Negli ultimi anni il mercato internazionale dell’arte ha mostrato un interesse sempre più forte verso opere provenienti da collezioni private storiche e mai apparse prima in asta. Non si tratta soltanto di una questione di rarità, ma di un elemento che oggi influenza profondamente la percezione qualitativa di una vendita: lavori rimasti per decenni nelle stesse raccolte conservano infatti una forza storica e collezionistica diversa rispetto a opere già transitate più volte sul mercato.
La prossima asta serale di Arte Moderna e Contemporanea di Sotheby’s, in programma a Milano il 27 maggio, sembra costruita proprio attorno a questa linea. Gran parte delle opere in catalogo compare infatti in asta per la prima volta, confermando una strategia che la maison sta perseguendo con continuità nelle ultime stagioni.
Più che un semplice catalogo di nomi importanti, la vendita milanese si presenta come un percorso attraverso alcune delle figure decisive dell’arte italiana del Novecento: da Lucio Fontana a Giorgio Morandi, da Carla Accardi a Emilio Vedova, fino a Salvo.
Fontana e il superamento della pittura
Tra i lotti più attesi spicca Concetto Spaziale, Attese (1965-66) di Lucio Fontana, stimato tra 700 mila e un milione di euro e mai apparso prima sul mercato.
L’opera appartiene alla piena maturità dello Spazialismo e sintetizza in modo esemplare la ricerca dell’artista. Tre tagli verticali attraversano una superficie gialla vibrante, trasformando la tela in uno spazio aperto, attraversato da luce e tensione.
A distanza di sessant’anni, il lavoro mantiene intatta la sua radicalità. Fontana non concepisce il taglio come gesto distruttivo, ma come apertura verso una nuova dimensione della pittura: lo spazio reale entra nell’opera, mentre la superficie monocroma smette di essere semplice supporto per diventare esperienza fisica e mentale.
Accanto a questo importante lavoro compare anche un raro Concetto spaziale, Attesa del 1960 proveniente dalla storica Galleria Blu. Più raccolta e meditativa, la tela blu attraversata da un unico taglio arcuato mostra il lato più lirico della ricerca fontaniana.
Nella stessa direzione dialoga anche il monocromo blu del 1959 di Yves Klein, custodito nella stessa collezione privata per decenni e ora al suo primo passaggio sul mercato. La vicinanza tra Klein e Fontana restituisce con chiarezza il clima delle avanguardie europee del dopoguerra, sospese tra immaterialità, luce e superamento della pittura tradizionale.
Morandi e de Chirico: due idee opposte di classicità
L’asta dedica un nucleo significativo a Giorgio Morandi e Giorgio de Chirico, due figure che hanno ridefinito in modo profondamente diverso il rapporto tra modernità e tradizione.
Nel caso di Morandi, le tre opere presenti in catalogo costruiscono quasi una sintesi della sua intera parabola artistica. Dalla Natura morta del 1924, ancora segnata da tensioni post-metafisiche, fino alla straordinaria Natura morta del 1959 — stimata tra 700 mila e un milione di euro — emerge il progressivo processo di sottrazione che porterà l’artista verso una pittura sempre più essenziale e contemplativa.
Il lavoro del 1959, proveniente da una prestigiosa collezione internazionale, appartiene alla fase più matura dell’artista. La composizione riduce bottiglie e oggetti domestici a presenze quasi astratte, immerse in una luce silenziosa.
Diverso il caso di de Chirico, presente con una Piazza d’Italia eseguita alla fine degli anni Settanta. Qui l’artista torna ai temi che hanno definito la sua poetica: le architetture classiche, il senso dell’enigma, le prospettive sospese, la memoria del Mediterraneo. Anche nella tarda produzione, de Chirico continua a costruire immagini che sembrano sottrarsi al tempo storico.
L’Informale tra tensione politica ed energia poetica
Uno dei nuclei più solidi dell’asta riguarda l’Informale italiano ed europeo.
Mai apparsa prima in asta, Per la Spagna N. 2 (1962) di Emilio Vedova è stimata tra 200 mila e 300 mila euro e rappresenta uno dei vertici del celebre ciclo dedicato alla guerra civile spagnola.
L’opera, già appartenuta alla collezione personale dell’artista, traduce la violenza della storia in gesto pittorico. Bianchi e neri si scontrano sulla tela con energia brutale, trasformando la pittura in tensione morale e politica. In Vedova il segno non è mai decorativo: è una forma di testimonianza.
Più lirico ma altrettanto intenso è Senza titolo (1956) di Tancredi, stimato tra 150 mila e 200 mila euro. Esposto nello stesso anno alla Galleria Selecta di Roma sotto la guida di Carlo Cardazzo, il dipinto appartiene alla stagione più felice dell’artista, sostenuto allora da Peggy Guggenheim.
Le sue trame di colore e segni sembrano dissolvere la materia in vibrazione luminosa, costruendo un linguaggio sospeso tra Informale europeo e sensibilità americana.
Importante anche la presenza di Pierre Alechinsky con Personne (1959), proveniente da una prestigiosa collezione privata e già esposto alla storica mostra Vitalità nell’arte a Palazzo Grassi.
Carla Accardi al centro della riscoperta internazionale
Tra gli aspetti più interessanti della vendita emerge la crescente attenzione del mercato verso Carla Accardi, figura ormai centrale nella rilettura dell’arte italiana del secondo Novecento.
Grande dittico (1986), stimato tra 250 mila e 350 mila euro e presentato per la prima volta in asta, rappresenta uno dei punti più alti della sua produzione matura. Proveniente dalla collezione personale dell’artista, il lavoro mostra una pittura ormai trasformata in struttura spaziale.
Nei due pannelli accostati il segno si moltiplica fino ad annullare la distinzione tra fondo e figura, mentre nero, avorio, azzurro e arancio costruiscono una superficie ritmica e luminosa.
La crescente centralità di Carla Accardi riflette anche un più ampio processo di rivalutazione internazionale delle grandi artiste del Novecento italiano.
Anche Arancio (1979), stimato tra 70 mila e 90 mila euro, compare per la prima volta sul mercato. Qui Accardi approfondisce la propria ricerca sui materiali fluorescenti e sul rapporto tra colore e percezione luminosa, trasformando la pittura in presenza fisica.
Schifano, Rotella e la nascita della contemporaneità italiana
La vendita include inoltre alcune opere fondamentali per comprendere il passaggio dell’arte italiana verso la contemporaneità mediatica degli anni Sessanta.
Botticelli 2 (1962) di Mario Schifano, stimato tra 300 mila e 400 mila euro, appartiene alla stagione cruciale dei monocromi. Conservato per oltre cinquant’anni nella stessa collezione privata, il lavoro mostra come Schifano avesse già intuito il ruolo centrale dell’immagine industriale e pubblicitaria nella nuova cultura visiva.
Gli smalti industriali di Schifano non sono superfici neutre, ma campi visivi carichi di energia e memoria.
Accanto a lui compare Exotic (1961) di Mimmo Rotella, stimato tra 130 mila e 180 mila euro. Il décollage, presentato nel 1962 alla Galerie J di Parigi durante la mostra Cinecittà, trasforma frammenti di manifesti cinematografici in un’immagine stratificata e instabile che oggi appare sorprendentemente attuale.
Salvo e il ritorno della pittura narrativa


A chiudere il percorso è Salvo, sempre più presente nelle collezioni internazionali e protagonista di una forte crescita critica e di mercato.
28 siciliani più un mistero (2014), stimato tra 100 mila e 150 mila euro, appartiene agli ultimi anni della sua produzione e unisce parola, memoria culturale e paesaggio siciliano in una composizione sospesa tra concettuale e figurativo.
Accanto a questo lavoro compare Una sera (1988), stimato tra 60 mila e 80 mila euro, esempio perfetto della sua pittura visionaria: colori irreali, alberi stilizzati e una luce quasi metafisica costruiscono uno spazio mentale più che reale.
Negli ultimi anni Salvo è diventato uno degli artisti italiani più richiesti dal collezionismo internazionale, grazie a una pittura capace di unire immediatezza visiva, memoria culturale e forte identità cromatica.








