Un’appassionata perorazione quella che il Presidente Buttafuoco ha riservato per l’apertura della Biennale, senza diritto di replica come ormai è consuetudine a Ca’Giustinian, manco fosse il Papa.
Una decisa affermazione del principio di autonomia dell’Istituzione Biennale, rivendicando il dovere di essere audaci come pure il Presidente Mattarella ha esortato ad essere gli attori candidati ai David di Donatello. Quindi autonomia che poggia sul concetto di iure, inteso come civiltà del diritto in contrapposizione a statuti etici e regolatori che in nome di sabba moralistici escludono chi non si conforma.
La Biennale non è un tribunale, non giudica, non seleziona le appartenenze, i passaporti, la Biennale ricerca il dialogo ed il confronto. Bene, bravo! Grazie! Ma Peccato che il Nostro Presidente si scordi di menzionare la “sua” Giuria costretta alle dimissioni proprio in nome di quella belluria censoria che è l’anima della Biennale di Koyo Kouoh, campionessa mondiale di visione strabica che condanna senza remissioni la civiltà occidentale.
È il Nostro Presidente che ha aperto i Giardini a quel po po di bazar di Dakar, in nome di un anti modernismo dall’apparenza dolce ma feroce negli intenti. È l’avversione all’occidente morente che si cela nelle rivendicazioni di pace e convivenza del René Guènon della laguna.
Vero che le nostre democrazie laico illuministe paradossalmente si rivelano intolleranti e impositive, ma lo sono proprio in nome della cancel culture, del wokismo-leninismo che ha bucato le menti delle nostre soidisant élite. Salam, pasce, una bella pippa. Sì, ci sono le guerre, le tragedie e tutti ce ne doliamo, ma, guarda un po’, l’unico scivoloso riferimento è rivolto alle democrazie, non satrapie, che istituiscono la pena di morte. Ogni riferimento è puramente casuale e chi ha orecchie per intendere… e mentre scrivo queste righe infuria la manif pro-pal che protesta contro la presenza di Israele a Venezia e pure le maestranze si uniscono e indicono uno sciopero.
Il miope dibattito pubblico si è concentrato sulla presenza russa ai Giardini, tutto sommato innocua, quando il vero bersaglio era Israele e quel che rappresenta.
Il dito, come da Lei ricordato e la Mezza luna appunto. E la “sua” Giuria ne è la plastica evidenza. Gentile Presidente, non amiamo la sua gettatezza, nel senso che non ci piace la sua progettualità, il suo suq culturale e la relativa dawa.
Se la Cura dello smarrito Occidente è la dinamo dell’Africa, ci dissociamo. All’insalata preferisco Beethoven… La Biennale da lei presieduta ha dato voce al peggior e più aggressivo anti occidentalismo, ad uno straccionismo estetico inguardabile, offensivo e irrispettoso, presentato nel cuore della città che della Bellezza è simbolo, baluardo estetico e culturale dell’Occidente.




