Nel ormai lontano ‘22 vi avevo descritto una Parigi piegata da scioperi durissimi in contrapposizione al Favoloso mondo di Amèlie rappresentato dall’art world che continuava imperterrito la sua corsa, ipotizzando la possibilità che si avverasse quel che accade oggi: vale a dire uno scenario con Jena Plissken che difende il fortino. Bene, è successo proprio così.
Art Basel ha dovuto chiudere i battenti del Grand Palais per scongiurare il pericolo di vandalismi incontrollabili, con conseguenti danni economici che hanno gravato soprattutto sugli utili iloti che espongono nel piano superiore della fiera, quelli che sognano di volare di sotto, nel pavillon dei ricchi. E là sotto la fiera è fichissima e le vendite milionarie sono fioccate come al solito nei primi due giorni, et ensuite la populace…
Si è infatti accelerata la tendenza che interessa tutti i mercati del luxury, di cui l’art system è indubbio protagonista, ad aprire la forbice dei valori verso l’alto e tutto il resto è noia… Nessun intento moralistico o egualitarista. L’Arte è sempre stata appannaggio delle classi dominanti, la grande differenza sta nel fatto che le nostre sono società di massa, di grandi numeri dove la comunicazione la fa da padrone e la distanza tra le classi si è accorciata, ovviamente non per il censo che si è ulteriormente differenziato, ma per il fatto che tutti partecipano idealmente degli stessi “valori”, dove i desideri oltrepassano i bisogni. Il nostro è un mondo dove le masse reclamano i loro diritti, ovviamente distinti dai doveri, e pretendono che l’onnipresente Stato risolva ogni problema. L’uomo del branco, sovente eterodiretto, reclama la libertà di cui è sostanzialmente inconsapevole nemico.
Dopo l’illusione dei decenni precedenti nei quali sembrava possibile ad un gran numero di persone di beneficiare dei frutti della festa, ecco che la realtà ha presentato il conto. Fine dei giochi.
Per tornare al core business, l’arte è un gioco per pochissimi, il resto è partecipazione, esserci, pensare o far credere di essere in qualche modo della partita. Di fatto un atteggiamento plebeo, almeno finché dura dato che, come canta Vasco gli spari sopra sono per voi.. Per concludere con una nota positiva, Paris non è più une Blonde, ma ci regala sempre mostre stupende, dalla Fondation Cartier alla Bourse de Commerce, fino alla Fondation Louis Vuitton, senza scordare la retrospettiva di Zurbarán al Louvre. Questo per riconciliarci con l’arte.
Rimane però il quesito delle cento pistole: cos’è l’Arte o cosa si intende per Arte oggi? Vaste programme! À la prochaine…
Coquillages & Crustaces





