Lusvardi Art: i primi cinque anni di una galleria tra l’Italia, Berlino e spazi inattesi

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La Galleria Lusvardi Art taglia il traguardo dei suoi primi cinque anni di attività, confermandosi come uno spazio di ricerca aperto e dal forte respiro internazionale. Nata dall’incontro tra l’architetto Margherita Lusvardi e il curatore italo-tedesco Alessandro Rauschmann – vero “motore” del progetto capace di fare da ponte con la vivacissima scena artistica berlinese – la galleria ha già all’attivo venticinque mostre, includendo anche sperimentazioni atipiche in uno spazio satellite all’interno di un centro commerciale a Kiel, in Germania. In questa intervista, Margherita Lusvardi fa un bilancio sulle sfide di una giovane galleria nel sistema dell’arte di oggi: dalle alterne fortune nelle fiere di settore (tra delusioni e importanti premi d’acquisizione), fino alla ferma volontà di proporre artisti determinati, promotori di un’arte contemporanea autentica, lontana dalle scorciatoie e sempre alla ricerca di una “bellezza intrinseca”.

La nascita del progetto tra l’Italia e Berlino, l’autenticità degli artisti e il collezionismo accessibile

Gino Fienga: Com’è andata la stagione fieristica di inizio anno? 

Margherita Lusvardi: A Cremona non benissimo. Francamente c’era poco movimento, abbiamo venduto un unico disegno e l’ambiente non era dei migliori. Abbiamo però partecipato anche a un’altra fiera a Torino, la The Phair, dedicata alla fotografia, che ci è piaciuta molto di più ed era di un altro livello. Abbiamo portato il fotografo Francesco Bellina, condividendo lo stand con un’altra galleria, e abbiamo ricevuto un premio importante: un’acquisizione da parte di Banca Patrimonio Sella. L’artista, alla sua prima partecipazione, era molto contento. Questo premio ci ha aperto uno sguardo diverso su dove siamo e su quali altre opportunità considerare o a quali rinunciare, essendo aperti da soli cinque anni e quindi ancora in fase di esperienza. 

GF: Ripartiamo proprio dall’inizio: com’è nato questo progetto cinque anni fa? 

ML: Essendo io architetto, molti pensano che ci sia un pensiero di PR reciproca tra arte e architettura, ma non è così. In realtà il vero motore è stato il curatore Alessandro Rauschmann, che vive a Berlino ma ha residenza anche qui: lui porta il suo talento, i suoi amici, i suoi conoscenti e gli artisti che è molto bravo a scoprire. È una specie di condivisione di intenti e di spazio. Finora abbiamo fatto 25 mostre, un paio delle quali realizzate in una galleria satellite a Kiel, in Germania. È stata un’esperienza temporanea in un centro commerciale con dei nuovi spazi sfitti, molto interessante. Sono contenta di aver potuto ospitare tutti questi artisti, sempre validi sotto tutti i punti di vista, di qualsiasi provenienza o genere fossero. 

GF: Qual è il fil rouge che tiene insieme gli artisti che scegliete di mettere in mostra? 

ML: Essenzialmente sceglie Alessandro. Non c’è un fil rouge legato a una singola tendenza: sono artisti perlopiù giovani, molti provenienti da Berlino ma non solo, perché Berlino oggi è un centro del mondo per l’arte. Ad esempio, adesso sta seguendo Seungho Park, un artista coreano trasferitosi in Europa che fa performance. A breve avremo un evento con il collettivo del magazine Pessimal Trust, che ha una creatività straordinaria e usa la fotografia, la performance e il travestimento, e vorremmo rappresentare stabilmente Elton da San Paolo. Quello che ammiro di più in loro è la determinazione e la tenacia nel seguire il proprio talento. Fanno un’arte veramente contemporanea, senza “scorciatoie”. Forse ciò che li unisce davvero è proprio questa onestà e autenticità, unita a una bellezza intrinseca. Anche le opere che sembrano forti o quasi brutali hanno una ricerca di armonia; non vogliono provocare fine a se stesso o rompere per disprezzo, ma esprimono amore per la bellezza, per la cultura e per l’arte. 

Seungwoo Park, Light of the void Photogram

GF: Come vedi la galleria fra cinque anni? Qual è la tua visione? 

ML: Vorrei poterla replicare e portarla un po’ fuori. Mi piacerebbe collaborare di più con altre gallerie e istituzioni, intensificare l’andamento che abbiamo adesso e capire come essere sempre più visibili, sia nello spazio digitale che replicando format fisici come quello sperimentato a Kiel. 

GF: Invece, chi è il vostro collezionista ideale? 

ML: Non abbiamo ancora una figura di riferimento precisa. Certamente cerchiamo qualcuno di colto, curioso e benestante, per cui l’acquisto non sia un mero calcolo economico. Immagino degli imprenditori illuminati. L’acquisizione di Banca Patrimonio Sella, che gestisce grandi patrimoni, è stata indicativa: hanno comprato l’opera non per tenerla ferma in un caveau, ma per farla vivere e iniziare una collaborazione con l’artista. In Germania vedo già molto fermento in questo senso: intere collezioni che non si fermano nei depositi ma girano in prestito tra varie istituzioni. 

GF: In che fascia di valori si inseriscono le opere che vendete? 

ML: Parliamo di opere molto abbordabili. Partiamo da 400 euro per dei piccoli disegni e acquerelli preparatori, mentre l’opera finora più costosa – per via delle sue dimensioni – è stata un lavoro di Flavio Odeghen da 8.000 euro. La fotografia di Bellina che è stata premiata, ad esempio, essendo un formato molto grande di un metro per settanta in edizione limitata a tre stampe, era quotata 3.500 euro. 

Visione internazionale e nuove sinergie per le giovani gallerie

L’esperienza di Lusvardi Art nei suoi primi cinque anni di vita ci ricorda quanto sia vitale, per il panorama artistico, l’apertura verso collaborazioni internazionali e format espositivi non convenzionali. Il dialogo tra la progettualità architettonica di Margherita Lusvardi e la prospettiva mitteleuropea di Alessandro Rauschmann ha permesso di creare un contenitore dove l’onestà espressiva degli artisti viene prima delle provocazioni fini a se stesse. Nonostante le fisiologiche fatiche legate alle scommesse fieristiche, la bussola della galleria resta orientata verso una condivisione sempre più estesa: dalle sinergie con altre gallerie ai premi d’acquisizione volti a far vivere l’opera, fino all’obiettivo di avvicinare una nuova generazione di collezionisti curiosi e illuminati. 

Francesca Gasparetto
Francesca Gasparetto
Restauratrice-conservatrice di formazione con una passione per il data management e la documentazione digitale delle collezioni d'arte. E’ autrice di diverse pubblicazioni scientifiche sul tema della documentazione per la conservazione del Patrimonio. Collabora con l’Università degli Studi di Urbino nell'ambito di progetti internazionali sul tema della conservazione del Patrimonio e tiene un corso sulla documentazione digitale. E’ co-fondatrice della start-up arturo, società che si occupa di conservazione e documentazione delle collezioni d’arte.

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