Al CAMeC – Centro d’Arte Moderna e Contemporanea prende forma una riflessione sul destino del Romanticismo nell’arte di oggi. La mostra “Ripensando il Romanticismo nell’arte contemporanea”, curata da Elena Volpato, non è un’operazione nostalgica, ma un’indagine su una sensibilità che continua a parlare al presente.
Durante la conferenza stampa del 10 aprile è emersa con chiarezza una parola chiave: cambiamento. Un tema già centrale nel Romanticismo, oggi riletto alla luce di una contemporaneità segnata da crisi diffuse. Il rapporto tra uomo e natura torna così al centro, non come tema storico ma come nodo attuale. Come ha sottolineato Giacomo Bei, la mostra offre uno spazio per fermarsi e riflettere, invitando il visitatore a esercitare uno sguardo più consapevole: una forma di resistenza culturale.
Un dialogo tra secoli
Il progetto mette in relazione tre pilastri della pittura ottocentesca, Caspar David Friedrich, John Constable e J.M.W. Turner, con le ricerche di sette artisti contemporanei: Giovanni Anselmo, Massimo Bartolini, Ian Kiaer, David Schutter, Linda Fregni Nagler, Pesce Khete e Michele Tocca.
L’esposizione si sviluppa come un percorso che attraversa tre direttrici fondamentali: la tensione verso l’ignoto, il naturalismo e la dimensione interiore del paesaggio. In questo senso, il Romanticismo non è una categoria storica chiusa, ma un linguaggio ancora capace di influenzare le pratiche artistiche di oggi.
Friedrich e il sentimento dell’infinito
La prima parte della mostra si ispira alla poetica di Friedrich, centrata sul rapporto tra individuo e cosmo. Le opere di Anselmo, Fregni Nagler, Kiaer e Bartolini traducono questa tensione attraverso installazioni, archivi fotografici e strutture fragili che mettono in dubbio la stabilità del reale.
Qui il paesaggio non è una semplice rappresentazione, ma una soglia: uno spazio in cui chi guarda deve confrontarsi con ciò che non conosce, prendendo consapevolezza del proprio limite di fronte a ciò che è immenso.
Constable e la verità del reale
La seconda linea di ricerca parte invece dalla lezione di Constable, reinterpretata attraverso una pittura che cerca l’immediatezza e l’aderenza al dato naturale. Michele Tocca recupera la tradizione del lavoro all’aperto, trasformandola in un esercizio di attenzione radicale: dipingere diventa un modo per abitare davvero il tempo e lo spazio.
Parallelamente, David Schutter usa la pittura come strumento critico. Partendo da opere storiche come The Grove, l’artista analizza i legami tra paesaggio e storia, interrogando il nostro modo occidentale di vedere il mondo.
Turner e il paesaggio interiore
L’ultima sezione trova il suo riferimento in Turner, dove il paesaggio si dissolve in pura energia. Nelle opere di Pesce Khete, colore e segno diventano elementi autonomi, capaci di generare spazi mentali più che fisici. Il risultato è una pittura dinamica e stratificata, che trasforma l’emozione in materia. Qui il Romanticismo si manifesta come un’immersione totale nel flusso dell’esperienza visiva.
Una tensione ancora viva
Come sottolinea la curatrice Elena Volpato, la mostra nasce da una domanda tanto semplice quanto radicale: perché un artista contemporaneo dovrebbe oggi accostarsi a un romantico? La risposta non risiede in una citazione stilistica, ma in una qualità percettiva e vitale dell’opera. Richiamando le parole di Francesco Arcangeli, Volpato evidenzia come un’opera possa apparire formalmente compiuta ma risultare distante se priva di quella “vibrazione” profonda che eccede la misura.
Il percorso espositivo, frutto di anni di incontri con artisti e processi, non si configura dunque come una ricerca programmatica di presenze romantiche, ma come una constatazione: un’emersione spontanea di affinità, maturata nel tempo. In questo senso, la mostra si presenta anche come un omaggio al luogo che la ospita.
Come ha ricordato il sindaco Pierluigi Peracchini, La Spezia rappresenta storicamente un punto di passaggio tra Nord Europa e Mediterraneo, una soglia geografica e simbolica. Il Golfo dei Poeti, luogo di ispirazione per artisti e scrittori, diventa qui metafora di una sospensione nello spazio e nel tempo, un invito a “guardare oltre”, proprio come accadeva per i romantici.
In un presente segnato da condizioni percepite come difficili, tragiche e al contempo superficiali, gli artisti sembrano rivendicare un tempo di attenzione: una pratica che si configura quasi come gesto rivoluzionario. L’arte, in questo contesto, non offre soluzioni ma apre spazi di consapevolezza, opponendo alla velocità e alla dispersione una forma di resistenza sensibile.
Ripensando il Romanticismo nell’arte contemporanea
CAMeC, Piazza Cesare Battisti 1, La Spezia
11 aprile – 13 settembre 2026








