Farsettiarte e Renato Guttuso: a Cortina una mostra che attraversa oltre quarant’anni di pittura italiana.

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Ci sono artisti che raccontano la realtà così com’è e altri che riescono a trasformarla in qualcosa di universale. Renato Guttuso appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Le sue tele parlano di persone, oggetti, lavoro, città e vita quotidiana, ma lo fanno con un’intensità che ancora oggi continua a coinvolgere il pubblico.

Dall’1 agosto al 13 settembre 2026, la galleria Farsettiarte a Cortina d’Ampezzo dedica la sua mostra estiva a uno dei grandi maestri dell’arte italiana del Novecento. Renato Guttuso. Opere dal 1937 al 1980 è un percorso che attraversa oltre quarant’anni di carriera e restituisce tutta la ricchezza di una ricerca artistica in  continua evoluzione.

Renato Guttuso, Edicola, 1965

L’arte come racconto della realtà

Nato a Bagheria, in Sicilia, nel 1912, Renato Guttuso si trasferisce a Roma nei primi anni Trenta, entrando in contatto con gli artisti della Scuola Romana. Sono gli anni in cui sviluppa una pittura sempre più lontana dalle convenzioni del gusto ufficiale del regime fascista e sempre più vicina a una visione realista, capace di affrontare temi sociali e civili.

Gli incontri con figure come Giacomo Manzù e Renato Birolli, insieme all’ammirazione per Pablo Picasso, Gustave Courbet, Théodore Géricault e il primo Van Gogh, contribuiscono a definire un linguaggio personale, destinato a diventare uno dei più riconoscibili del Novecento italiano.

Dopo l’adesione al movimento di Corrente e, nel dopoguerra, al Fronte Nuovo delle Arti, Guttuso sviluppa una pittura che fonde l’impegno civile con una continua ricerca formale. Nel corso degli anni il suo stile evolve, passando dalle tensioni neocubiste a un realismo sempre più libero, immediato e lirico, senza mai perdere il legame con la vita quotidiana. 

Le opere in mostra: dal neocubismo alla piena maturità

Il percorso espositivo accompagna il pubblico attraverso alcune delle tappe più significative della produzione dell’artista.

Tra i capolavori del secondo dopoguerra spicca Forchetta, bicchiere e tenaglia (1946), una natura morta in cui semplici oggetti domestici diventano protagonisti assoluti della composizione. Il piano inclinato, i colori accesi e la costruzione geometrica rivelano l’influenza del neocubismo, ma anche la volontà di dare dignità artistica agli oggetti della vita di tutti i giorni.

Con La grande lavandaia (1947), invece, Guttuso concentra l’attenzione sul lavoro umano. La figura femminile, sintetica ma potentissima, trasmette fatica, movimento e forza attraverso pochi elementi essenziali. È un’immagine che racconta la quotidianità con profonda partecipazione, trasformando un gesto comune in un simbolo universale.

Di grande fascino è anche Interno con stufa (1948), dove un ambiente domestico diventa una costruzione rigorosa di volumi e colori. La grande stufa al centro della scena domina lo spazio, mentre il tavolo inclinato e gli oggetti disposti in primo piano coinvolgono direttamente l’osservatore, creando una composizione dinamica e sorprendentemente moderna.

Renato Guttuso, Inteno con stufa, 1948

Gli anni Cinquanta e Sessanta: una pittura più libera

Negli anni successivi il linguaggio di Guttuso si fa sempre più sciolto e spontaneo. Le pennellate diventano rapide, la materia pittorica più ricca e i colori acquistano una nuova energia.

Lo dimostra Natura morta (Cestello e libri) del 1959, dove libri e oggetti sembrano quasi perdere il loro equilibrio, animati da una composizione vibrante e da una pittura ormai completamente emancipata dalle rigidità degli anni precedenti.

Con Damigiana e case (1961) emerge invece una piena maturità espressiva. L’opera sintetizza le diverse esperienze artistiche dell’autore: la solidità volumetrica degli oggetti convive con la libertà della pennellata e con le suggestioni neocubiste, dando vita a un’immagine equilibrata e intensamente poetica.

Renato Guttuso, Damigiana e case, 1961

Chiude idealmente questo percorso Edicola (1965), scelta come immagine simbolo della mostra. Giornali, fogli e manifesti si trasformano in una trama quasi astratta di forme e colori, capace però di mantenere un forte legame con la realtà urbana. È una tela che racconta il movimento della città, il continuo fluire delle notizie e l’energia della vita contemporanea, dimostrando quanto Guttuso fosse capace di trasformare un soggetto ordinario in una composizione di grande intensità visiva.

Un omaggio a uno dei grandi maestri del Novecento

La mostra allestita negli spazi di Farsettiarte rappresenta un’occasione preziosa per riscoprire la complessità di Renato Guttuso. Lontano dagli stereotipi che spesso accompagnano il suo nome, il percorso mette in luce un artista in continua evoluzione, capace di rinnovare il proprio linguaggio senza mai perdere la centralità della figura umana, degli oggetti quotidiani e della realtà che lo circondava.

Attraverso nature morte, interni domestici e scene di vita comune emerge una pittura che continua a parlare anche al pubblico contemporaneo, grazie alla sua immediatezza e alla sua straordinaria forza narrativa.

Perché visitare la mostra

Visitare “Renato Guttuso. Opere dal 1937 al 1980” significa attraversare oltre quattro decenni di storia dell’arte italiana seguendo il percorso di uno dei suoi interpreti più autorevoli. La selezione delle opere permette di cogliere l’evoluzione dello stile dell’artista, dalle sperimentazioni neocubiste alla piena maturità del suo realismo, offrendo al tempo stesso una lettura accessibile anche a chi si avvicina per la prima volta alla sua pittura. A rendere l’esperienza ancora più piacevole contribuisce la sede di Farsettiarte, nel cuore di Cortina d’Ampezzo: una tappa ideale per chi desidera coniugare cultura e passione per la montagna.

Chiara De Bernardi
Chiara De Bernardi
Chiara De Bernardi ha studiato Comunicazione e Didattica dell'Arte all'Accademia di Belle Arti di Brera e si è laureata in Arte, Valorizzazione e Mercato allo IULM di Milano. Dal 2023 lavora come Gallery Assistant presso una galleria d'arte contemporanea.

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