François Morellet Centenario in Italia 2026: Epicarmo Invernizzi racconta il progetto diffuso

del

A cent’anni dalla nascita di François Morellet, l’Italia si prepara a celebrare uno dei protagonisti assoluti delle ricerche programmate, cinetiche e minimali del secondo Novecento attraverso un progetto espositivo diffuso che coinvolgerà musei, fondazioni, università e istituzioni culturali lungo tutto il territorio nazionale. “∞ François Morellet ∞ Centenario in Italia 1926-2026”, ideato e coordinato da A arte Invernizzi, nasce con la curatela di Paolo Bolpagni e Alessandro Gallicchio, in stretta collaborazione con l’Estate Morellet, e si sviluppa in parallelo alle celebrazioni francesi promosse dal Centre Pompidou.

Più che una tradizionale retrospettiva celebrativa, il progetto costruisce una costellazione di interventi autonomi e coordinati che intendono restituire la complessità dell’opera di Morellet, oggi riconosciuto come anticipatore di una concezione generativa, immersiva e partecipativa dell’immagine. Un omaggio che assume un significato particolare proprio in Italia: il Paese in cui l’artista espose per la prima volta nel 1960 alla storica Galleria Azimut, su invito di Piero Manzoni, e dove nel 2016 venne inaugurata, poco dopo la sua scomparsa, l’ultima mostra da lui progettata.

François Morellet_Lamentable n. 2, 2005_Neon bianco, 400x192x186 cm
A arte Invernizzi, Milano_Courtesy A arte Invernizzi, Milano
© Estate Morellet, Cholet_Foto Bruno Bani, Milano

Ad aprire il programma è, dal 21 maggio al 17 luglio 2026, la mostra “François Morellet | Gianni Colombo”, curata da Luca Massimo Barbero presso A arte Invernizzi, un’esposizione che mette in dialogo due figure centrali dell’arte internazionale legate da amicizia, ricerca e sperimentazione sul rapporto tra spazio, percezione e partecipazione dello spettatore. Un legame storico e umano che attraversa decenni di collaborazioni e che oggi torna al centro del dibattito grazie a un progetto destinato a riattualizzare l’eredità di François Morellet nel panorama contemporaneo.

Ne parliamo con Epicarmo Invernizzi, protagonista di questo lungo percorso curatoriale e promotore di un’iniziativa che punta a rileggere l’opera dell’artista francese non come memoria storica, ma come strumento ancora capace di interrogare il presente.

Chiara Lorenzon: Il progetto ∞ François Morellet ∞ Centenario in Italia mette in relazione una costellazione di istituzioni su tutto il territorio: qual è stata l’idea cardine che ha guidato la costruzione di questa rete e cosa distingue questa mappatura da una tradizionale programmazione celebrativa?

Epicarmo Invernizzi: L’idea cardine del progetto ∞ François Morellet ∞ Centenario in Italia 1926 – 2026, è stata in primo luogo quella di rendere omaggio in occasione dell’anniversario della nascita di Morellet una lettura plurale e contemporanea della sua opera, attraverso una rete diffusa e coordinata di istituzioni sul territorio italiano.

Il progetto, ideato e coordinato dalla galleria A arte Invernizzi, con la curatela di Paolo Bolpagni e Alessandro Gallicchio e in collaborazione con l’Estate Morellet, si fonda sulla costruzione di una costellazione di sedi pubbliche e private che operano in parallelo. Ogni istituzione coinvolta non si limita a presentare una mostra, ma diventa un nodo specifico di approfondimento, dedicato a diversi aspetti della ricerca dell’artista.

La rete coinvolge la galleria A arte Invernizzi di Milano con la curatela di Luca Massimo Barbero, l’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici con la curatela di Alessandro Gallicchio, la Fondazione Biscozzi | Rimbaud ETS di Lecce con la curatela di Lorenzo Madaro, la Fondazione Ragghianti ETS di Lucca con la curatela di Paolo Bolpagni, MACAMorterone con la curatela di Angela Faravelli, l’Università Luigi Bocconi di Milano con la curatela di Ettore Buganza, Villa Pisani Bonetti a Bagnolo di Lonigo e l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano con la curatela di Francesca Pola.

Ciò che distingue questa mappatura da una tradizionale programmazione è il superamento del modello retrospettivo e centralizzato: non una grande mostra unica ed esaustiva, ma una disseminazione di interventi autonomi e coordinati tra loro. Le istituzioni coinvolte, tra cui musei, fondazioni e università, contribuiscono così a costruire un percorso articolato che mette in relazione opere, contesti e linguaggi differenti.

Attraverso questa struttura diffusa, il progetto intende inoltre “accendere una luce” su Morellet come artista anticipatore delle ricerche programmate e minimali, oggi riconosciuto anche come precursore di una visione generativa e immersiva dell’immagine, restituendone così la complessità e l’attualità nel presente.

François Morellet_Azzurro pallido Palladio , 2008_Neon blu, 278×1200 cm_Villa Pisani Bonetti, Bagnolo di Lonigo
Courtesy Associazione Culturale Villa Pisani Contemporary Art, Bagnolo di Lonigo © Estate Morellet, Cholet
Foto Bruno Bani, Milano

CL: Il rapporto tra François Morellet e l’Italia attraversa momenti chiave, dalla mostra del 1960 alla Galleria Azimut fino alle esposizioni realizzate negli ultimi anni della sua vita: come si è evoluta nel tempo la ricezione del suo lavoro nel contesto italiano?

EI: Il rapporto tra François Morellet e l’Italia attraversa cinquant’anni ed è segnato da una continuità rara, fatta di mostre, collaborazioni, amicizie e dialoghi con artisti, galleristi, architetti e istituzioni culturali. La ricezione del suo lavoro nel contesto italiano si è evoluta progressivamente: da presenza ancora pionieristica e sperimentale all’inizio degli anni Sessanta, Morellet è diventato nel tempo una figura sempre più centrale per comprendere gli sviluppi dell’arte internazionale.

Un momento fondamentale è il 1960, quando Morellet espone per la prima volta in Italia alla Galleria Azimut nella mostra Motus, organizzata da Piero Manzoni e Enrico Castellani. Come ricorda Danielle Morellet, quell’ambiente milanese era straordinariamente vitale e rappresentava un luogo di confronto aperto tra le più avanzate ricerche europee. In quegli anni Morellet entra in relazione con figure come Lucio Fontana e soprattutto con Gianni Colombo, con cui condividerà non solo esposizioni e ricerche legate alle “Nuove Tendenze”, ma anche una lunga amicizia personale.

Negli anni Sessanta e Settanta la presenza di Morellet in Italia si intensifica attraverso mostre e partecipazioni istituzionali, come la personale del 1970 alla Galleria Arte Studio di Macerata e la partecipazione alla XXXV Biennale di Venezia dello stesso anno. Parallelamente, il dialogo con Colombo e con il contesto italiano favorisce una ricezione sempre più attenta agli aspetti ambientali, percettivi e spaziali della sua ricerca. L’Italia diventa così uno dei luoghi privilegiati in cui il suo lavoro viene letto non soltanto in chiave geometrica o sistemica, ma anche come esperienza capace di attivare fisicamente e mentalmente lo spettatore.

Questa relazione si consolida ulteriormente negli anni Ottanta e Novanta grazie al legame con la nostra galleria e con la nostra famiglia, conosciuta proprio tramite Gianni Colombo. Da quel momento Morellet torna regolarmente in Italia con progetti pensati in stretto rapporto con lo spazio architettonico e con il contesto espositivo. Emblematico è il progetto realizzato nel 2008 a Villa Pisani Bonetti, dove l’intervento permanente Azzurro Pallido Palladio instaura un confronto diretto con l’architettura di Andrea Palladio, evidenziando una dimensione del suo lavoro sempre più legata alla trasformazione percettiva dello spazio. Negli ultimi anni della sua vita, la ricezione italiana di Morellet appare ormai pienamente consolidata e insieme rinnovata: il suo lavoro viene riconosciuto non solo come fondamentale per le ricerche programmate e minimali, ma anche come anticipatore di questioni oggi centrali, legate all’ambiente, alla partecipazione e alla dimensione immersiva dell’opera. Non è un caso che l’ultima mostra progettata dall’artista sia stata realizzata nel 2016 presso A arte Invernizzi a Milano, inaugurata poco dopo la sua scomparsa.

Il progetto nazionale ∞ François Morellet ∞ Centenario in Italia 1926-2026 nasce proprio dalla volontà di restituire questa lunga relazione con il contesto italiano attraverso una rete diffusa di istituzioni. Dalla mostra François Morellet | Gianni Colombo curata da Luca Massimo Barbero, in collaborazione con l’Archivio Gianni Colombo e l’Estate Morellet, fino ai progetti realizzati in musei, fondazioni, università e luoghi di ricerca, il centenario intende mostrare come il dialogo tra Morellet e l’Italia non sia stato episodico, ma una relazione continua e fertile che ha accompagnato l’intera evoluzione della sua ricerca.

François Morellet_π Weeping neonly bleu n°1, 2001_Neon blu, 400×1750 cm_BAG Bocconi Art Gallery, Milano
Courtesy A arte Invernizzi, Milano © Estate Morellet, Cholet_Foto Mattia Mognetti, Milano

CL: A arte Invernizzi ha avuto un rapporto lungo e diretto con Morellet, culminato nell’ultima mostra da lui progettata nel 2016: quanto ha pesato l’eredità di quel dialogo diretto nella definizione dell’attuale palinsesto per il centenario?

EI: La collaborazione tra la galleria e François Morellet ha avuto un peso decisivo nella definizione del palinsesto del centenario. Abbiamo conosciuto François Morellet attraverso la figura di Gianni Colombo, amico in comune, avviando da subito una collaborazione intensa e duratura, che ha permesso di sviluppare un rapporto non solo continuativo, ma anche profondamente progettuale. Nel corso dei trent’anni sono state realizzate oltre dieci mostre personali, sia nello spazio della galleria a Milano – dalla prima nel 1994 fino all’ultimo progetto espositivo concepito da Morellet nel 2016 – sia in spazi pubblici in Italia e all’estero. Questi progetti hanno segnato momenti cruciali del suo percorso creativo, contribuendo a definire un dialogo continuo tra opera, spazio e visione curatoriale.

Tra gli interventi più significativi si ricordano oltre quello del 2008 a Villa Pisani Bonetti, la doppia personale Sguardi paralleli: Ballocco Morellet alla Fondazione Ragghianti di Lucca nel 2016 e i progetti realizzati a Morterone, luogo centrale di ricerca e confronto. Qui si inseriscono sia l’installazione permanente La porte s’envole (2012) presso la Casa dell’Arte, sia la mostra François Morellet  Antonio Scaccabarozzi, che testimonia il ruolo fondamentale del contesto italiano nella ricerca dell’artista e nel 2016 alla mostra François Morellet  Grazia Varisco alla Fondazione Ghisla Art Collection di Locarno.

Un ulteriore momento chiave è stata la partecipazione ad Art Basel Unlimited nel 2017, dove è stata presentata π weeping neonly, un’installazione composta da 30 tubi al neon azzurro disposti secondo l’estrazione di π. L’opera è oggi installata presso l’Università Luigi Bocconi, una delle sedi coinvolte nel progetto del centenario.

Nel 2024 abbiamo realizzato in collaborazione con Annely Juda Fine Art e con l’Estate Morellet una mostra antologica ha infine esteso questo approccio su scala internazionale, articolando il percorso in due sedi parallele e rafforzando l’idea di mostra come sistema relazionale.

Più che un semplice rapporto professionale, quello con Morellet si è fondato su fiducia e rispetto reciproco, evolvendo in un legame umano profondo anche con la sua famiglia. In occasione della mostra prevista a maggio in galleria, Danielle Morellet ha realizzato un’intervista con Luca Massimo Barbero, che sarà pubblicata nel catalogo edito dalla galleria.

Il progetto del centenario 2026 si configura dunque come l’esito coerente di questo lungo percorso. La struttura diffusa tra più istituzioni, la costruzione per nuclei tematici e non per successione cronologica, l’attenzione al rapporto tra opera e spazio, così come il coinvolgimento attivo dello spettatore, derivano direttamente da quel dialogo prolungato con l’artista. Più che una celebrazione, il palinsesto assume così la forma di un dispositivo dinamico e aperto, capace di riattivare nel presente la logica sperimentale di Morellet. In questo senso, l’eredità della collaborazione non si limita a orientare il progetto: ne costituisce la condizione stessa di possibilità.

Tutti questi momenti confermano la continuità di questo legame, evidenziando come la galleria continui a interpretare e valorizzare l’opera di Morellet.

François Morellet_La porte s’envole, 2012_Neon blu, 261×138 cm_Museo d’Arte Contemporanea all’Aperto di Morterone, Morterone_Courtesy Museo d’Arte Contemporanea all’Aperto di Morterone, Morterone © Estate Morellet, Cholet
Foto Bruno Bani, Milano

CL: Il progetto italiano si sviluppa in parallelo con le celebrazioni promosse dal Centre Pompidou: che tipo di dialogo o coordinamento si è instaurato tra le due iniziative?

EI: I due progetti si sviluppano in modo indipendente, condividendo l’obiettivo di rendere omaggio a François Morellet nel centenario della sua nascita, contribuendo a consolidarne ulteriormente il riconoscimento internazionale.

Il programma promosso dal Centre Pompidou, realizzato in collaborazione con l’Estate Morellet, si configura come un’iniziativa diffusa sul territorio francese, articolata in numerose sedi espositive e istituzionali. Si tratta di un progetto ampio e capillare, pensato per restituire la pluralità dell’opera di Morellet attraverso una rete di interventi e mostre distribuite.

In questo quadro, il progetto italiano nasce parallelamente e in modo autonomo, ma trova la sua ragion d’essere nel rapporto privilegiato che Morellet ha intrattenuto con l’Italia nel corso della sua carriera. La presenza dell’artista nel contesto italiano dalle prime esposizioni fino a progetti più recenti ha reso naturale l’idea di costruire un programma specifico, sviluppato anch’esso in collaborazione con l’Estate Morellet e grazie al supporto fondamentale di Rachel Morellet, ma focalizzato su istituzioni italiane pubbliche e private che hanno avuto un ruolo significativo nella sua vicenda artistica o che risultano rappresentative del suo percorso.

Trait d’union tra i due programmi è rappresentato dalla partecipazione di Accademia di Francia a Roma –Villa Medici, che assume una funzione duplice: da un lato è parte del progetto francese in quanto istituzione dell’Accademia di Francia, dall’altro è coinvolta anche nel progetto italiano per la sua collocazione e attività in territorio italiano.

Nel complesso, il dialogo tra i due progetti non si traduce in una progettazione condivisa, ma in una coesistenza coerente: due programmi distinti che, a partire da una comune matrice – la collaborazione con l’Estate Morellet e la celebrazione del centenario – sviluppano percorsi autonomi e complementari, riflettendo da prospettive differenti la portata internazionale dell’opera dell’artista.

In occasione del progetto italiano verrà pubblicato un catalogo edito da Metilene, che raccoglie i saggi critici dei curatori delle sedi coinvolte, oltre alla documentazione fotografica delle installazioni nelle varie sedi, e verrà presentato durante il convegno che si terrà all’Università Vita e Salute San Raffaele a cura di Francesca Pola.

Veduta parziale della mostra Sguardi paralleli. Morellet Ballocco_Fondazione Ragghianti, Lucca, 2016
Courtesy Fondazione Centro Studi sull’Arte Licia e Carlo Ludovico Ragghianti, Lucca © Estate Morellet, Cholet_Foto Beatrice Speranza

CL: Guardando oggi al lavoro di Morellet, quale aspetto della sua ricerca vi sembra ancora capace di parlare al presente, e perché era importante riattivarlo proprio ora attraverso questo progetto?

EI: Guardando oggi al lavoro di François Morellet, l’aspetto che appare ancora fortemente capace di parlare al presente è la sua concezione dell’opera come sistema aperto e dispositivo di attivazione dello spazio e della percezione, più che come immagine chiusa e contemplativa.

La sua ricerca, fondata su regole rigorose e su sistemi predefiniti, non mira a produrre forme statiche, ma a generare situazioni dinamiche, instabili e in continua ridefinizione, in cui intervengono il caso, l’interferenza e la partecipazione dello spettatore. In questo senso, l’opera “si fa da sola” davanti a chi guarda, attivando un’esperienza che è al tempo stesso visiva, spaziale e mentale. Questa dimensione, che mette in crisi l’idea di immagine come rappresentazione, risulta oggi particolarmente attuale in un contesto in cui le coordinate dell’esperienza sono sempre più relazionali, fluide e de-materializzate.

Un altro elemento centrale è la capacità di Morellet di tenere insieme razionalità e libertà, sistema e deviazione: il rigore geometrico viene costantemente perturbato dall’introduzione del caso e dell’anomalia, generando una “razionalità allargata” che riflette in modo sorprendentemente attuale la complessità del presente. Le sue opere non offrono certezze, ma costruiscono condizioni di esperienza che invitano a mettere in discussione i meccanismi stessi della percezione e della conoscenza.

Riattivare oggi questa ricerca attraverso il progetto espositivo era importante proprio per questo: non come operazione celebrativa, ma come occasione per restituire la vitalità di un pensiero artistico che continua a interrogare il nostro rapporto con lo spazio, il tempo e la realtà. Il lavoro di Morellet, infatti, anticipa molte delle questioni centrali del contemporaneo – dalla dimensione sistemica a quella partecipativa – e offre ancora strumenti efficaci per leggere e abitare criticamente il presente.

Chiara Lorenzon
Chiara Lorenzon
Chiara Lorenzon, storica dell'arte, ha consolidato la sua expertise lavorando tra gallerie e case d'asta, dove ha affinato lo sguardo sulle dinamiche del mercato e sul rapporto tra opera d'arte e collezionista. Dal 2023 lavora con Collezione da Tiffany, focalizzandosi sull'analisi delle tendenze e sul mercato dell'arte contemporanea.

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