Nel borgo cilentano di Bosco, la performance realizzata con Max Magaldi trasforma una processione in un’opera partecipativa dove tecnologia, spiritualità e presenza collettiva si incontrano.
C’è un aspetto che rende particolarmente interessante la ricerca di Matteo Mandelli: la capacità di confrontarsi con le tecnologie contemporanee senza subirne il fascino acritico. Le utilizza come materia artistica, le mette alla prova, le incrina e ne rivela le contraddizioni, restituendo al pubblico uno spazio di riflessione sul rapporto tra essere umano e dispositivi digitali.
È proprio questa tensione ad attraversare Machina Sacra, la performance realizzata insieme a Max Magaldi nell’ambito del festival MicroCosmi, andata in scena nel borgo di Bosco, nel Cilento. Un’intera comunità è stata coinvolta in una processione contemporanea in cui un grande schermo digitale, portato a spalla come un simulacro, ha attraversato le vie del paese accompagnato dalle voci e dalle luci degli smartphone dei partecipanti. Attraverso un QR code, ogni dispositivo ha contribuito a costruire una litania digitale diffusa, trasformando il corteo in un’opera sonora e luminosa condivisa.
L’azione si è aperta con un gesto emblematico: l’incisione dello schermo, cifra della ricerca di Mandelli e del suo progetto The Contact. Una frattura fisica che non rappresenta la distruzione della tecnologia, ma il tentativo di attraversarla per recuperarne una dimensione più autentica e umana. Lo schermo smette così di essere una superficie da contemplare e diventa un luogo di passaggio, capace di mettere in relazione presenza, memoria e partecipazione.
Il lavoro dialoga con temi oggi centrali nel dibattito culturale: l’intelligenza artificiale, la spiritualità, la costruzione delle comunità e il ruolo dei dispositivi digitali nella vita quotidiana. Ma lo fa evitando facili contrapposizioni tra analogico e tecnologico. In Machina Sacra il digitale non è né celebrato né demonizzato: viene interrogato attraverso il linguaggio dell’arte, che restituisce complessità a un tema spesso affrontato con superficialità.
Se negli ultimi anni Mandelli si è imposto all’attenzione della scena contemporanea internazionale grazie a una ricerca coerente sul rapporto tra corpo e tecnologia, Machina Sacra conferma una maturità sempre più evidente. Il progetto dimostra come sia possibile lavorare con gli strumenti del presente senza diventarne prigionieri, trasformando lo schermo da barriera a soglia e riportando al centro l’esperienza condivisa. È forse questa la qualità più convincente del suo lavoro: usare il digitale per ricordarci, prima di tutto, il valore della presenza fisica e della relazione umana.






