Un collezionismo per tutti: carte accessibili e nuove aperture alla galleria Finestreria

del

Nata online nel 2020 nel pieno della pandemia, Finestreria si è trasformata nel 2022 in un affascinante spazio espositivo fisico a Milano, frutto della tenacia della sua fondatrice Claudia Ponzi. Formatasi alla NABA con l’ambizione iniziale di fare l’artista, Claudia ha saputo trasformare un immobile fatiscente in un punto di riferimento culturale che va oltre la semplice galleria d’arte, ospitando anche corsi e serate dedicate alla video arte e al cortometraggio. Il nome stesso dello spazio, caratterizzato da tre grandi vetrine su strada, suggerisce la volontà di creare un dialogo continuo e osmotico tra il dentro e il fuori. 

In questa intervista, la gallerista ci racconta la sua predilezione per un’arte legata al silenzio e alla natura, il forte legame umano e professionale con l’artista Mauro Valsecchi (attualmente in mostra) e la precisa missione di rendere il collezionismo accessibile a un pubblico sempre più vasto e trasversale.

Dalla chiamata online allo spazio fisico

Foto Claudia Ponzi

Gino Fienga: Come nasce Finestreria e qual è l’idea alla base di questo progetto? 

Claudia Ponzi: Ho sempre avuto la sensazione di voler portare avanti un progetto multiculturale, un’idea di unificare più persone con modi di pensare differenti in un unico luogo. Nel 2020, in piena pandemia, con un’amica abbiamo lanciato un’open call online che si chiamava proprio “Finestreria”, iniziando a collaborare e pubblicare sul web artisti affermati e giovanissimi. Nella mia vita ho studiato alla NABA e ho sempre pensato di fare l’artista, non avevo mai visto il ruolo della gallerista anche perché, purtroppo, nelle accademie nessuno ti insegna come si gestisce una galleria o come ci si rapporta con il mercato. 

GF: E come sei passata al luogo fisico? 

CP: Stavo cercando uno spazio che fosse il mio studio d’artista. Il mio elettricista mi mandò il link di un ex immobile Unicredit, rimasto chiuso e in disuso per tantissimi anni in seguito a un fallimento. Guardando le foto, lo spazio era fatiscente, ma realizzai che dieci anni prima, proprio davanti a quelle vetrine abbandonate, fantasticavo con un’amica dell’accademia di poter avere un posto “sgarrupato” da ristrutturare per farci nascere qualcosa insieme ad altri. Dopo due anni di ristrutturazioni infinite, nel 2022 ho inaugurato lo spazio con la prima mostra. 

Vertigini. La realtà ondeggia come quando si guarda attraverso un fuoco che brucia 2025, polvere di pigmento fissata su carta, cm 40×40

Il significato del nome e il ruolo culturale

GF: Perché hai scelto di mantenere il nome Finestreria e non chiamarla con il tuo nome? 

CP: Avendo una formazione d’artista, non mi piaceva chiamare lo spazio con il mio nome. “Finestreria” racconta bene l’architettura del luogo: è uno spazio su strada con tre vetrine e una porta a vetri, quindi un insieme di tante finestre. Spesso il marciapiede esterno diventa parte stessa della galleria, creando un legame diretto con la strada. Inoltre, mi piace l’idea che non sia solo una galleria, ma un punto di riferimento culturale: organizziamo corsi e serate cinema – con il format Visioni Oltre curato insieme a Irene Follador – dove mescoliamo video arte e cortometraggi. 

Vertigini. Il verso delle cornacchie suona sempre come un arrabbiato lamento 1 2017, pigmento su legno verniciato cm 32×42 cad dittico

La ricerca del silenzio e il rapporto con l’artista

GF: Qual è il fil rouge che lega gli artisti che scegli di rappresentare? 

CP: Sono molto intuitiva: cerco artisti che abbiano un rapporto con il silenzio e la natura. Ricerco opere che non urlino, ma che impongano un ascolto sensibile. Sono affascinata dall’astrazione, ma apprezzo anche una figurazione delicata. Per me il lavoro riflette l’artista, quindi la scelta è molto capillare e si basa sulla creazione di una grande complicità e rispetto reciproco; ho notato che quando c’è sintonia umana, anche il lavoro dell’artista riesce a spiccare ed essere compreso maggiormente. 

L’esposizione di Mauro Valsecchi e le energie invisibili

GF: Attualmente hai in corso un progetto con Mauro Valsecchi. Cosa c’è al centro della sua indagine? 

CP: Con Mauro abbiamo studiato insieme in Accademia alla triennale. Ci eravamo persi di vista, ma poi l’ho corteggiato a lungo per farlo venire in galleria, perché conoscevo la crescita del suo lavoro. Insieme abbiamo anche vinto il Premio Massimiliano Galliani per il Disegno, un riconoscimento speciale perché ha premiato non solo l’arte, ma l’amicizia e i veri valori umani. Mauro parla dell'”aldiquà” come di un luogo fatto di energie e sensazioni invisibili, come il vento che sposta le foglie. La sua tecnica è particolarissima: schiaccia il pigmento nella carta o nel legno, lo cancella con la gomma in alcune parti e lo fissa con delle lacche, creando un lavoro essenzialmente molto polveroso che viene assorbito dai materiali. Per un progetto a Casa Cavezzi, ad esempio, ha lasciato un’opera in legno all’esterno per oltre un anno, con dei centrini applicati sopra, in modo che fossero il sole, la pioggia e il tempo a bruciare e incidere la texture della stoffa nel legno. 

In controluce, la distanza dal mondo 2022, disegni in blocchi di resina acrilica, cm 20×20 , cm 15×10, cm 10×10

Un collezionismo trasversale e accessibile

GF: Qual è il tuo collezionista target e in che range di prezzi si muovono le opere? 

CP: Il mio collezionista tipico è l’imprenditore che cerca un’opera che crei una “finestra” e un’apertura nel proprio appartamento, ma compra da me anche il professore con uno stipendio ‘normale’. Per me era fondamentale che l’arte non fosse vissuta come un settore d’élite chiuso, ma che ci fosse margine per tutti. Per educare e avvicinare i nuovi collezionisti, propongo opere su carta che partono da 100 o 200 euro. Le tele ovviamente salgono, partendo dai 400-1000 euro, e avendo una grande parete visibile dalla strada posso ospitare anche pezzi più importanti da 10.000 o 15.000 euro. Ma la logica di base resta quella dell’inclusività e dell’avvicinamento al mondo dell’arte. 

Una “finestra” aperta sulle nuove generazioni di collezionisti

L’esperienza di Finestreria ci ricorda quanto il mercato dell’arte contemporanea abbia bisogno di spazi capaci di scardinare le logiche più elitarie, per tornare a dialogare direttamente con la strada e con il tessuto cittadino. Trasformando l’intuizione di un’open call pandemica in un hub culturale fisico, Claudia Ponzi ha dato vita a un luogo dove la sensibilità curatoriale – fatta di ascolto, silenzi e profonda connessione umana con gli artisti – si sposa perfettamente con un approccio pragmatico al mercato. La precisa volontà di offrire opere a prezzi accessibili, permettendo a un pubblico eterogeneo (dal giovane professionista al grande imprenditore) di compiere i primi passi nel collezionismo, rappresenta un modello virtuoso e un segnale di grande apertura per il futuro del sistema dell’arte. 

Gino Fienga
Gino Fienga
Editore @ con-fine + Collezione da Tiffany | CEO and founder @ arturo | startupper | collezionista per caso

Collezione da Tiffany è gratuito, senza contenuti a pagamento, senza nessuna pubblicità e sarà sempre così.

Se apprezzi il nostro lavoro e vuoi approfondire ancora di più il mercato dell'arte,
puoi sostenerci abbonandoti a

News Mercato Arte

Anticipazioni, trend, opportunità e segnali nascosti del mercato dell’arte

Ogni settimana, notizie, aste e analisi scelte per chi colleziona e investe con strategia.

 

Scopri di più!

Condividi
Tags

recenti

L’Archivio Valerio Adami avvia il catalogo generale online: si parte dalle opere dal 1958 al 1978

L'Archivio Valerio Adami lancia il catalogo generale online: al via la catalogazione delle opere dal 1958 al 1978 curata da Lorenzo Madaro.

Il mercato vola. Ma non tutto il mercato

Il Mercato dell'arte 2026 corre tra record e capolavori, ma dietro i numeri emerge un sistema a due velocità. Analisi di fine semestre.

Radicondoli Festival 2026: Paesaggi Contemporanei racconta l’eredità di Fabio Gori tra arte e territorio

Radicondoli, borgo collinare della Val di Merse in provincia di Siena, si trasforma ancora una volta in un museo diffuso a cielo aperto. Dal...

Articoli correlati