Mamma mia quanto siamo fighi, noi del mondo dell’arte. Ma quanto siamo fighi? Non ce ne facciamo una ragione.
Siamo talmente fighi che possiamo cambiare le sorti del bar più zozzo della città, quello dove il barista si scaccola e serve benzene, e trasformarlo… nel posto più cool del mondo.
E poi lo spritz a 3 euro, col rischio cirrosi. Ma vuoi mettere la figaggine.
Ma cavolo, quanto siamo fighi.
Scrocchiamo qualsiasi cosa: cene, hotel, divani di collezionisti… perché loro vogliono stare con noi, si vogliono mischiare alla nostra figaggine. Dormiamo in cocoon appesi come pipistrelli in ostelli con camerate infinite, rischiando l’accoltellamento, per essere alle aperture degli eventi chiusi alle persone comuni: noi non ci mescoliamo con voi.
Viaggiamo con compagnie aeree che ci permettono di portare una pochette di 12×8 cm.
Atterriamo in aeroporti più lontani di casa nostra, svegliandoci alle 2. Ma non puoi capire quanto è cool andare, con le cispe negli occhi, in giro per le fiere ancora in fase di allestimento, vedere tutto, salutare tutti e non comprare mai nulla.
Ma non puoi capire, tu, umano della classe media, portatore insano di cultura, quanto tutto questo sia figo.
Facciamo colazione all’alba scambiandoci paccottiglia, ridendo, ridendo, ridendo come i fighi, e con i fighi delle scale sociali più alte che si divertono con noi e per noi.
Ma che top che siamo.
Giriamo con i cappellini da Pierino e le borsine di juta.
Abbiamo finito le piantagioni di canapa per cucire le tote bag, ma che figo usarle per la spesa al Lidl.

Ma che esseri speciali siamo noi dell’arte.
E poi le mostre nei garage délabré. Con l’impianto elettrico stile Nuova Delhi, montato all’ultimo dall’artista con il cacciavite dell’Ikea, quello senza punta calamitata.
E il catino. Il catino pieno di birre. Alla mercé di noi fighi.
Siamo una bomba, noi dell’arte. Davvero. Una bomba.




