Laura Villani. L’essenza del vuoto e il tempo circolare

del

Esporre all’interno del Consolato Generale del Giappone a Milano è un’occasione di particolare prestigio. In vista del 160° anniversario delle relazioni diplomatiche tra Giappone e Italia, gli spazi del Consolato hanno accolto un progetto curato da Chiara Cardini che mette in dialogo le opere dell’artista italiana Laura Villani con quelle del giapponese Shozo Koike. Un allestimento realizzato nel pieno rispetto delle procedure previste da un contesto istituzionale di grande rilievo, trasformato per l’occasione in un’eccezionale cornice espositiva.

L’opportunità è nata in seguito a una recente mostra personale di Villani alla Galleria Biffi di Piacenza: il catalogo di quell’esposizione ha colpito la referente culturale del Consolato, aprendo la strada a questa prestigiosa collaborazione. Ne abbiamo parlato direttamente con l’artista per approfondire la sua pratica, sospesa tra stratificazioni interiori e riconoscimenti internazionali.

Laura VIllani_Le origini, 2025. Tecnica mista su carta di cotone cm 28,5 x 38,5

Gino Fienga: Come nasce il legame visivo e concettuale tra il suo lavoro su carta e quello di Shozo Koike, un artista dallo stile apparentemente così diverso?

Laura Villani: È stata la curatrice Chiara Cardini a intuire la possibilità di questo dialogo. Koike utilizza la tecnica del Sumi-e, antica pratica pittorica giapponese. Tra le nostre ricerche esiste una sorta di coincidenza estetica: il mio interesse si concentra sulla sospensione, sull’assenza e sul vuoto, tematiche che risuonano in modo naturale con la sensibilità e la cultura orientali.

Shozo Koike – Keito, 2018, inchiostro su carta washi, cm 12 x 13,6

GF: A proposito di vuoto e presenze, le sue opere sembrano far emergere memorie e frammenti stratificati nel tempo. Quanto influisce la sua formazione legata al mondo dell’incisione in questo processo di sedimentazione?

L.V.: È una riflessione interessante, ma la mia attenzione, più che sulla morsura tecnica, si focalizza soprattutto sul concetto di tempo. Indago un tempo stratificato, circolare, che unisce passato, presente e futuro. Lavoro con tecniche miste su carta, preparando fondi colorati in acrilico sui quali intervengo successivamente a pastello. Non parto mai da immagini reali, ma procedo per emersione: forme architettoniche o elementi della natura primordiale, come i vulcani, affiorano spontaneamente dal mio spazio interiore in un processo legato alla memoria. Per questo fatico a raccontare il mio lavoro a voce e preferisco affidarmi alla scrittura per restituirne tutta la complessità.

Laura VIllani_Prometeo, 2025. Tecnica mista su carta di cotone cm 38,5 x 28,5

GF: Osservando le sue composizioni, c’è chi percepisce un’eco della pittura metafisica. È un riferimento voluto?

L.V.: Non mi sono mai ispirata direttamente a quella specifica corrente. Il mio rapporto con la tradizione è piuttosto un terreno di risonanza. Le forme che utilizzo emergono perché fanno parte di un immaginario condiviso, non perché io ricerchi una citazione diretta o intenzionale.

GF: Il suo lavoro è un’indagine silenziosa e molto intima. C’è un legame tra questa dimensione e la sua precedente carriera musicale?

L.V.: Sicuramente. Sono una persona molto emotiva e timida e proprio per questo ho dovuto abbandonare la mia professione di musicista. Suonavo il flauto traverso, ma l’esibizione dal vivo, specialmente come solista o in orchestra, mi creava ansia e tensione. Trovavo invece serenità e mi sentivo protetta nella musica da camera. Questa attitudine si riflette anche nella mia ricerca artistica di oggi.

Laura VIllani_Gymnopédies, 2025. Tecnica mista su carta di cotone cm 56,5 x 38,5

GF: Dal punto di vista del mercato e del collezionismo istituzionale, le sue opere vantano acquisizioni pubbliche di grande rilievo, come quelle al Tama Art University Museum di Tokyo. Come ci è arrivata?

L.V.: Nel 1998 e nel 2005 sono stata selezionata per il Tokyo International Print Triennial, all’epoca una delle rassegne internazionali più prestigiose dedicate all’incisione contemporanea. In entrambe le occasioni, le mie acqueforti in concorso sono state acquisite dal museo giapponese, dove sono conservate ancora oggi. In Italia, invece, i miei lavori sono presenti in raccolte molto significative come la Civica Raccolta delle Stampe Achille Bertarelli del Castello Sforzesco di Milano e il Gabinetto delle Stampe Antiche e Moderne del Museo Civico delle Cappuccine di Bagnacavallo.

Laura VIllani_Aión, 2025. Tecnica mista su carta di cotone cm 38,5 x 28,5

GF: Quali sono i prossimi passi per il suo percorso espositivo e di ricerca?

L.V.: Al momento, dal mio studio di Belgioioso, sto sviluppando un nuovo ciclo di lavori su carta di grande formato, esplorando colori ed elementi inediti. Inoltre, è appena uscito un importante approfondimento sul mio lavoro all’interno di Titolo, la storica rivista scientifica di arte contemporanea diretta da Giorgio Bonomi. Si tratta di un articolo firmato dal critico Stefano Mazzatorta, pubblicato nel numero semestrale di giugno, interamente dedicato al tema del disegno.

Gino Fienga
Gino Fienga
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