Il Novecento in esposizione presso Farsettiarte

del

Milano, Farsettiarte racconta il Novecento tra Metafisica, Astrazione e Informale

Milano torna a confrontarsi con alcuni dei grandi protagonisti dell’arte del Novecento grazie alla nuova esposizione presso Farsettiarte, che dal 14 al 20 maggio 2026 presenta negli spazi del Portichetto di via Manzoni una selezione di opere di straordinaria qualità storica e museale che andranno in asta il 29 e 30 maggio.

Da Giorgio Morandi a Giorgio de Chirico, da Giuseppe Capogrossi fino ad Afro, il percorso costruisce un dialogo continuo tra figurazione, metafisica e astrazione, attraversando alcune delle stagioni decisive dell’arte italiana e internazionale del secolo scorso. La preview non si limita a riunire capolavori, ma mette in relazione linguaggi che hanno ridefinito il concetto stesso di immagine nel Novecento.

L’esposizione si sviluppa infatti come una progressiva trasformazione dello spazio pittorico: dalla contemplazione silenziosa degli anni Venti fino alla dissoluzione della forma nel dopoguerra, passando attraverso il segno, il gesto e la riflessione concettuale.

Morandi, de Chirico e il silenzio della Metafisica

Ad aprire idealmente il percorso è la presenza di Giorgio Morandi con Natura morta del 1921, uno dei dipinti più importanti dell’intera selezione. L’opera appartiene agli anni in cui Morandi gravitava attorno all’esperienza di Valori Plastici, stagione decisiva nella quale l’artista bolognese sviluppa quella dimensione sospesa e silenziosa che diventerà la cifra della sua ricerca.

In questa tela gli oggetti non sono più meri elementi del reale: diventano presenze meditate, quasi astratte nella loro essenzialità. La luce calda e rarefatta annulla il tempo e trasforma bottiglie e recipienti in architetture interiori. È un Morandi ancora vicino alla lezione metafisica, ma già pienamente consapevole della propria autonomia poetica.

Giorgio de Chirico, Piazza d’Italia, 1963, olio su tela, cm 40×50,5

Se Morandi costruisce il silenzio, Giorgio de Chirico ne mette in scena l’enigma. L’esposizione dedica grande attenzione al maestro della Metafisica. Tra le opere più attese spicca Piazza d’Italia del 1963, dipinto che riprende uno dei temi più iconici della sua produzione: la piazza come teatro mentale, spazio immobile in cui il tempo sembra essersi arrestato.

Le architetture classiche, le ombre allungate, le prospettive impossibili e la sospensione narrativa generano ancora oggi quella sensazione di inquietudine che rese la pittura metafisica uno dei linguaggi più influenti del Novecento europeo.

L’opera non appare come una semplice ripetizione di un motivo celebre, ma come la riaffermazione di un universo visivo che de Chirico continuerà a interrogare per tutta la vita. In queste piazze deserte, dove l’assenza diventa protagonista, si percepisce la modernità radicale del suo pensiero: l’idea che la pittura non debba rappresentare il reale, ma evocare ciò che si nasconde dietro la sua superficie apparente.

Dal realismo lirico all’immobilità di Casorati

Il passaggio dagli anni Venti agli anni Trenta emerge attraverso artisti che, superata la stagione delle avanguardie storiche, conservano una profonda tensione interiore.

In Autunno in Toscana (1927), Carlo Carrà abbandona definitivamente la dimensione metafisica per approdare a una pittura contemplativa e sospesa. Il paesaggio perde ogni funzione narrativa e si trasforma in un luogo mentale costruito attraverso volumi solidi e colori caldi.

Questa stessa ricerca di equilibrio e immobilità trova una diversa intensità nella Maternità di Felice Casorati, dove la figura materna viene isolata in uno spazio quasi astratto, scandito da rigorosi rapporti geometrici.

Capogrossi e la nascita del segno astratto

Giuseppe Capogrossi, Superficie 590, 1950, olio su tela, cm 120×80

Il passaggio dagli anni Venti al secondo dopoguerra segna una vera frattura linguistica, e l’esposizione riesce a renderla evidente con particolare efficacia. Se la prima parte del percorso è dominata dalla costruzione dell’immagine, la sezione dedicata all’Informale racconta invece la dissoluzione della forma e la nascita di una pittura fatta di energia, gesto e segno.

In questo contesto emerge con forza Superficie 590 (1950) di Giuseppe Capogrossi, una delle opere più significative della svolta astratta dell’artista romano. Il celebre segno ripetuto ossessivamente sulla tela, diventa qui struttura primaria dello spazio pittorico. Non è decorazione, né simbolo in senso tradizionale: è un alfabeto visivo autonomo, una scrittura arcaica e universale che costruisce ritmo e tensione.

Capogrossi trasforma la superficie in un campo dinamico, dove il segno si organizza secondo una logica quasi musicale. Guardando il dipinto si ha la percezione di un linguaggio che precede la parola, di una pittura che rinuncia alla rappresentazione per diventare esperienza pura dello spazio. È uno dei momenti decisivi dell’astrazione italiana del dopoguerra e, ancora oggi, uno dei suoi esiti più riconoscibili.

La sua ricerca dialoga idealmente con quella di Emilio Vedova, presente con Battaglia navale (1952-53), dove il gesto informale diventa energia drammatica e tensione fisica. Se Capogrossi costruisce il ritmo attraverso il segno, Vedova esplode la superficie in un conflitto di bianco e nero che riflette le inquietudini dell’Europa del dopoguerra.

Afro, Dorazio e la nuova astrazione italiana

Di tono completamente diverso, ma altrettanto intenso, è Interno (1971) di Afro. Qui l’Informale abbandona la violenza gestuale per aprirsi a una dimensione lirica e meditativa. Le campiture leggere e vibranti sembrano respirare sulla superficie della tela, creando uno spazio fatto di memoria, trasparenze e risonanze cromatiche.

Afro costruisce una pittura colta e musicale, in cui il colore non definisce forme ma relazioni emotive. La composizione appare sospesa, quasi fragile, e proprio in questa precarietà trova la propria forza poetica. Interno rappresenta perfettamente quella stagione dell’arte italiana in cui l’astrazione cercò una via autonoma rispetto all’espressionismo americano, privilegiando equilibrio e sensibilità tonale.

Piero Dorazio, Entrez S.V.P. Porta 17

Piero Dorazio, con Entrez S.V.P. Porta 17 (1958-59), sviluppa invece una ricerca fondata sulla luce e sull’interazione dinamica dei segni cromatici. La superficie si apre a un ritmo continuo e musicale, costruito attraverso intrecci di linee e colore.

Afro e Dorazio mostrano come l’astrazione italiana abbia saputo trovare una via autonoma e profondamente europea, lontana tanto dal naturalismo quanto dall’espressionismo americano.

Dalla Pop Art alla ricerca concettuale

Andy Warhol, Vegetable Soup, Campbell’s Soup I, screeprint a colori, cm 89×58,4

La preview milanese offre così uno sguardo particolarmente lucido sul Novecento italiano: dal ritorno all’ordine di Morandi e de Chirico fino alla liberazione del segno in Capogrossi e alla rarefazione lirica di Afro. Ma il percorso si amplia ulteriormente grazie alla presenza di figure decisive come Filippo de Pisis, Hans Hartung, Andy Warhol, Mimmo Rotella e Piero Manzoni.

Con Warhol la cultura di massa entra direttamente nello spazio dell’arte: Vegetable Soup, Campbell’s Soup I (1968) trasforma un prodotto industriale in un’icona universale della contemporaneità.

Parallelamente Rotella, con il décollage Venus (1961), lacera e ricompone l’immagine urbana, trasformando il manifesto pubblicitario in frammento e memoria consumata.

Il percorso si chiude con Manzoni e la radicalità di Linea m 1,27, opera in cui l’immagine viene completamente sottratta allo sguardo per lasciare spazio all’idea stessa di arte.

Dal mistero metafisico di de Chirico fino alla smaterializzazione concettuale di Manzoni, l’esposizione costruisce un racconto coerente sulla continua trasformazione del linguaggio artistico nel Novecento.

Il risultato è una vera geografia delle avanguardie del Novecento: un percorso in cui ogni opera sembra dialogare con la successiva, mostrando come il secolo abbia continuamente oscillato tra costruzione e dissoluzione dell’immagine, tra memoria classica e sperimentazione radicale.

Informazioni utili

L’esposizione sarà visitabile presso Farsettiarte dal 14 al 20 maggio 2026.

Le opere saranno successivamente presentate a Prato il 29 e 30 maggio 2026 in occasione delle vendite dedicate all’arte moderna e contemporanea.

Chiara Lorenzon
Chiara Lorenzon
Chiara Lorenzon, storica dell'arte, ha consolidato la sua expertise lavorando tra gallerie e case d'asta, dove ha affinato lo sguardo sulle dinamiche del mercato e sul rapporto tra opera d'arte e collezionista. Dal 2023 lavora con Collezione da Tiffany, focalizzandosi sull'analisi delle tendenze e sul mercato dell'arte contemporanea.

Collezione da Tiffany è gratuito, senza contenuti a pagamento, senza nessuna pubblicità e sarà sempre così.

Se apprezzi il nostro lavoro e vuoi approfondire ancora di più il mercato dell'arte,
puoi sostenerci abbonandoti a

News Mercato Arte

Anticipazioni, trend, opportunità e segnali nascosti del mercato dell’arte

Ogni settimana, notizie, aste e analisi scelte per chi colleziona e investe con strategia.

 

Scopri di più!

Condividi
Tags

recenti

Pandolfini a Milano: tra i Maestri del Novecento e il debutto di Jago

Il 13 maggio, la sede di via Manzoni ospiterà l’asta dedicata all'arte moderna e contemporanea. In catalogo l'internazionalismo di Chagall, il rigore di Donghi...

Sotheby’s Milano punta sulle opere mai passate in asta: il Novecento italiano torna protagonista il 27 maggio

Sotheby’s Milano presenta il 27 maggio un’asta con opere di Fontana, Morandi, Accardi e Salvo mai passate in asta.

Dorotheum Contemporary: Vienna al centro del mercato tra grandi maestri e riscoperte

L’attenzione del collezionismo internazionale converge sulla data del 20 maggio 2026, momento centrale per le dinamiche del mercato mitteleuropeo. Superata la rassegna dedicata...

Articoli correlati