Fiordi, ghiacciai perenni e… Edvard Munch. Per chi ama l’arte, un viaggio in Norvegia non si può certo limitare alle meraviglie naturalistiche di questo paese che si estende dal Polo Nord allo Skagerrak, il canale naturale che lo separa dalla Danimarca. E tra tutti gli artisti a cui il Regno norvegese ha dati i natali, Munch è certamente quello più famoso. Edvard Munch è stato, d’altronde, uno degli artisti più significativi del Modernismo. Fu attivo artisticamente per più di 60 anni: dal suo debutto, nel 1883 a soli 20 anni, alla morte, avvenuta nel 1944. Dopo un inizio nel movemento simbolista nel 1890, Munch è stato un pioniere dell’arte espressionista già a partire dall’inizio Novecento e le sue sperimentazioni continue in pittura, grafica, disegno, scultura, fotografia e cinema gli hanno dato una posizione unica nel panorama storico artistico norvegese e internazionale. Ripercorrerne i passi, visitando i luoghi e le atmosfere che lo ispirarono è un esperienza unica ed affascinante.
Alla fattoria dei Munch di Løten
La prima tappa del nostro itinerario norvegese sulle orme di Munch non potrebbe che partire da Løten, cittadina a 140 km da Oslo. Qui l’artista nacque il 12 dicembre del 1863 e visse nella fattoria di famiglia a Engelaug. Munch, in realtà, non rimase a lungo in questo luogo: si trasferì ad Oslo nel 1864.

La sua famiglia, però, mantenne contatti con la popolazione Engelaug e l’artista vi tornò spesso e qui aveva molte amicizie. Visitando la fattoria – ancora esistente – e i luoghi circostanti vi renderete conto di quanto i paesaggi e la vita rurale di questi luoghi abbiano avuto un grande impatto sulla sua evoluzione artistica e personale.
Oslo e l’arte di Munch
Nel 1864 il padre di Edvard Munch, Christian, ottiene un incarico come medico ad Oslo e, di conseguenza, la famiglia si trasferisce nella capitale norvegese, dove il pittore vivrà in modo continuativo fino al 1889, quando lasciò la città per passare molto tempo a Parigi e Berlino. E’ qui, comunque, che il giovane Edvard fa il suo debutto come artista in occasione della Industry and Art Exhibition del 1883, dove espone accanto ad alcuni degli artisti contemporanei norvegesi più in vista del momento. Ed è sempre qui che la sua carriera, complici i tanti viaggi all’estero (in Francia e Germania) che per 20 anni lo terranno quasi sempre lontano da Oslo, si sviluppa, dando vita ai capolavori che tutti noi conosciamo e che è possibile ammirare nel Museo Munch che la città gli ha dedicato e la cui collezione – circa 1100 dipinti, circa 3000 disegni e circa 18000 litografie – è stata donata dallo stesso artista per lascito testamentario. Una raccolta immensa che, per le sue dimensioni, viene di volta in volta mostrata al pubblico attraverso una rotazione di mostre tematiche e che conserva alcuni dei suoi maggiori capolavori, realizzati negli anni Novanta del XIX secolo come L’Urlo, Madonna, Vampiro, Gelosia e Il Bacio.
Oltre al Museo Munch c’è poi la Galleria Nazionale di Oslo, il primo museo pubblico che acquistò un’opera di Munch: Notte a Nizza, nel 1891. Oggi il museo ospita una notevole collezione di dipinti che vanno dal primo Munch al 1920. Il museo ha una sua sala dedicata all’artista, con capolavori come Pubertà, (1894-95), Cenere (1895), La danza della vita (1899), e la versione più conosciuta de L’Urlo, risalente al 1893.

Lasciati i Musei c’è la città. Per chi fosse interessato ai luoghi rilevanti nella vita di Munch e desiderasse conoscere meglio come fosse la Oslo ai tempi dell’artista, consigliamo di fare una passeggiata nel quartiere di Grünerløkka, a nordest del centro. Munch visse in diverse strade del quartiere durante la sua adolescenza. Purtroppo nessuno degli appartementi dove l’artista visse è aperto al pubblico, ma i palazzi e le strade sono pressoché gli stessi dell’epoca, costituendo una delle zone meglio conservate per vedere l’architettura di quel periodo. Tra i tanti indirizzi della famiglia Munch nel quartiere, merita una menzione l’ultimo, al n. 1 di Schous plass: è qui che l’artista creò il dipinto La bambina malata e la prima versione di Pubertà. Il palazzo oggi ospita il Bar Edvard, dove si può prendere un caffè in omaggio al più famoso degli inquilini.

Non tralasciate, inoltre, una passeggiata tra le vie che l’artista ha ritratto nei suoi più celebri dipinti come, la parte superiore di Karl Johans gate, da Egertorget in direzione Palazza Reale, che racchiude alcuni luoghi molto importanti nella vita di Munch. Nel palazzo Pultosten, presso la Piazza del Parlamento (Stortings Plass), il giovane Munch aveva un atelier in affitto dove veniva spesso consigliato dal pittore Christian Krohg. Munch ritrasse questa parte di Karl Johans gate in diverse opere come Giornata primaverile in Karl Johan o il dipinto pieno di angoscia Sera in Karl Johan (1891).

Tra i luoghi “culto” in cui ammirare l’arte di Munch c’è poi l’Aula dell’Università con le decorazioni realizzate dall’artista tra il 1911 e il 1916. Sfortunatamente l’Aula è aperta solo in occasione di eventi speciali e vedere questi lavori non è sempre possibile. Oltre a questa Aula, non va dimenticata la Freiasalen, altra sala di Oslo con decorazioni di Munch all’interno della della fabbrica di cioccolato Freia. La sala viene ancora oggi utilizzata come mensa dai lavoratori della fabbrica di cioccolato ed è accessibile al pubblico solo con visite guidate su prenotazione. Di più facile accesso, invece, il Centro Commerciale Paleet dove, nella piazzetta al piano terra, trovate il dipinto Karl Johan (circa 1885). Questo è il primo dei quadri che il giovane Munch fece con le facciate degli edifici di Karl Johans gate come motivo. Ma opere di Munch si trovano anche in altri spazi pubblici della città come la Sala del Consiglio Cittadino.

Merita, poi, una passeggiata sulla collina di Ekebergåsen, luogo molto amato dagli abitanti di Oslo, dove sembra che l’artista abbia avuto l’ispirazione per L’Urlo. Dal quartiere di Grünerløkka è possibile, infine, fare una passeggiata fino al cimitero dove Munch è sepolto.
La casa di Åsgårdstrand e lo studio di Ekely
Visitata Oslo, merita un passaggio anche la piccola città costiera di Åsgårdstrand dove, a partire dalla metà degli anni Ottanta dell’Ottocento, Edvard Munch passò molte estati. Si tratta di una cittadina a 100 km dalla capitale e dove è ancora visitabile la casa dove l’artista, ispirato da quei luoghi, creò alcune dei suoi dipinti più belli come Malinconia (1982), Due Persone, La Voce (1893) e Separazione (1896). Oltre a Ragazze sul Ponte (1863) che, indubbiamente, è uno dei temi più famosi tra quelli realizzati a Åsgårdstrand assieme a La Danza della Vita.

La casa di Munch in questa piccola località sul fiordo di Oslo è oggi un museo aperto al pubblico e tutto è rimasto come l’ha lasciato l’artista. Solo il suo studio originale non esiste più. E’ ancora visitabile, invece, ma solo nel periodo estivo, il suo studio invernale a Ekely, dove il pittore si trasferì nel 1916 dopo aver terminato i lavori per l’Aula Magna dell’Università di Oslo. Il suo trasferimento a Ekely, dopo gli anni parigini e berlinesi, segna il suo ritorno definitivo in Norvegia e qui lui lavorerà e vivrà per 28 anni, ossia fino alla sua morte, avvenuta il 23 gennaio 1944 all’età di 80 anni.

Oggi lo studio è preservato da un’apposita fondazione che lo gestisce come monumento culturale nazionale e viene affittato ad artisti con l’obiettivo di favorire lo sviluppo delle arti. Lo studio si compone di due sale interne (studio nord e sud) e da una corte che l’artista usava come studio all’aperto.
La Collezione Meyer al Kode 3 di Bergen
Bergen è la seconda città della Norvegia, famosa per essere la porta dei fiordi e per il suo mercato del pesce. Meno noto è, invece, il suo museo d’arte, il KODE, che però conserva la seconda collezione al mondo di opere di Edvard Munch dopo Oslo. Una collezione imperdibile per conoscere e approfondire il lavoro di questo grande artista. L’unicità di questa raccolta sta, infatti, nell’offrire una prospettiva unica sull’opera di Munch: oltre 100 lavori su carta e 50 dipinti che vanno dalla fine del XIX secolo all’inizio del XX secolo, tutti provenienti dalla collezione di Rasmus Meyer e che danno una visione complessiva dello sviluppo creativo di Munch, dal periodo più cupo a quello più luminoso (e meno noto) che segue le cure psichiatriche a cui l’artista si sottopose volontariamente nel 1908 e che gli fecero superare molti dei suoi problemi, permettendogli una visione più “positiva” della vita con la conseguente adozione di una tavolozza molto più brillante.

Esposto nelle sale del KODE 3, questo corpus i opere comprende alcuni capolavori come Gelosia, Malinconia, Le tre età della donna (1894), Sera in Karl Johan (1891) e Al letto di morte (1896), tutte appartenenti al ciclo Fregio della Vita. Ma il KODE conserva, tra gli altri, anche una versione unica dell’Urlo realizzata a penna e inchiostro.