Mario Cresci al Museo Guatelli: la fotografia come indagine del reale

del

La Fondazione Museo Ettore Guatelli di Ozzano Taro (Parma) si riconferma un vivace avamposto di dialogo tra memoria storica e linguaggi del presente. Ha inaugurato lo scorso sabato 23 maggio “Essere a tempo”, la nuova mostra di Mario Cresci, curata da Alessandro Cuomo nell’ambito della rassegna Guatelli Contemporaneo.

Mario Cresci al Museo Guatelli_1978-79 interni barbarano

Protagonista indiscusso della sperimentazione visiva in Italia fin dagli anni Sessanta, Cresci presenta in questa occasione una raffinata selezione dei suoi cicli di ricerca più significativi. Attraverso serie storiche ed emblematiche come Interni Mossi, Ritratti Reali e Misurazioni, l’esposizione traccia l’evoluzione di uno sguardo che ha saputo fondere l’indagine concettuale con l’antropologia, l’etnografia e la cultura popolare. Per il maestro ligure, la fotografia abbandona la mera funzione documentaria per farsi strumento cognitivo e relazionale, un mezzo per connettere indissolubilmente l’esperienza visiva al contesto sociale e umano.

Il titolo stesso della mostra, “Essere a tempo”, gioca con una variazione poetica del pensiero filosofico di Martin Heidegger. Se il linguaggio è la dimora dell’essere, l’opera di Cresci si fa espressione visiva capace di decodificare la complessità del reale attraverso il contatto profondo con i luoghi e le persone che li abitano, celebrando una pluralità degli approcci alla realtà.

Mario Cresci al Museo Guatelli_1978_Interni mossi barbarano

Questo approccio trova una risonanza straordinaria con l’identità del Museo Guatelli, celebre per la sua monumentale raccolta di oggetti quotidiani. Le opere di Cresci dialogano perfettamente con questa selva di memorie, dove ogni singolo elemento contribuisce a una narrazione collettiva in perenne mutazione. Con questo appuntamento, che rimarrà aperto al pubblico fino al 12 giugno, la Fondazione prosegue con coerenza il suo percorso di apertura alle ricerche contemporanee, invitando i visitatori a una riflessione sul tempo, sulle radici e sulla pluralità dello sguardo.

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