Critico d'arte per vocazione, collezionista per vizio, osserva il mondo dell'arte contemporanea con lo sguardo affilato di chi sa distinguere un capolavoro da una trovata di marketing e non ha remore a dirlo.
Come il suo omonimo balzachiano, nutre ambizioni sconfinate e un talento naturale per la provocazione calibrata. A differenza di quello, però, non si lascia corrompere: le sue recensioni risparmiano i potenti solo quando se lo meritano, il che accade di rado.
Scrive di mercato, musei e mostre con la precisione di un bisturi e l'ironia di chi ha visto troppi vernissage per emozionarsi ancora ma continua ad andare, perché in fondo spera sempre di essere smentito.