e registi come Claudia Cardinale, Federico Fellini, Clint Eastwood e Henry Fonda.

Nato a Barletta nel 1938 e trasferitosi a Milano negli anni Cinquanta, Dabbrescia comincia la propria carriera nel fotogiornalismo collaborando con Fedele Toscani. Diventa quindi il più giovane fotoreporter del Corriere della Sera, per il quale realizza reportage in Italia e all’estero, lavorando anche per La Domenica del Corriere e per il settimanale Amica. Nel 1963 lascia il quotidiano e apre una propria agenzia, proseguendo le collaborazioni con le principali testate e avvicinandosi progressivamente al mondo della musica e dell’arte.
Alla fine degli anni Sessanta diventa un riferimento per le case discografiche e per Sorrisi e Canzoni. Nei primi anni Settanta, l’incontro con alcuni pittori orienta una parte importante della sua ricerca verso gli artisti contemporanei, ai quali dedica ritratti e pubblicazioni. Nel 1975 fonda con Bruna Coradini la rivista Prospettive d’arte, che dirigerà per oltre vent’anni. Il suo archivio, costruito attraverso viaggi, reportage e frequentazioni, conta oggi circa 800.000 immagini.
La mostra restituisce il filo che attraversa questa lunga attività: la capacità di avvicinare i soggetti senza ridurli alla loro immagine pubblica. Musicisti, artisti e interpreti dello spettacolo sono colti in momenti privati, nei propri ambienti o durante il lavoro, lontano dalla posa ufficiale. È uno sguardo partecipe e discreto, nel quale il ritratto diventa soprattutto una forma di relazione. Accompagna l’esposizione un catalogo pubblicato da VanillaEdizioni, con un contributo della sceneggiatrice e regista Marina Spada.





