L’attenzione del collezionismo internazionale converge sulla data del 20 maggio 2026, momento centrale per le dinamiche del mercato mitteleuropeo. Superata la rassegna dedicata al moderno, il climax della Contemporary Week di Dorotheum si compie con l’appuntamento Arte Contemporanea – Part One.
Il catalogo si offre come una lettura analitica delle attuali traiettorie estetiche, proponendo una convergenza ponderata tra l’eredità statunitense, l’astrazione colta di matrice europea e un segmento italiano che si conferma pilastro imprescindibile per le strategie degli investitori più avveduti.
Lo spirito del tempo: Julian Schnabel e l’ottimismo dei “Victory Plate”
Tra i protagonisti assoluti spicca Julian Schnabel con un’opera del 2022 appartenente alla celebre serie dei Victory Plate Paintings (stima € 180.000 – 260.000). Qui Schnabel riafferma la sua capacità di trasformare la materia povera – in questo caso i frammenti ceramici – in una superficie pittorica vibrante.
Questi lavori non sono solo estetica pura; portano con sé una stratificazione politica e biografica. Avviata nel 2020, in concomitanza con la sconfitta elettorale di Donald Trump, la serie emana una luminosità inedita: lo sfondo azzurro e le fioriture quarzo rosa suggeriscono un inno all’ottimismo e alla rinascita, distanziandosi dalle atmosfere più cupe dei lavori precedenti.
Chris Ofili e Thomas Schütte: identità e potere
L’asta accoglie inoltre un capolavoro giovanile di Chris Ofili, Trump (1998), stimato tra i 300.000 e i 500.000 euro. Figura centrale della generazione Sensation, Ofili ha saputo sdoganare materiali non nobili, come lo sterco di elefante, integrandoli in composizioni di una bellezza barocca. Il lavoro, che combina un volto femminile con il seme di picche, risale al periodo d’oro in cui l’artista divenne il primo autore di colore a vincere il Turner Prize, ponendosi come una riflessione cruciale sulla Black Culture.
Sul fronte della scultura, l’highlight è Vater Staat di Thomas Schütte (€ 300.000 – 500.000). L’opera riflette l’approccio satirico dell’artista verso l’autorità, proponendo un’immagine del potere che oscilla tra il monumentale e l’anti-eroico, confermando Schütte tra le figure più influenti della scena attuale.
La scuola tedesca e il record di Mikuláš Medek
La presenza di artisti tedeschi storicizzati è di altissima qualità museale. Günther Förg è rappresentato da un Senza Titolo del 1996 (€ 260.000 – 350.000), opera che incarna il suo spirito ordinatore di derivazione architettonica attraverso la celebre serie dei grid paintings. A fargli eco è Günther Uecker con Strukturfeld del 1973 (€ 180.000 – 260.000), dove il chiodo smette di essere strumento per farsi elemento plastico capace di modulare la luce in una danza di ombre e volumi.
Un capitolo a sé merita Mikuláš Medek, oggi tra gli artisti più ricercati dell’Europa Centrale. Il suo Too Deep a Sleep Vdel 1966 (€ 150.000 – 200.000) affronta il tema dell’introspezione e del distacco dal mondo esterno attraverso la geometrizzazione della figura umana. Medek, che operò nonostante le restrizioni del regime comunista cecoslovacco, è oggi una figura di culto per il mercato mitteleuropeo, capace di registrare record costanti grazie a una pittura che è “impronta diretta della realtà” e dell’ansia esistenziale.
L’eccellenza italiana: la forza costruttiva del segno e del colore
L’eccellenza italiana occupa una posizione di rilievo, con Emilio Vedova che in Emerging ’83 (A Bruno Taut) (€ 180.000 – 250.000) fonde pittura e spazio architettonico in un’esplosione di energia gestuale.
Altrettanto densa è la proposta di Lucio Fontana, presente con una Crocifissione in ceramica policroma del 1957 (€ 100.000 – 150.000), opera di straordinaria intensità emotiva dove la materia si fa veicolo per il superamento della forma.
In questo contesto brilla Ettore Spalletti con un Senza Titolo del 2001 (€ 100.000 – 150.000). Il lavoro acquisisce una rilevanza strategica alla luce del recente record mondiale dell’artista, confermando la solidità di un mercato che riconosce in Spalletti il vertice della purezza cromatica e della sensibilità spaziale contemporanea.
La riscoperta di “Forma 1” e la sperimentazione materica
Un aspetto centrale di questo catalogo è la valorizzazione del gruppo Forma 1, con un nucleo di opere eccezionalmente ricco. Piero Dorazio è presente con quattro lavori, tra cui l’impeccabile Ornato Bianco del 1984 (€ 60.000 – 80.000), affiancato da altrettante opere di Carla Accardi che testimoniano la vitalità del segno astratto.
A questi si aggiunge Antonio Sanfilippo con Metropoli del 1954 (€ 55.000 – 75.000), tassello fondamentale per comprendere l’astrattismo italiano del dopoguerra, oggi al centro di una decisa rivalutazione collezionistica.
La vendita dedica inoltre ampio spazio alla materia come linguaggio. Giuseppe Uncini con Cementarmato del 1961 (€ 80.000 – 120.000) trasforma i materiali edili in strutture di pura astrazione, mentre Alberto Burri con una Combustionedel 1956 (€ 55.000 – 75.000) indaga la trasformazione della materia attraverso il fuoco.
A completare questa sezione è Piero Manzoni con un raro Catrame del 1957 (€ 30.000 – 40.000), opera che Germano Celant definì come una vera “nigredo” della pittura, capace di fagocitare il gesto e l’immagine in una superficie magmatica. Vienna si conferma così crocevia indispensabile tra la storia del moderno e le più audaci sperimentazioni del contemporaneo.












